Questo sito contribuisce alla audience di

Parigi apre agli immigrati

Francia: per far fronte alla disoccupazione Parigi apre agli immigrati Si cercano da mesi quasi 235.000 persone fra muratori, elettricisti, camionisti, cuochi, infermiere.

PARIGI - In Francia ci sono quasi 2,5 milioni di disoccupati, ma nessuno di loro ha risposto alla richiesta dell’Agenzia nazionale per l’impiego che cerca disperatamente da mesi quasi 235.000 persone fra muratori, elettricisti, camionisti, cuochi, infermiere.

E allora Parigi, colpita come tutta l’Europa da crisi demografica ed invecchiamento della popolazione, pensa di aprire le porte all’immigrazione.

Sembrano tutti d’accordo in Francia sulla necessità di rivedere la legge che regola l’ingresso di manodopera straniera. Differenze invece esistono sulle modalità. Anche all’interno della maggioranza, con il presidente dell’ Ump, Nicolas Sarkozy, che parla di “quote”, e con il ministro dell’interno Dominique de Villepin, che invoca una immigrazione “scelta, selezionata”.

Anche il segretario socialista, Francois Hollande, è per l’apertura delle frontiere, ma le quote “non risolveranno il problema dell’immigrazione clandestina”, ha detto. Più deciso e disinvolto, in campo socialista, è invece l’ex ministro dell’economia del governo Jospin, Dominique Strauss- Kahn, secondo il quale l’Unione europea deve pensare ad “una immigrazione legale fondata su un sistema di quote”. Si tratta - ha detto - di “una politica che ha il vantaggio di conciliare i bisogni economici dell’Unione con gli interessi legittimi dei Paesi d’origine”.

L’immigrazione legale di lavoro in Francia è minima. Gli stranieri con un contratto di lavoro superiore ad un anno sono scesi dai 20.000 del 1992 ai 6.500 del 2003. Cinque anni fa - ricorda il settimanale ‘l’Express’ - le Nazioni Unite parlavano per la Francia addirittura di 760.000 immigrati all’anno per mantenere l’equilibrio attuale di 4-5 attivi ogni pensionato. E nell’ottobre 2003 il Consiglio economico e sociale francese raccomandava di “aprire di più le frontiere ad una immigrazione controllata”, sollecitando l’ingresso di 10.000 immigrati all’anno.

Ma non si parla solo di importare braccia, ma anche cervelli. I francesi si sono accorti che Gran Bretagna e Germania si sono già mossi per scovare all’estero quadri finanziari, esperti in biotecnologie e in informatica. E allora si cerca di recuperare il tempo perduto, anche perché - fa notare ancora ‘l’Express’ - il sistema educativo francese non produce molti diplomati. De Villepin vuole comunque gestire con attenzione tutto il dossier. “La scelta di una immigrazione selezionata - sottolinea il ministro dell’ interno - deve emergere da una riflessione globale che riguarda le amministrazioni interessate - Lavoro, Economia, Affari esteri - ma anche le imprese e i sindacati”.

Il ministro non vuol sentir parlare di “quote per nazionalità”, ma la scelta dei nuovi immigrati, “di cui abbiamo bisogno”, sarà basata - afferma - sui “criteri dell’età, delle capacità professionali, della conoscenza della lingua, ma anche del rispetto dei valori della nostra società”. Ma, fa notare la sindacalista della Cfdt, Odile Beillouin, “non dimentichiamo che già oggi dei giovani francesi, molto qualificati, faticano a trovare lavoro perché non hanno il giusto colore della pelle, o il giusto cognome. Sono i figli di quegli immigrati che abbiamo fatto venire 30 o 40 anni fa per rimediare, già allora, allo nostra penuria di manodopera”.

(20 gennaio 2005)