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Triadi Bardiche (1): tre Unità Primitive

Meditazione sulla prima triade bardica.

1. Vi sono tre Unità Primitive, e non può esisterne più che una di ognuna:

- una è ciò che è Divino

- una è la verità

- uno è il punto di libertà, e questo è quello dove tutti gli opposti si equilibrano.

Una triade che induce a riflessioni profonde, un po’ come un koan zen …

E’ interessante ragionare sul significato profondo che essa pone a chi vuole interrogarla con animo aperto, e verace.

La Divinità, comunque la si intenda, Dei, Dea, Dio, Spirito ecc. è espresione di una visione e una percezione unitario di tutto ciò che ci circonda e di cui noi siamo parte integrante.

La ricerca della verità è la ricerca di una connessione con questa unità divina rappresentata da ciò che è divino e da tutto ciò che esiste.

Il punto di libertà è la ricerca di un equilibrio tra gli opposti.

Ma cosa significa equilibrio?

L’equilibrio degli opposti è il punto di libertà,

l’elemento cruciale della prima triade,

ciò che conduce alla verità,

al divino,

ovvero all’unità di tutto ciò che esiste.

Questo EQULIBRIO è dunque l’elemento cruciale della triade?

Ma come può essere raggiunta l’unità col divino?

Con forme rituali, con identificazione sciamanica con ciò che vive attorno a noi, o in altro modo?

TRIADI BARDICHE

Le Triadi Bardiche, Barddas, sono scritte in gallese e compilate nel XVI secolo dal bardo e studioso gallese Llewellyn Sion di Glamorgan.

Secondo il noto studioso irlandese Thomas William Hazen Rolleston (nella sua opera I miti celtici, Tea ediz. P. 298)

“l’ordine dei bardi possedeva senza dubbio una Dottrina del genere. Quell’ordine fu presente nel Galles CON UNA CERTA CONTINUITA’. E anche se nessun critico si fiderebbe mai a costruire la teoria di una dottrina precristiana basandosi su un documento del XVI secolo, non sembra tuttavia saggio scartare completamente la possibilità che alcuni frammenti di antiche credenze possano essere sopravvisuti nella tradizione bardica fino ad un’epoca così recente”.

Aggiunge Rolleston, il cui testo è una fonte fondamentale e affidabilissima per lo studio della mitologia celtica, che “in ogni caso i Barddas sono un’opera di interesse filosofico notevole, e se anche rappresentassero solo una particolare corrente del pensiero cimrico del sedicesimo secolo, meriterebbero la considerazione degli studiosi di questioni celtiche. Non hanno la pretesa di essere un’opera puramente druidica, dato che in essa figurano numerosi personaggi ed episodi di tradizione cristiana. Ma A TRATTI SI INCONTRA UNA VENA DI PENSIERO CHE CERTAMENTE, QUALSIASI ALTRA COSA POSSA ESSERE, NON E’ CRISTIANO E RIVELA UN SISTEMA DI PENSIERO INDIPENDENTE” (pag. 299).

Da segnalare che in Galles esiste anche una interessante tradizione secondo la quale là dove nelle Barddas si nomina Dio, occorre invece leggere Dei (o anche la Dea Madre e il Dio Bambino), che ritengo metta in luce l’aspetto più vero del testo, che fa riferimento alla Divinità in senso generale ….

E l’eccellente studioso Christian Guyonovarc’h ritiene che I Barddas non vanno esclusi da un discorso sulla religione celtica (La societe celtique, pagg. 185-188).

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