In occasione della decima edizione di Degustivina, appuntamento dedicato alla viticoltura siciliana del novembre scorso, singolare é stato il confronto/degustazione per scoprire le molteplici attitudini del Nero d’Avola in purezza provenienti da differenti situazioni territoriali con microclimi e metodi di coltivazione altrettanto diversi.
Il Nero d’Avola é l’espressione più vera della Sicilia vinicola. Vitigno autoctono a bacca nera elencato come Calabrese nel Registro nazionale delle varietà di vite, non per la sua presunta origine di quella regione ma perchè sembrerebbe derivare dall’erronea traduzione del dialetto siciliano “calaurisi”, risultante dall’unione delle parole “calea” ovvero uva e “aulisi”, proveniente da Avola, borgo della provincia di Siracusa. Altri esperti dicono che il nome derivi dall’antica Casata dei Calabrese originaria di Modica e che estendeva i suoi terreni dalla città della Contea sino ad Avola e che ne aveva curato la coltivazione in via quasi esclusiva.
Fu importato dai Greci durante la loro presenza nell’isola e piantato nella zona dei Giardini Naxos, i Romani hanno poi proseguito con la diffusione. Ne parla per primo Francesco Cupani, abbate francescano, importante botanico, il quale ha redatto nel 1696, la prima classificazione delle uve che si coltivavano in Sicilia. Diverse centinaia d’anni fa é stato selezionato dai viticoltori di Avola e si è diffuso nei comuni di Noto (Sr), nel ragusano, nel calatino e, recentemente, in tutta la Sicilia.
Alla fine dell’800 i vini rossi da uve Nero d’Avola, provenienti dal territorio siracusano e, in particolare, da Pachino, erano molto richiesti e apprezzati dai Francesi, che li usavano per dare colore e corposità ai loro vini. Porto di partenza Marzameni, delizioso borgo marinaro affacciato al Mar Jonio vicino a Pachino.
A partire dagli anni ‘70 del secolo scorso inizia una seria sperimentazione su questo vitigno condotta da Istituti pubblici e da aziende private che ha portato alla nascita del Duca Enrico 1984, capolavoro dell’enologo Franco Giacosa. Con questo vino rosso della Duca di Salaparuta, allora azienda pubblica, si inizia a parlare anche di basse rese per ettaro per una varietà di sua natura molto vigorosa, di diversi sistemi di allevamento e di metodi di affinamento con l’uso della barrique.
Oggi il Nero d’Avola è diffuso in tutta la Sicilia, é la prima varietà a bacca nera coltivata con circa 18mila ettari e rappresenta il 15% dell’intera superficie vitata dell’isola. La superficie coltivata a vite in Sicilia (118.000 ettari) rappresenta il 17% del totale nazionale: l’80% di tale superficie è presente nelle province di Trapani (57,5%), Agrigento (17,9%) e Palermo (13,7%), mentre la dislocazione dei vigneti è per il 65% in collina, il 30% in pianura e per il restante 5% in montagna. Si ha una netta prevalenza della coltivazione delle varietà a bacca bianca (65%) su quelle a bacca rossa (35%).
Nove etichette presentate, suddivise nelle tre aree, la degustazione é stata condotta da Riccardo Viscardi e Massimo Lanza del Gambero Rosso e da Nino Aiello, governatore Slow Food Sicilia.
Sicilia orientale: la zona più calda dell’isola. Per adattarsi a queste condizioni climatiche si predilige la forma di allevamento ad alberello. I vini provenienti da questa zona hanno maggiore raffinatezza con sentori di frutta secca.
Nerobaronj 2006 – Azienda Gulfi di Chiaromonte
Nero d’Avola in purezza proveniente da vigneti coltivati ad alberello molto bassi senza irrigazione che si trovano nella contrada Baroni a poca distanza da Pachino, una delle contrade più antiche e rinomate per la coltivazione del Nero d’Avola, nella zona estrema della Sicilia sud-orientale a 50 metri di altitudine.
Terreni bianchi molto alcalini che danno vini che si sviluppano sotto l’aspetto olfattivo rispetto a quello della potenza con una buona acidità di base.
Si presenta con originali caratteristiche organolettiche. Di colore rosso rubino brillante, grandi concentrazioni di note floreali, garofano e fiori a petalo rosso, sentori di frutti rossi (marasca e ciliegia). Viene affinato 24 mesi tra barriques e tonneaux. Prodotto solamente in 6000 bottiglie.
Santa Cecilia 2007 Planeta
Dal 2003 viene prodotto in purezza rinunciando all’apporto dello Syrah ed utilizzando solo i vigneti situati in contrata Buonivini presso Noto. I terreni sono molto calcarei, allevamento a spalliera, prodotto in 105 mila bottiglie, affinamento 12 mesi in barrique.
Rubino brillante, sentori di frutta rossa matura, marasca e prugna. Ampio l’apporto del legno, si sente il cioccolato, vaniglia e liquirizia. Si avverte una dolcezza all’entrata in bocca, una notevole ricchezza di estratti ed una ottima acidità di sostegno.
Saia 2007 – Feudo Maccari
Una delle tenute di Antonio Moretti in Val di Noto. Il nome prende origine dai canali di irrigazione costruiti dagli arabi per raccogliere l’acqua pluviale.
Vigneto al alberello di cui se ne producono 47 mila bottiglie, affinamento in barrique.
Colore rubino profondo e luminoso con brillanti riflessi violacei. Al naso si sente il legno fine, un legno di grande livello che nel corso degli anni verrà completamente assorbito; sentori di frutta rossa, una nota balsamica quasi resinosa non aggressiva che si aggiunge a quello della viola candita. In bocca l’attacco è elegante, il tannino é setoso, fine. Bella acidità, nel finale ritorna il frutto maturo.
Fine prima parte

Piera Genta








