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"Ampliare gli ingressi non legati ad un'offerta di lavoro"

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: "La politica italiana non è adatta a far fronte ad afflussi di vaste dimensioni"

Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), “si può fare di più per estendere l’immigrazione legale e aiutare questi lavoratori ad inserirsi nell’economia e nella società italiana”. Si potrebbe cominciare allargando gli ingressi di lavoratori stranieri non legati a specifiche offerte di lavoro.

È quanto si legge nel “Rapporto Economico sull’Italia 2005″ pubblicato dall’Ocse giovedì scorso, che all’immigrazione dedica un intero capitolo.

Il Rapporto sottolinea che per l’Italia l’immigrazione su larga scala è un fenomeno recente e gli immigrati trovano lavoro in aree nelle quali si registra una cronica carenza di offerta di manodopera. “Secondo uno schema consueto, gli immigrati, specialmente quelli illegali, arrivano in Italia meridionale e si dirigono al Nord, dove sono disponibili i posti di lavoro”.

Secondo l’Ocse, la politica italiana in tema di immigrazione “non è adatta a far fronte ad afflussi di vaste dimensioni. Ciò può dipendere dall’essere stata l’Italia, in passato, un paese essenzialmente di emigrazione”.

Il ritardo maggiore lo si sconterebbe nel sistema delle quote. Quelle riservate ai lavoratori non stagionali, nota l’organizzazione internazionale, “sono relativamente basse e legate a valutazioni del mercato del lavoro sostanzialmente basate su valutazioni passate”.

“Considerato che gli immigrati in Italia giungono nel paese per cercare lavoro, e lo trovano, potrebbe rivelarsi appropriata una maggiore quota di ingressi non legata a specifiche offerte di lavoro”.

“Ciò richiederà sforzi per formare e integrare tali lavoratori nel mercato italiano, - conclude l’Ocse - l’immigrazione illegale potrà allora essere combattuta con maggiore fermezza”.