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Contaminazioni d’artista:

l’arte del telaio di Silvia Beccaria incontra l’estro in cucina di Nicola Batavia, chef del Birichin di Torino

Inaugurerà il prossimo 5 maggio l’esposizione dell’artista torinese Silvia Beccaria presso il Ristorante stella Michelin il “Birichin” di Torino, che vedrà vivere nelle sale del locale nuove installazioni create appositamente per raccontare attraverso l’arte del telaio il lavoro dello chef Nicola Batavia e dare vita a una commistione tra fiber e food art.

Silvia Beccaria presenterà infatti la serie composta da “Le trame del cuoco”; “Bati i cuvercc (Batti i coperchi)” , “Brut ma bôn” , “Il Muro di Pachino” e, a fianco a queste opere, il divertissment “Topo – lino” .

La prima, “Le trame del cuoco” è una metafora tradotta in un quadro in lino e cotone in cui Silvia Beccaria ha tessuto, come se fossero filati, inserti di articoli e recensioni di giornali che parlano o hanno parlato negli ultimi anni della cucina dello chef Batavia;trame dunque intese nel senso di struttura del tessuto ma anche di racconto e narrazione di una vita e di una professione, quella del cuoco, sulla quale ultimamente giornalisti e critici stanno riversando fiumi d’inchiostro, ma che ha alla base , essenzialmente, una grande passione per la creatività: elemento che la accomuna al lavoro della fiber artist.

“Batti i coperchi” è invece un’opera più concettuale, ma sempre altamente evocativa del mondo della ristorazione, grazie ad una tessitura di coloratissime posate in plastica : forchette e cucchiai sono infatti gli “strumenti” grazie ai quali il cliente – spettatore assimila l’opera d’arte creata dallo chef, cioè il piatto stesso. Ma “battere i coperchi” in dialetto piemontese significa anche essere matti, fare delle cose pazze: “Come ad esempio – spiega l’artista - tessere utilizzando suppellettili da tavola anziché i classici filati. C’è una componente autoironica in questa mia opera. Sono infatti consapevole di stupire e a volte interdire il pubblico proprio per la mia continua ricerca e utilizzo di materiali ‘altri’ per realizzare i miei lavori. La parola ‘coperchi’, poi, richiama le pentole e quindi rimanda immediatamente al lavoro in cucina”.

“Brut ma bôn” è invece un’installazione su tre pannelli ottenuta tessendo una trama di pasta di Gragnano e lana su un ordito de cotone. Un’opera di food art, nella quale il cibo

è parte integrante e necessaria del lavoro. Il rimando al food è immediato, ma c’è anche un livello di lettura più profondo: questa pasta, così come i filati di Silvia, a prima vista può sembrare non raffinata, mentre invece entrambi i prodotti sono il frutto di un’esecuzione sapiente, di una tecnica di manualità antichissima portatrice di saperi e di valori culturali.

Con “Il muro di Pachino” si realizza concretamente l’incontro tra tessitura e cucina: l’opera è infatti realizzata in lino e cotone , insieme ai quali sono state intessute sfoglie di pomodori pachino essiccati, preparati da Nicola Batavia:la manualità della fiber artist incontra quella dello chef, per realizzare insieme un’installazione che risulta essere la sintesi e il dialogo di due antichissimi mondi.

Per “Topo – lino” Silvia ha invece abbandonato i riferimenti al mondo del food, per creare un abito – scultura con carta di fumetto (le pagine di “Topolino”, appunto), cotone e lino.

“In realtà – racconta Silvia Beccaria – mi sono ispirata anche alla figura stessa di Nicola Batavia, al suo modo di fare scanzonato e spiazzante al tempo stesso, a certe sue espressioni,

ai coloratissimi pantaloni da cartoon che usa per lavorare in cucina, insomma alla sua personalità naïf”. Ecco che quindi dalle strisce della gorgiera e della tunica vediamo spuntare Topolino, Paperino & c., quasi a ricordarci l’estro e la fantasia che guidano ogni forma di espressione artistica

In esposizione dal 5 maggio fino al 30 giugno 2008 presso il ristorante l’Birichin, via Monti 16/a, Torino

tel. 011 65 74 57 www.birichin.it