
Mostra fotografica
di Pierilario Benedetto
Presentazione di Carola Benedetto
Testo critico di Monica Mantelli
La mostra Natività nei Sacri Monte del Piemonte racconta la poesia attraverso i volti delle statue che da secoli attendono i pellegrini lungo le vie ascendenti della penitenza e della preghiera. Sono i bambini, pronti a raggiungere il mondo, siano essi la giovane Maria o il bambino di Nazaret.
Sono i visi delle donne, madri o Vergini, i cui occhi non possono fare altro che donare la propria dolcezza ultima ad un figlio, Gesù, destinato alla Sofferenza più grande.
Sono i volti dei Cherubini, anch’essi bambini, che giocano, suonano e cantano l’ebbrezza spensierata di un paradiso già raggiunto.
Pier Ilario Benedetto ha realizzato, per questa seconda mostra alla Chiesa dei Batù di Pecetto T.se, all’interno della Rassegna White Bubbles, 22 fotografie in bianco e nero in formato 60×70.
Dopo lo studio sul linguaggio della Luce nell’architettura di Bernardo di Chiaravalle e di Bernardo Vittone, durato quasi 10 anni e conclusosi nel 2003 con la realizzazione del libro e della mostra “LA LUCE HA MANI E PIEDI”, con Natività nei Sacri Monte del Piemonte, il fotografo torna ad affrontare una tematica a lui cara: l’architettura sacra.
Pier Ilario è architetto e, nel 1996, con il patrocinio della F.I.A.F. del Piemonte e dell’U.N.E.S.C.O. cura la mostra Spazi del Barocco. “Il Barocco Minore in Piemonte” esposta, dopo Torino, in Europa ed Argentina. Le sue fotografie divengono poi una mostra successiva dal titolo “Il Linguaggio dell’Architettura Barocca di Bernardo Antonio Vittone”. Nel 1997 espone la mostra “Il Linguaggio dell’Architettura Romanica fra Cluny e Citeaux” e nel 1998 quella su “Torino, Capitale del Liberty”.
Nel 2003 le sue ricerche fotografiche vengono raccolte nel volume d’arte “La Luce ha Mani e Piedi” di Carola Benedetto (Editrice Artistica Piemontese), realizzato con il contributo della Regione Piemonte e distribuito in Italia, Germania e USA. Le sue immagini diventano poi una straordinaria mostra fra la fotografia e il verso poetico nel centro culturale “Maison Musique” di Rivoli (TO), curata da Monica Mantelli. Nel 2005 realizza un prezioso reportage in bianco e nero sulle città italiane del Mediterraneo che diventa parte del “cineteatro” Lluvia Fina, realizzato dal Gruppo del Cerchio e scelto dal Centro Unesco di Torino per aprire i lavori, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, del VI Forum Internazionale delle Donne del Mediterraneo.
Testo di presentazione alla mostra di Carola Benedetto
“A partire dal IV secolo, per devozione e per penitenza, i cristiani iniziano a compiere pellegrinaggi verso la Terra Santa dove il Cristianesimo è iniziato e dove si trovano i luoghi testimoni della Nascita, Vita, Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo.
A causa del rafforzamento della potenza turca il pellegrinaggio verso Gerusalemme si trasforma presto però in un’impresa pericolosa e costosa così, per mantenere vivo il senso della peregrinatio, si introducono alcune pratiche sostitutive che permettono al devoto di guadagnare un’indulgenza pari a quella che avrebbe ottenuto andando in Terra Santa, ma senza rischi per la propria incolumità e senza spese eccessivamente gravose.
Gerusalemme è sostituita dai santuari, soprattutto se collegati a qualche forma di religiosa pietà, ma l’ideale è rappresentato da quei luoghi che intrecciano legami con la Terra Santa evocando al pellegrino la Santa Gerusalemme Celeste.
Fra la fine del 1400 e l’inizio del 1500 alcuni frati dell’Ordine dei Minori di San Francesco decidono di ricostruire fedelmente i Luoghi Santi di Palestina: in Piemonte nasce la Nuova Gerusalemme di Varallo Sesia verso cui inizia un crescente flusso di pellegrinaggi.
Dopo il Concilio di Trento in Piemonte sorgono altre vie devozionali in cui il percorso simbolico è dedicato ora ai Misteri del Santo Rosario, ora alla rappresentazione della Vita e della Passione di Cristo, ora alla vita e ai miracoli di San Francesco, ora ancora alla vita della Vergine o alle tappe della Via Crucis. Nascono i Sacri Monti di Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo.
Questi nuovi complessi religiosi vengono costruiti in luoghi già riconosciuti come mete devozionali: sono ex santuari o, a volte, resti di antichi edifici cultuali pagani, appoggiati sulle montagne, vie privilegiate per guidare l’animo umano verso l’alto, nella quiete dell’abbraccio mistico con il divino.
Nel 2003 l’Unesco ha inserito questi Sacri Monti nella lista dei beni culturali Patrimonio dell’Umanità.
Il fascino di questi luoghi dove il cuore si allarga in un silenzio “che non è fatto per tacere ma per ascoltare”, come si legge nel Sacro Monte di Domodossola, ha aperto alla sua fotografia un nuovo viaggio: l’umana esistenza resa straordinaria e qualitativamente eccezionale nell’incontro con il divino. Raramente si vedono lineamenti tanto delicati, sorrisi così dolci e mani tanto gentili come nelle statue dei Sacri Monti del Piemonte

Piera Genta








