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Salaam, Italia! di Khalid Chaouki

Dopo l’Italia sognata da un bambino marocchino di 9 anni, che era “una città grandissima piena di insegne e grattacieli, donne bionde con gli occhi azzurri e chiese dappertutto”, l’incontro con l’Italia vera, quella della nebbia di Malpensa.

di Chiara Righetti

ROMA - Dopo l’Italia sognata da un bambino marocchino di 9 anni, che era “una città grandissima piena di insegne e grattacieli, donne bionde con gli occhi azzurri e chiese dappertutto”, l’incontro con l’Italia vera, quella della nebbia di Malpensa. Un incontro facile (“avevo ottimo in tutte le materie”) ma anche difficile come quando, per il furto di un ombrello a scuola, il piccolo Khalid diventa automaticamente il primo sospettato. Potrebbe sembrare un classico romanzo della migrazione, ma già alla terza pagina arriva la domanda chiave: “Fratelli musulmani o fratelli d’Italia?”. Così Salaam, Italia! rivela la sua vera natura: l’appassionata riflessione di un musulmano d’Italia che si interroga sulla propria identità, sulla possibile convivenza tra religione e cultura, tra Islàm e Occidente, tra uomini diversi ma allo stesso titolo “cittadini”, perciò legati insieme da un sistema di diritti e regole comuni.

Tra le due strade (fratelli musulmani o fratelli d’Italia?), che lui stesso considera “non una definizione, ma una scelta di campo” il giovane Khalid sceglie appassionatamente e dolorosamente la seconda. E propone, con vero coraggio, un sistema di valori degno di Rousseau: libertà, eguaglianza, laicità. I valori dell’Europa giovane e aperta nella quale si riconosce. Quella di Khalid è una generazione cresciuta con il Corano accanto alle copie di Topolino, le cassette di canti islamici con l’ultimo disco degli Articolo 31. Ma ci vuole coraggio per dire a chiare lettere che l’Islam moderno deve rifiutare l’antisemitismo, deve dire un no chiaro e irremovibile al terrorismo e alla guerra. E che qualcuno deve consentire ai giovani musulmani di discutere se la masturbazione è halal o haram, lecita o illecita.

Una particolarità di questo libro è che non parla a un pubblico, o meglio parla a due. A volte si rivolge in tono accorato agli italiani per raccontare una realtà che giudicano senza conoscerla, spiega con pazienza le parole fraintese, da fatwa a Jahiliya. Denuncia lo scandalo legislativo di un paese dove un ragazzo nato in territorio italiano deve aspettare i 18 anni per chiedere la cittadinanza, che invece dovrebbe essergli concessa “non solo come un beneficio, ma come una responsabilità”. Ma tante altre volte compie una serena autocritica sulle contraddizioni interne all’Islàm, sulla miopia di un’autodifesa che erge muri e si nega un futuro. Tra questi due uditori così diversi, Khalid si pone in mezzo, come un vero mediatore.

“Salaam, Italia!” oltre al tema dell’incontro tra culture racconta in filigrana anche un’altra storia: quella di un conflitto fra due generazioni di immigrati, tra padri che temono di perdere la propria identità e figli che si sentono a tutti gli effetti cittadini dell’occidente. I giovani come Khalid sono in mezzo al guado, visti come traditori dai fautori di un Islam integralista. E’ toccante il racconto fatto dall’autore della prima “censura” subita, a soli 17 anni, quando osò alzarsi in una moschea e prendere la parola per sostenere che nell’Islam la donna gode la stessa posizione dell’uomo. E sono proprio accuse di “tradimenti” di questo genere che hanno da poco portato Chaouki a dimettersi da presidente dei giovani Musulmani d’Italia. Ma è difficile, per quelli come lui, anche conquistare la fiducia degli italiani “perché non è vero che in Italia il razzismo non esiste”. Così ecco il primo pensiero alla notizia dell’11 settembre: “Pensai subito al duro lavoro che ci aspettava. Vedevo il lavoro di anni completamente distrutto, raso al suolo come le torri di New York”.

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Salaaam, Italia!

di Khalid Chaouki

Aliberti Editore

13,50 euro

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