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Museo Eno Gastronomico in Solopaca

Il menu del Cenone di fine anno 1933/34 a bordo del piroscafo Esperia

Nei corridoi espositivi del MEG, Museo Eno Gastronomico in Solopaca, in una bacheca fa bella mostra di se un menù risalente all’anno 1933.

Ormai il capodanno è alle porte e la curiosità ci ha spinto ad analizzare bene il contenuto del testo del pranzo di fine anno.

La prima cosa che ci ha colpiti e che il cenone di fine anno 1933/34 si svolgeva a bordo di una nave, e precisamente il Piroscafo Esperia.

Tutto avremmo immaginato tranne che attorno a questo semplice, ma raffinato, menù ci fosse stata una storia incredibilmente affascinante.

La nave venne commissionata dalla SITMAR nel 1914 nei cantieri navali di Riva Trigoso (GE). A causa della prima guerra mondiale i lavori vennero ultimati nel porto di Genova solo nel 1919.

L’Esperia entrò in servizio sulla tratta fra Italia e Alessandria d’Egitto dove si distinse e si affermò subito come la più lussuosa e veloce di questa linea. L’Esperia era una turbonave a due eliche della stazza lorda di 11.398 tonnellate lunga 160 metri e larga quasi 19, dalla sua silhouette snella ed elegante emergevano due fumaioli ellittici.

Il suo apparato motore disponeva di oltre 19.000 HP di potenza, che le consentivano una velocità di 21 nodi. Disponeva di 179 posti in prima classe (di cui 59 in cabine di lusso) 118 di seconda e 56 di terza.

L’arredamento della prima classe era quanto di più lussuoso si potesse pensare per un albergo: grandi tappeti su misura, mobili e tende dal design raffinato e servizi di alta qualità. Passò al Lloyd Triestino nel 1932 e 5 anni dopo all’Adriatica di Venezia.

Dall’agosto del 1939 al marzo del 1941 subì una serie di requisizioni da parte dei vari ministeri e, pur non iscritta, entrò a far parte del naviglio ausiliario per il trasporto di truppe in Africa Settentrionale Italiana (Libia).

Qui ci fermiamo un po’ per descrivervi il menu del capodanno 1933/1934 a bordo del Piroscafo Esperia; menu scritto sia in Italiano sia in francese: AUGURI DI BUON CAPODANNO – PRANZO – Uova di Sterlet del Volga con Blinis – Cappelletti in brodo ristretto – Vellutata di pollo Maria Luisa – Filetti di Sogliole Capriccio – Cappone del Mans con Perle di Perigord – Scaloppine d’agnello Clarence – Crema di Piselli – Sorbetto al Chequot rosato – Nido di quaglie all’uva – Insalata d’indivia e sedani – Asparagi bianchi al burro d’Isigny – Spumone Mussolina – Pesche Gabriella – Delizie di dama – Frutta di Stagione - Caffè. BONNE ANNE’E – DINER – Oeufs de Sterlet du Volga aux Blinis – Consomme double aux cappelletti – Veloutine de volaille Marie Louise – Zephir de filets de Soles Caprice – Chapon du Mans aux perles du Porigird – Mignonettes d’agneau Clarence – Crème de petits pois – Sorbet au Cliequot rosè – Nid de Cailles au Raisin – Salade d’endives et celens – Asperges bblanches au beurre d’Isigny – Parlait Mousseline – Pesches Gabrielle – Corbeilles de Friandises – Fruits de Season – Cafè.

Il destino del Piroscafo Esperia era segnato, purtroppo, dalla seconda Guerra mondiale. L’equipaggio dell’Esperia si rese conto ben presto di quanto la guerra avesse reso insidiose le rotte per il Nord Africa.

Una buona parte di quanto era stato caricato nei porti italiani non giunse mai a destinazione per affondamento del naviglio. Partita da Napoli verso Tripoli mercoledì 25 giugno 1941, al comando del capitano Emanuele Stagnaro, l’Esperia verso le ore 20.20 venne attaccata da una formazione aerea nemica che fu messa in fuga dalla difesa antiarea delle navi di scorta.

Alle ore 21.40 il convoglio fu nuovamente attaccato con bombe e siluri. Un siluro fu evitato con una pronta manovra di accostata, ma raffiche di mitragliatrice colpirono la nave e nell’attacco perirono un sottufficiale italiano e due tedeschi, vi furono anche 17 feriti leggeri nell’equipaggio.

Lunedì 30 giugno 1941 alle ore 9.15, mentre la nostra nave si trovava nel porto di Tripoli, dalla foschia del porto sbucarono quattro trimotori nemici che sganciarono un gran numero di bombe, quattro di esse colpirono l’Esperia tra i due fumaioli in prossimità della sala musica. Le esplosioni, oltre alla distruzione, provocarono un incendio spento dal personale di bordo.

La sua sorte ormai sembrava appesa a un filo. La notte del 19 agosto 1941 salpò dal porto di Napoli in direzione Tripoli, con a bordo reparti della 101ª Divisione motorizzata Trieste. L’equipaggio era composto da 158 civili, 46 militari addetti alla segnalazione ed alle artiglierie di bordo e da 978 soldati, per un totale di 1.182 persone. Il convoglio era composto dai piroscafi Marco Polo, Esperia e dalle motonavi Neptunia e Oceania, a bordo di esse vi erano anche truppe tedesche.

La rotta passava a occidente di Malta quindi nel canale di Sicilia, Pantelleria e isole Kerkennah. Scortavano il convoglio i cacciatorpediniere Vivaldi, Gioberti, Da Recco e Oriani a cui si aggiunsero più avanti Maestrale, Grecale e Scirocco e la torpediniera Dezza. Dopo 2 attacchi andati a vuoto ….La mattina di mercoledì 20 agosto 1941, il tempo era stupendo: cielo limpido e terso, leggera brezza, mare quasi calmo, visibilità ottima ma il personale di servizio era all’erta, i militari trasportati indossavano il giubbetto di salvataggio.
Verso le ore 10.00, avvistato il faro del porto di Tripoli, si cessò la navigazione a zig zag, il convoglio procedeva alla velocità di 17 nodi…… tre sommergibili erano in agguato non distanti dalla costa africana.

Uno di questi l’Unique riuscì ad eludere la vigilanza delle unità di scorta e, senza farsi minimamente notare, si portò a breve distanza dal piroscafo Esperia. Alle ore 10.20 il convoglio era a sole 11- 12 miglia dalla costa africana quando il sommergibile inglese Inique lanciò contro l’Esperia tre siluri in pochi istanti. Le tremende esplosioni interruppero tutte le comunicazioni, compreso l’avvisatore di incendio, isolando completamente il ponte di comando; la nave sbandò a sinistra. A causa della notevole inclinazione dello scafo (circa 40°) non tutte le lance poterono essere utilizzate. Alcuni militari si gettarono sulle lance di salvataggio prima che fossero ammainate, che, a causa dell’eccessivo peso, si sfasciarono o si ruppero i paranchi, scaraventando gli occupanti in mare. Chi era in acqua si aggrappava disperatamente alle lance che sovraccariche si rovesciarono. Dopo pochissimi minuti, alle ore 10.30 circa il bel piroscafo, fiore all’occhiello della flotta italiana, cola a picco. Grazie all’opera di soccorso prestata da alcune navi di scorta furono salvati 1.139 uomini, ne perirono 43.

Un’altra storia interessante, mentre il Piroscafo Esperia affondava è “emersa” tra i libri impolverati del MEG: “Nel 1940 il comandante Emanuele Stagnaro salvò 1.500 ebrei grazie al Piroscafo Esperia, disubbidendo agli ordini di rientrare nel porto di Napoli impartitigli dal comando militare italiano e conducendo in salvo, in Inghilterra i 1.500 ebrei che se fossero rientrati in Italia sarebbero stati arrestati e deportati dai tedeschi. Una storia interessante venuta alla luce grazie ad un semplice menù di un capodanno di tanti anni fa.