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A scuola di Tartufo

Un gruppo di operatori marchigiani ad Aquitaine all'Universita' del tartufo

“Lo conosci ma non sai definirlo. Lo percepisci ma non riesci ad assaporarlo, lo avvicini ma non ne percepisci l’anima… Il tartufo bianco è essenzialmente profumo e, solo dopo, anche gusto”.

E’ con queste parole che Carlo Cracco, uno degli chef più noti e creativi in circolazione, definisce il prezioso tubero nel suo libro “L’Utopia del Tartufo Bianco”. Prezioso, amato, talvolta non compreso: il tartufo a tavola è una sorta di leggenda (e non a caso il Gal Piceno e il Gal Montefeltro stanno per pubblicare una raccolta di leggende che vedono il tartufo protagonista) ma anche un importante business per chi opera nel settore.

E tra le zone più vocate alla produzione di questa delizia, grande rilevanza hanno le Marche e, in particolare, i territori compresi in due Gal: Piceno e Montefeltro.

“La rilevanza sociale, economica e anche culturale del tartufo nel nostro territorio è fuori discussione – spiega Italo Grilli, Presidente del Gal Montefeltro – Basti pensare che solo nel triangolo compreso tra Acqualagna, Sant’Angelo in Vado e Sant’Agata Feltria il giro di affari stimato è di circa 168 milioni di euro annui con una produzione di 1200 quintali l’anno e, caso unico al mondo, con ben quattro diverse varietà di tartufo”.

E intorno a questo tesoro della terra ruota un indotto di notevoli proporzioni. Dall’industria della trasformazione al commercio puro e semplice, dal turismo al mercato dei cani (basti pensare che buon cane da tartufo arriva tranquillamente a superare i 5.000 euro di costo).

E i due Gal hanno ben recepito l’importanza del tartufo per i propri territori. Al punto di attivare una serie di iniziative congiunte che li vedranno protagonisti nei prossimi mesi. Tra queste anche la stimolante idea di portare il tartufo sui banchi di scuola.

“Spesso si hanno idee piuttosto confuse sul tartufo – sottolinea Domenico Gentili, Presidente del Gal Piceno – Proprio per questo abbiamo scelto una piazza importante come Roma dove, nei primi mesi del 2009, organizzeremo delle lezioni presso alcuni istituti alberghieri. Ci piace l’idea di formare le nuove leve all’arte di un prodotto ricco di storia e di fascino”.

Ma intanto, proprio dai due Gal, è partita in questi giorni una nutrita delegazione alla volta di Aquitaine per quello che potremmo definire un master sul tartufo. Tutta una serie di incontri con gli esperti francesi per confrontarsi sulle tecniche di coltivazione, le possibilità di sviluppo, il sistema delle quotazioni, la possibilità di una federazione di produttori e molti altri argomenti. Tra questi certamente anche un approfondimento sulla clonazione dei tartufi che in questi giornmi ha occupato parecchio spazio sui media.

“Ma quelli dei nostri territori – garantiscono i due Presidenti – sono assolutamente genuini, oltre che di qualità eccellente. Anche per questo la nostra speranza è che molti Italiani decidano di arricchire i loro pranzi natalizi con del tartufo. In grado di esaltare molte pietanze e che rappresenta un fiore all’occhiello del nostro made in Italy”.

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