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Museo Eno Gastronomico in Solopaca

"Elettricità in Agricoltura" manuale didattico pubblicato nel 1934

Con solo due lire, nel 1934, era possibile acquistare un testo scolastico edito dalla “Biblioteca per l’insegnamento agrario professionale”diretta dall’On. Prof. Giuseppe Tassinari e scritto dall’Ing. Pietro Studiati in collaborazione con la “Federazione Italiana dei Consorzi Agrari – Piacenza”.

Il volume, esposto presso il Museo Eno Gastronomico di Solopaca, tratta di un argomento molto interessante: della “Elettricità in Agricoltura”.

Il manuale didattico: “L’elettricità in Agricoltura”, esordisce con una accurata spiegazione di cosa è l’energia elettrica e quali potevano essere le sue applicazioni pratiche soprattutto in agricoltura.

La corrente elettrica, che fino a qualche tempo prima sembrava doversi limitare, nel campo agricolo, all’innalzamento delle acque e a qualche tentativo di lavorazione del terreno, entrò anche nel campo della zootecnia, della genetica ecc.

Una dotta spiegazione è fatta sulla produzione dell’energia elettrica, gli apparecchi più antichi di produzione di energia elettrica sono le pile: le quali sono fondate sul fatto che quando s’immergono certe coppie di corpi (come ad esempio una lastra di rame e una lastra di zinco o un bastone di carbone) in un liquido capace di provocare delle reazioni chimiche (per esempio l’acqua acidulata), si ha per resultato la produzione di una corrente elettrica. I due corpi immersi nella soluzione costituiscono ciò che dicesi una coppia di poli e cioè un polo negativo (-) e un polo positivo (+).

Un’illustrazione grafica, molto elementare, ma siamo nel 1934, illustra una centrale idroelettrica nella quale l’energia meccanica dell’acqua che cade dall’alto in una tubazione, si trasforma in energia elettrica attraverso la dinamo. Più avanti nel libro si parla di aratura e trebbiatura elettrica, operazioni che venivano effettuate dalla “Società bonifiche sarde” e dalla “Società meridionale di elettricità”.

Un capitolo è dedicato ai vari organi dell’aratura a trazione funicolare azionata da motore elettrico e all’aratro a bilanciere. L’elettricità come forza motrice per la trebbiatura, per i molini, per i frantoi, come sorgente di calore. L’elettricità nelle sue applicazioni zootecniche, applicata alla genetica e nella fabbricazione di concimi.

Dopo aver informato gli agricoltori sull’utilizzo dell’energia elettrica, il libro si conclude con una considerazione dal gusto un po’ patriottico in riferimento ai grandi scienziati italiani che avevano incatenato e asservito il “fluido prodigioso” . T

ra il 1780 e il 1790 Luigi Galvani, professore di anatomia nella R. Università di Bologna, scoprì e studiò le contrazioni che produceva l’elettricità nei muscoli degli animali, e gettò le prime basi, accoppiando due metalli, della scoperta della pila.

Alessandro Volta di Como continuò e sviluppo questi studi, costruì le prime pile elettriche, ottenendo così una corrente continua capace di decomporre l’acqua; inoltre aprì il campo alle infinite future conquiste della elettricità. In seguito, quando l’utilizzazione industriale della elettricità muoveva a stento i primi passi, fu il giovanissimo Antonio Pacinotti, poi professore all’Università di Pisa, che con l’invenzione dell’anello che porta il suo nome, stabilì il fondamento di tutte le macchine dinamo-elettriche moderne.

Più tardi ancora fu Galileo Ferraris di Livorno Vercellese che dette al mondo, con la invenzione del campo ruotante, quei motori asincroni che costituiscono i tre quarti degli infiniti motori elettrici oggi in funzione. Tanto il Pacinotti come il Ferraris avrebbero potuto diventare miliardari; morirono poveri, contenti di aver donato all’umanità un nuovo mezzo di lavoro e di progresso. Anche ad un altro italiano, Antonio Meucci, accadde lo stesso: scoprì il telefono, ne divulgò incautamente la descrizione, e i denari e la gloria andarono all’americano Graham Bell!

La lista dei grandi elettricisti ed elettrotecnici italiani non è finita. Toccava a Guglielmo Marconi, discepolo dell’illustre fisico Augusto Righi, sviluppare e applicare prodigiosamente alcune teorie e alcune nozioni sulla trasmissione dell’energia elettrica attraverso gli spazi (fondamentale l’invenzione del Coherer, dovuta ad un italiano, Temistocle Calzecchi-Onesti) che rano restate nell’ambito dei laboratori: toccava a questo italiano fare della telegrafia senza fili uno degli strumenti meravigliosi di progresso e di civiltà. Gli agricoltori non dimentichino questi nomi.

Mentre le motoaratrici fendono la terra dei loro campi, mentre le pompe sollevano l’acqua che li impaludava, mentre il canto delle trebbiatrici allieta le aie assolate, pensino qualche volta a coloro, che, chiusi nei laboratori e curvi sui libri, hanno dato, per creare o migliorare quelle macchine, il fiore del loro ingegno e il meglio della loro vita.

Oggi parlare di elettricità è diventato difficile, si pensi all’inquinamento dovuto proprio alla produzione del “prezioso fluido” come raccontavano nel 1934; oggi si pensa alla produzione di energie verdi e alternative, il futuro è nelle biomasse. Il sole il vento e l’acqua, temi ricorrenti per la produzione d’energia, dovranno sempre più essere sfruttati con tecniche nuove e non inquinanti, anche per la lavorazione dei campi.

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