La crisi, anche se non ai livelli delle quattro ruote, c’é e nessuno la nasconde: molte moto restano invendute e ciò sta influenzando non poco le strategie a lungo termine di chi le produce. Ma qual è la soluzione per tornare ai tempi migliori? Nel Web tutti giustamente provano a dire la loro e a tal proposito mi piace segnalare un articolo presente in Motocorse.com.
Personalmente trovo che quanto scritto dall’articolista sia particolarlmente assennato per la fase iniziale della ripresa. Io aggiungerei la buona volontà degli assicuratori: quanti non affiancano scooter o moto o entrambi all’auto solo perché due o tre assicurazioni sono troppe? Perché, con la guida esclusiva, non permettere che l’assicurazione sia nominativa e non legata al mezzo guidato visto che comunque l’altro veicolo dovrebbe obbligatoriamente restare parcheggiato? Forse l’automobilista diventerebbe anche uno scooterista o quest’ultimo si doterebbe anche di una moto. Potrebbe anche capitare che il centauro pistaiolo più incallito, si conceda il relax metropolitano che solo lo scooter riesce a dare nel traffico.
Ok, ci sono caduto anch’io ma… vi sembra così campata in aria la mia proposta? Di seguito la parte introduttiva di quanto presente nel sito citato:
“In questi tempi di vacche magre, di crisi più o meno annunciate, di borse che scendono in picchiata e riducono in braghe di tela miglia di investitori, non sembra certo prospettarsi all’orizzonte niente di buono; almeno nell’immediato futuro. Pessimismo, disfattismo, recessione. Termini che rieccheggiano nei titoli dei giornali e in televisione, insomma ovunque.
Si cercano soluzioni, si tenta di prevedere quanto la crisi durerà. Politici, illustri docenti universitari ed esperti di economia ci descrivono ogni santo giorno il loro “economic” pensiero: li troviamo ospiti in trasmissioni radiofoniche mentre vengono intervistati, li troviamo nei salotti televisivi: sono dappertutto. Si smentiscono a vicenda, si criticano, si sbugiardano l’un l’altro ed un minuto dopo vanno di nuovo a braccetto…”
Per continuare la lettura, basterà cliccare il link correlato. Ciao, Luigi

Luigi Perillo








