condonare invece che tutelare? (2)

Riflessioni dall'IS.FO.R.M. in merito al recente Disegno di Legge, dei ministri Urbani e Castelli, relativo alla sanatoria per il possesso dei beni antichi. Un appello sarà inviato nei prossimi giorni alle autorità competenti..intanto riflettiamo assieme sull'art.9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica "..Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"..(2)

Nelle ultime settimane, inoltre, si è parlato di un’ennesima sanatoria con cui si vorrebbe condonare il possesso di beni archeologici e con cui, certamente, sarà inferta una nuova cruenta ferita al patrimonio culturale nazionale.

Difatti, quello del condono è uno strumento ignominioso, di cui l’attuale Governo ha già ampiamente abusato, atto ad arginare temporaneamente una questione ed a sottrarsi dalla responsabilità di dirimerla definitivamente con norme adeguate e con attività concrete e sinergiche tra le autorità politica, amministrativa e giudiziaria.

È noto come nel corso dell’ultimo cinquantennio leggi e decreti, indirizzati a sanare reati penali o amministrativi, abbiano favorito la dissoluzione del patrimonio culturale ed ambientale italiano. Soprattutto a partire dagli anni ’80, a causa dell’assenza di controlli dei sindaci e delle autorità competenti, della lentezza dei provvedimenti giudiziari, spesso non attuati, e della ciclica emanazione di sanatorie, si è avuta una massificazione del fenomeno dell’abusivismo edilizio, che ha generato una trasformazione territoriale disarmonica in molti centri urbani, soprattutto quando i condoni erano annunciati o promessi dai politici (prima metà degli anni ‘80 e 1994).

Come dichiarato proprio dal Ministro Urbani, il fine del recentissimo disegno di legge dovrebbe essere di consentire l’emersione di una porzione rilevante del patrimonio culturale ancora ignoto allo Stato e di creare una sorta di anagrafe degli oggetti archeologici, in modo da limitare i traffici illegali.

Non siamo ancora a conoscenza del testo definitivo della legge che, presumibilmente, prevederà una semplice istanza da parte di un privato, magari con un’autocertificazione, per ottenere l’autorizzazione a detenere manufatti archeologici acquisiti in maniera illecita.

Tuttavia, con l’auspicio che il Governo italiano ponderi bene gli eventuali vantaggi e svantaggi del disegno di legge Urbani-Castelli, si tenterà di esporre alcune considerazioni in merito all’inutilità ed al pericolo di questo disegno di legge:

La possibilità di detenere un manufatto archeologico da parte di privati è già contemplato all’art. 89 del T.U. dei Beni Culturali, secondo il quale chiunque scopra fortuitamente beni mobili o immobili ha diritto ad un premio di rinvenimento o ad una parte degli oggetti ritrovati. Pertanto, il condono premierebbe in maniera iniqua ed immorale ladri e ricettatori, ai quali verrebbe concesso, ope legis, di mantenere il bottino sottratto allo Stato (e quindi a tutti i cittadini italiani).

Prima che il disegno di legge entri in vigore trascorreranno diversi mesi durante i quali anche i cittadini più morigerati potrebbero decidere di acquistare o di andare alla ricerca di reperti archeologici per poi fare istanza di condono al momento opportuno. In questo modo si aprirebbe una lunga stagione della “caccia alle antichità” terrestre e subacquea.

Il fenomeno delle archeomafie è saldamente radicato all’interno delle realtà nazionali proprio perché gli introiti annuali, derivanti dal commercio illecito d’arte, sono inferiori solo a quelli prodotti dalla droga. Pertanto, l’anagrafe dei beni culturali non fermerà l’attività dei cercatori clandestini e dei trafficanti d’arte, che continueranno ad esportare beni culturali all’estero anche grazie all’assenza di barriere doganali e di leggi inadeguate.

Fatta eccezione per pochi e particolarissimi oggetti, che potrebbero essere confiscati dallo Stato e che per questo non saranno mai denunciati, la ricerca scientifica godrà di limitati benefici, poiché difficilmente i possessori saranno in grado di indicare topograficamente il luogo di provenienza dei reperti.

Lo Stato dovrebbe impegnarsi, a livello sociale ed educativo, allo sviluppo di una cultura della legalità e del rispetto del patrimonio storico-artistico. Quindi, un ennesimo condono a favore di ladri e ricettatori potrebbe ridurre la già precaria fiducia dei cittadini verso le Istituzioni e la Giustizia, oltre ad avere un effetto antieducativo.

Considerando che i rischi per ladri, trafficanti e ricettatori di beni culturali sono estremamente limitati grazie a leggi estremamente garantiste e di libera interpretazione, sarebbe fondamentale, a livello deterrente, inasprire le sanzioni penali ed amministrative non solo per i ladri e per i trafficanti d’arte, ma anche per quanti non rispettino i controlli sulla provenienza legale dei beni culturali e per i detentori di manufatti archeologici di illecita provenienza.

Per facilitare il rientro in patria di oggetti illecitamente esportati sarebbe più vantaggioso stipulare accordi multilaterali ed attuare una strategia preventiva, con attività di cooperazione sovranazionali, per combattere l’illecita importazione o esportazione dei beni culturali.

È indice di una mentalità gretta ed opportunista ipotizzare la possibilità di rimpinguare le casse dello Stato attraverso la remissione di un reato.


Fabio Maniscalco

Direttore Osservatorio Permanente per la Protezione dei Beni Culturali in Area di Crisi dell’I.S.Fo.R.M.

Tel. 0815922443 - 3387011247 email: osservatoriobc@tin.it

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