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Nelle Marche gli immigrati che arrivano decidono di rimanere

di Vladimiro Polchi

ROMA - «Gli immigrati residenti nella nostra regione pensano di restarci per tutta la vita». Il presidente delle Marche, Gian Mario Spacca (Margherita), presenta al Passaporto il «modello marchigiano dell’integrazione»: parità di diritti, piena accoglienza, accesso allo studio, proprietà della casa. «Il nostro sviluppo – spiega il governatore – è sostenuto in maniera importante dall’immigrazione: basta pensare che nell’industria, su otto lavoratori, uno è straniero».

Quanto è importante il lavoro dei migranti per l’economia regionale?

«Fondamentale. Il nostro sviluppo è sostenuto in maniera importante dall’immigrazione. Nell’industria, su otto lavoratori residenti, uno è immigrato».

Per quanto riguarda la scuola, nelle Marche c’è una presenza media di 6,2 alunni stranieri ogni 100 frequentanti: di gran lunga superiore alla media italiana del 3,7 per cento. Una ricchezza o un problema?

«Sicuramente una ricchezza e un’occasione molto importante: per relazionarci con questa nuova dimensione della società e metterci in posizione “di ascolto”, per capire come, anche noi, possiamo integrarci con loro. La scuola è una palestra privilegiata per imparare a crescere in una società che è diventata multiculturale. Per questo la Regione, attraverso i Comuni, interviene per aiutare l’integrazione linguistica nella scuola dell’obbligo e favorire iniziative interculturali. Si vuole mantenere il rapporto con le radici, anche attraverso l’insegnamento delle lingue d’origine».

Gli immigrati residenti nelle Marche hanno accesso alla proprietà della casa, in condizioni di parità con i cittadini italiani?

«Non c’è differenza nella legislazione regionale tra un marchigiano e un immigrato, sempre che sia “regolare” e “residente”. L’accesso alle abitazione di edilizia popolare stabilisce uguali opportunità. Così pure nel caso di bandi regionali per l’acquisto della prima casa».

Qual è il suo giudizio sulla legge Bossi-Fini?

«Una legge che ha fallito perché si è posta davanti al problema-immigrazione solo in termini di convenienza economica. Un approccio totalmente sballato».

La Regione Marche ha una legge ad hoc sull’immigrazione?

«Abbiamo una legge del 1998, che dovremo rivedere e attualizzare, anche se ci ha consentito di portare avanti una politica coerente e innovativa, insieme con il mondo dell’associazionismo. La filosofia di fondo riproporrà lo spirito che ho cercato di rendere esplicito in questa intervista: il fenomeno immigrazione non deve travolgerci, ma rappresentare un elemento di crescita per tutta la comunità, dal punto di vista sociale ed economico. E’ una grande occasione per guardare al nuovo e mettere in discussione anche noi stessi, le nostre certezze di sempre. Dobbiamo avere la piena consapevolezza che le politiche di integrazione sociale possono aiutare lo sviluppo e viceversa».

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