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L'ossigeno in alta quota

Quando saliamo di quota il nostro corpo reagisce in maniera graduata alla nuova quota altimetrica. Ma per raggiungere lo scopo, il corpo ha bisogno di un periodo adeguato per acclimatarsi.

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OSSIGENARSI" v:shapes="_x0000_s1026">

Quando
ci troviamo in alta montagna la composizione dell’aria che respiriamo è uguale
a quella che respiriamo normalmente al livello del mare, la differenza risiede
nella diversa pressione barometrica che diminuisce in proporzione inversa alla quota
che ci troviamo. Si può quindi affermare che in quota non è l’ossigeno che
diminuisce ma c’è invece meno pressione. Proprio la minore pressione rende più
difficile l’atto del respirare; gli scambi gassosi che avvengono nei polmoni
sono possibili per mezzo delle diverse pressioni che ci sono fra sangue ed
aria, ma come già detto queste differenze diminuiscono via-via che si sale di
quota.

Queste
situazioni atmosferiche, magari combinate con grandi sforzi fisici, possono
provocare disturbi più o meno lievi agli organi ed ai relativi apparati del
corpo umano.

Quindi
svolgere attività fisica in quota richiede per i motivi appena descritti, un
dispendio di energie ed un livello di fatica maggiore di quelli normalmente
richiesti, per compiere lo stesso tipo di esercizio al livello del mare.

Il
corpo umano in ogni modo, dopo il primo impatto con il nuovo ambiente, reagisce
a questa nuova situazione mettendo in moto un sistema di compensazione, che
attenua le difficoltà causate dall’altezza. Questo periodo di adeguamento, che
può variare la propria durata, si attesta di norma sui 7gg., ed è chiamato
periodo di acclimatazione.

In
questa fase tra le varie modifiche che intervengono nell’apparato umano, sono
due i mutamenti più importanti che consentono al nostro corpo un migliore
utilizzo dell’ossigeno.

I
polmoni acconsentono più velocemente il transito dell’aria dagli alveoli verso
il sangue e viceversa.

Il
sangue si arricchisce di globuli rossi e quindi di emoglobina, in pratica la
proteina responsabile del trasporto dell’ossigeno ai tessuti.

La
pressione più bassa d’ossigeno (dovuta all’altezza) va a stimolare la
produzione dell’eritropoitina, che unita ad altre reazioni, spinge il midollo
osseo a produrre più globuli rossi.

Per
questo quando s’intende svolgere delle importanti attività fisiche in alta
quota, quale può essere un gran fondo, l’ideale sarebbe precedere l’avvenimento
con un adeguato periodo di soggiorno per favorire l’acclimatazione.

Naturalmente
nei primi giorni di soggiorno l’intensità dello sforzo fisico deve essere
graduale.

Da
notare come i benefici di un periodo trascorso in alta quota, si protraggono
anche nei giorni seguenti al nostro ritorno alle quote della vita di tutti i
giorni.

Nei
casi proprio estremi di un mancato adeguamento all’alta quota, il nostro corpo
può manifestare dei sintomi di questo malessere, quindi: cefalea, nausea, ma
anche vomito, crampi e vertigini.