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Condonare invece che tutelare? (1)

Riflessioni dall'IS.FO.R.M. in merito al recente Disegno di Legge, dei ministri Urbani e Castelli, relativo alla sanatoria per il possesso dei beni antichi. Un appello sarà inviato nei prossimi giorni alle autorità competenti..intanto riflettiamo assieme sull'art.9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica "..Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"..

Monday, April 21, 2003 10:04 PM
Subject: Il condono dei beni archeologici e l’oligarchia del patrimonio culturale italiano


La cura per la propria memoria storica rivela il grado di civiltà e di moralità di uno Stato. Eppure in Italia, nazione che sotto la lungimirante regia di Giovanni Spadolini ha visto nascere il primo ministero dedicato proprio alla salvaguardia del patrimonio culturale, si ha l’impressione che in qualche modo gli organi di Governo vogliano delegare ai privati l’incombenza della conservazione del patrimonio culturale nazionale, aggirando in tutti i modi possibili l’art. 9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica “…Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”..

In realtà sin dalla sua nascita, nel 1974, quello dei Beni Culturali ed Ambientali è sempre stato un Dicastero “cenerentola” retto, salvo rare eccezioni, da ministri sprovveduti e poco inclini alla materia.

Si pensi alle sanatorie che hanno consentito l’assunzione anche a quanti, pur essendo privi di specifiche competenze e pur non essendo particolarmente meritevoli, facevano volontariato presso gli organi periferici del Ministero; allo sperpero miliardario prodotto da leggi, quali la 41/1986 (istituzione di Progetti per i Giacimenti Culturali); alla scarsa vigilanza sulle attività degli organi periferici (mancati avvicendamenti di ispettori di Soprintendenze, alcuni dei quali considerano l’area di propria competenza quasi una proprietà privata; custodi disattenti e perennemente in sciopero perché mal pagati; lavoratori socialmente utili demotivati, etc.); all’uso indiscriminato di danaro pubblico per finanziare lavori cinematografici di cui il mondo intero avrebbe fatto volentieri a meno; etc.

Anche a livello normativo non si è fatto molto. Infatti, dal 1974 ad oggi, i soli provvedimenti di rilievo sono stati il D.Lgs. 368/1998, con cui è stato mutato il nome del dicastero (”Ministero per i Beni e le Attività Culturali”) e con cui gli si affidava qualche competenza in più in materia di sport e spettacolo. E proprio questi nuovi ambiti hanno reso il Ministero più interessante per la classe politica, dal momento che per i ministri ed i sottosegretari di turno gli ambiti dello sport e dello spettacolo offrono una maggiore eco a livello mediatico e, quindi, di popolarità.

Altra novità giurisprudenziale è stato il D.Lgs 490/1999, noto come Testo Unico dei beni culturali, che non ha apportato sostanziali innovazioni anche perché i testi unici, pur avendo il medesimo valore delle leggi formali, fondamentalmente costituiscono il riordinamento e la razionalizzazione di norme già in vigore.

Senza dubbio nel corso delle ultime legislature si era potuta notare una gestione scialba e piuttosto mediocre del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Tuttavia, l’attuale Governo è riuscito a dimostrare come non ci siano limiti al “peggio” sotto un profilo umano (si pensi alla boccaccesca diatriba tra il Ministro Urbani ed il sottosegretario Sgarbi o ai patetici alterchi tra lo stesso sottosegretario e cabarettisti travestiti da giornalisti) e, soprattutto, amministrativo.

Uno degli ultimi esempi della gerenza autolesionista del ministro Urbani è la recente legge di conversione del DL 63/2002 (legge sul “Patrimonio dello Stato S.p.a.), con la quale si è inteso trasformare, con una logica imprenditoriale, il patrimonio comune in un patrimonio oligarchico e con il quale la memoria storica di villaggi, paesi e città corre il rischio di essere svenduta a privati pur di racimolare un po’ di danaro.

È piuttosto ambigua anche la consuetudine di affidare la reggenza di Soprintendenze a professionisti non sempre in possesso di idonei curricula e nonostante un recentissimo concorso pubblico, terminato da diversi mesi con tanti vincitori ed idonei, che è costato non poco allo Stato.

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