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Roma, svastiche sul muro della sinagoga

Via Fonteiana, i neonazisti scrivono: «Hitler vive». Imbrattato anche un negozio. Il luogo di culto è dedicato a Stefano Taché, il bambino morto nell’attentato del 1982. La Digos indaga sull’ultradestra xenofoba

di LUCA LIPPERA «Così non solo si offende la memoria della Shoah ma si infanga l’immagine di Roma». Il sindaco Veltroni, ieri pomeriggio, ha preso carta e penna per esprimere «la solidarietà della capitale» al presidente della comunità ebraica Leone Paserman. A Monteverde Vecchio, durante la notte, erano apparsi un disegno e una scritta inequivocabilmente antisemiti: una svastica all’ingresso della sinagoga di via Fonteiana 102 e uno slogan «Hitler Vive» sulla saracinesca di una vicina pasticceria che vende, insieme ad altri, i dolci cari alla tradizione ebraica.

La sinagoga presa di mira, a pochi metri dal negozio, è stata aperta circa un anno e mezzo fa. È dedicata a Stefano Taché, 2 anni, il bambino che morì nell’attentato al Tempio di Roma avvenuto nell’ottobre del 1982. Le indagini, dopo l’intervento dei carabinieri di zona, sono state prese in mano dalla Digos. Gli investigatori ritengono che i due episodi, «certamente collegati», siano da attribuire ad alcune frange estremiste collegate «ad ambienti del tifo violento o dell’ultradestra xenofoba». Il 3 gennaio scorso un’altra frase, «Juden Kaputt», era stata tracciata in via Jenner. Una conferma che la zona, abitata da molti ebrei, viene particolarmente presa di mira.

Già ieri mattina il Comune ha dato disposizione che le scritte vengano cancellate. Una terza scritta, molto più piccola, era stata tracciata sempre a Monteverde accanto a un negozio che vende generi alimentari tipici della gastronomia ebraica. La pasticceria, “Dolce Kosher”, in via Fonteiana 18, è molto conosciuta nel quartiere. Il gesto arriva in un momento particolare. Il 27 gennaio saranno esattamente sessanta anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.

«Quindi dice Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica siamo alla vigilia di una settimana particolare. Non possiamo non notare che tutto questo accade dopo il dibattito nato dal gestaccio di Paolo Di Canio all’Olimpico. Tanto parlare di certe cose probabilmente ha scatenato le frange più estremiste della curva. Comunque non abbiamo alcun timore e non ci faremo certo intimidire da una cosa del genere. Fa impressione però che certi gruppi, ben identificabili, possano agire indisturbati. Abbiamo fiducia nel fatto che le forze dell’ordine faranno il loro lavoro».

Anche il presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, parla di «gesto deprecabile» e chiede un impegno comune «per la costruzione di una cultura di pace capace di contrastare ogni forma di espressione di razzismo e intolleranza». «Sono convinto aggiunge Veltroni nella lettera alla comunità ebraica che gli autori di questa provocazione appartengono a minoranze insignificanti, condannate dalla stragrande maggioranza dei cittadini».

(20 gennaio 2005)

Il Messaggero