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Oisin (Ossian) e San Patrizio

L'irriducibile contrasto tra la mentalità pagana al crepuscolo e il cristianesimo nascente nella celtica Irlanda

Oisin (Ossian) e San Patrizio

di Myrddin

Alcune ballate (Dialoghi di Oisin e Patrizio) narrano come Ossian, sperduto sulla terra con tutto il suo carico d’anni, incapace di provvedere a se stesso e al suo cibo, viene accolto da San Patrizio nella sua casa per essere convertito.

Il santo gli dipinge tutti i fulgori del paradiso, che può essere suo soltanto se si pentirà, e tutte le tenebre dell’inferno, in cui i suoi vecchi compagni giacciono tra i tormenti.

Alle argomentazioni, suppliche e minacce del sant’uomo, Ossian risponde in un linguaggio straordinariamente franco.

Non riesce a credere, afferma, che il paradiso possa essere negato ai Feniani, se questi volevano entrarvi, né che Dio stesso non sarebbe orgoglioso di proclamarsi amico di Finn.
Se poi non è così, che senso avrebbe per lui una vita eterna dove non si caccia, non si corteggiano le donne, non si ascoltano le canzoni e le storie dei bardi? No, egli andrà con i Feniani, che siedano a un banchetto o giacciano tra le fiamme, e così Ossian muore, come aveva vissuto …

[p. 179-180 Squire (trad. A.L. Zazo e G. Bernardi) Miti e leggende dell’antico popolo celtico - Mondadori, Milano 1999]

Oisin chiedeva continuamente a Patrizio di invocare la clemenza di Dio per Finn e i suoi Fianna, ma il santo si rifiutava, perchè sosteneva che Finn aveva sempre anteposto i piaceri materiali a quelli spirituali. Ai ripetuti rifiuti Oisin chiese:

“Che cosa fece mai Finn contro Dio, a parte incoraggiare i suoi poeti, guidare i suoi eserciti, distribuire oro nel corso di gran parte della sua vita e nei momenti di riposo, e mettere alla prova i suoi segugi?

Egli aveva un cuore incapace di provare astio o invidia; il suo cuore si induriva solo nel perseguire la vittoria. E’ un’ingiustizia che Dio sia riluttante a concedere cibo e ricchezze. Finn non rifiutò mai nulla nè ai forti nè ai deboli, eppure ora l’Inferno è la sua dimora!.

Patrizio, adirato, rispose,:

“Taci, o vecchio, e metti da parte la tua stoltezza. Fai in modo che le tue imprese, da questo momento, non abbiano più seguito. Pensa piuttosto alle sofferenze che ti attendono.; i Fianna non esistono più, sono destinati a restare all’inferno e presto anche tu andrai a raggiungerli!”

A queste parole Oisin proruppe in un grido di rabbia e di impotenza insieme:

“Se io me ne vado, che tu non possa sopravvivere a me, o Patrizio dal cuore insensibile.

Quanta malinconia provai nell’accettare il battesimo. Ne trassi pochi vantaggi poichè ora sono senza cibo e bevande e passo il tempo digiunando e pregando”.

“Inoltre, o Patrizio, dove era il tuo Dio quando i nostri nemici vennero in Irlanda a portare morte e distruzione? Solo Finn e i suoi guerrieri, grazie al loro coraggio e alla loro forza, impedirono che si commettessero delitti e uccisioni di innocenti …

Il suono della tua voce mi è sgradevole … Piangerò finchè avrò lacrime, ma non per Dio, ma per Finn e i Fianna che non vivono più”.

“Non era questo il mio stile di vita, senza duelli e senza battaglie, senza musica e arpe, senza crescita del sapere, senza generosità e senza battute di caccia, che erano le mie occupazioni preferite … La loro mancanza mi rattrista …

Non è più vita non partire per compiere atti di coraggio, come eravamo soliti fare, non giocare più come facevamo quando ne avevamo voglia e non vedere più i nostri guerrieri nuotare nel lago …”

[Erberto Petoia, Miti e leggende del Medioevo, Newton Compton ed. Roma, 2002, pp. 20 e segg.]

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