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TARANIS, il Dio Tonante dei druidi

Uno studio completo sulla figura del Dio celtico Taranis

TARANIS, il Dio Tonante dei druidi

(a cura di Myrddin)

Indice

1. Taranis il Dio Tonante

2. Taranis, i suoi simboli e il Dagda

3. Taranis nell’interpretazione romana (Giove-Iupiter)

4. Taranis nel folklore europeo

5. Taranis nella Gallia cisalpina: ieri e oggi

5.1 Per quanto riguarda le iscrizioni in Valcamonica

5.2 A Cimbergo

5.3 Altri luoghi del Nord Italia

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1. Taranis il Dio Tonante
Tarani in italiano (lat. Taranis, dal celtico Taran, tonante)
Si tratta della divinità celtica attestata per la Gallia in questa forma specifica da Lucano (Bellum civile v. 444-446, accanto a Esus e Teutates) e, con varianti formali da alcune iscrizioni che riguardano pressochè tutto il mondo celtico [“fino ad oggi sono venute alla luce … (sette – n.d.r.) epigrafi dedicatorie sugli altari dedicati a Taranis, ma sono disposti su un’ampia regione, dall’inghilterra (es. Chester) alla Jugoslavia] (1) (7).

Lo stenogramma di Taranis era il triscele o la spirale (1).

Il nome è presentato a volte da solo, senza altro nome divino, più spesso come epiteto di Iuppiter con cui Taranis è identificato.

È l’equivalente gallico del Dagda nella sua funzione di Iuppiter tonante.

Egli “è probabilmente quel Dispater da cui i celti dicevano di discendere, e che Cesare erroneamente associa a Plutone, ma che potrebbe tranquillamente essere Giove (Deus Pater) (8)

Il suo nome significa “il fulminatore”. È dunque il Dio della volta celeste. È il Dio della ruota e/o della spirale. Il teonimo deriva infatti da taran, “tuono”: dunque “il tuonatore e scagliatore di fulmini che probabilmente poteva mandare anche la grandine che distrugge il raccolto, . originariamente un Dio del tempo atmosferico a cui tuttavia nel corso del tempo sono state assegnate altre funzioni” (1)

Taranis simboleggiava l’aspetto tonante del ruolo celeste; il rimbombo del tuono evocato dal suo nome poteva suggerire un conflitto tra le potenze del cielo dal quale derivavano le tempeste e il maltempo, attribuendo a Taranis un aspetto battagliero e forse un ruolo di fertilità come Dio della pioggia (7).

Lo cita Lucano insieme a Teutates ed Esus, come probabile divinità dal triplice volto, in cui diversi nomi indicano le sue diverse funzioni. Egli è “il Dio con la ruota” e viene sempre rappresentato con questa ruota cosmica. Lo scoliaste di Lucano ci informa che le vittime a lui dedicate venivano bruciate in contenitori di legno o di vimini, e viene definito “il Dio padre”. Una volta sarebbe stato venerato con l’offerta di teste umane, ora “è contento di ricevere quelle di manzo”.

Il chiosatore o commentatore di Berna (IX secolo d.C) lo descrive anche come praeses bellorum, signore della guerra, mettendone in evidenza l’aspetto marziale.

“Il più grande fra gli dei del cielo” -come chiosa l’autore dei Commenta Bernensia è proprio quel Giove dei cicli al cui compiersi, come si usa al nostro fine d’anno, viene bruciato il fantoccio di legno imbottito di uomini vivi, proprio come i fantocci, gli Argei che i Romani lasciavano cadere nel fiume: l’abusato raffronto fra Taranis e il germanico Donar (G. Semerano, Le origini della cultura europea, Firenze 1984, p. 293) è da escludere (2)

Dunque Taranis è collegato al fuoco. Ciò sarebbe anche giustificabile pensare a una metatesi di Tanaros (germanico Donar, con il quale però, vedi sopra, sembra doversi escludersi un collegamento), dalla radice tan, “fuoco”.

2. Taranis, i suoi simboli e il Dagda

Taranis, una figura che in apparenza presenta molte analogie con il Thor germanico, presiedendo a tutti gli aspetti più violenti e impetuosi della natura, in particolar modo al tuono, ai fulmini e alle tempeste. Ma Taranis non è solo un Dio guerriero, è una figura molto più complessa.

Il suo simbolo è la Ruota Cosmica (Zodiaco=Ruota della vita), immagine della ciclicità delle stagioni e delle epoche, metafora del ciclo vitale (accostamento del ‘ciclo della vità a Taranis, di contro a tutti gli altri Celtisti che ignorano questa sua caratteristica precipua) che accompagna ogni creatura dalla nascita alla morte alla successiva rinascita.
Sotto questo aspetto, Taranis è analogo al Dio-druido Dagda (così a p. 404 di J. A. Mac Culloch, «La religione degli antichi Celti», VI 1998: “Taranis è l’equivalente gallico del Dagda nella sua funzione di Juppiter tonante), che nel pantheon irlandese è secondo per importanza solo a Lugh. In quanto divinità druidica, Dagda è depositario della scienza, del sapere sacerdotale, e presiede all’amicizia e ai contratti (rispecchiando la funzione giuridica della classe druidica).
Oltre a questo, padroneggia la magia e il controllo sugli elementi, altro punto in contatto con Taranis.

Suoi attributi sono, oltre alla Ruota, la Mazza (che con una estremità uccide nove uomini in un colpo solo, e con l’altra li resuscita, rispecchiando la dottrina druidica della morte vista come continuazione, su diverse basi, della vita, nonché il concetto di dualità dell’essere); l’Arpa di quercia, che può suonare le Tre Melodie Magiche del Riso, del Sonno e della Malinconia, testimoniando così la connotazione bardica di Dagda, designata dal nome Ogmios, “Signore della Parola”; ed infine il Calderone), (dalla cui cristianizzazione in seguito sboccerà la leggenda medievale del Graal) che ha il potere di nutrire magicamente un intero esercito e di resuscitare i cadaveri che vengono gettati al suo interno, privati però della parola affinchè non possano descrivere l’Aldilà.

Mentre Teutates rispecchia la classe guerriera (Flaith), Taranis riflette quella sacerdotale (druid) (2)

3. Taranis nell’interpretazione romana (Giove-Iupiter)
Viene descritto come Dio protettore dei guerrieri e paragonato a Giove.

La scelta di Iuppiter come “interpretatio romana” del Dio ha ragione nel fatto che Taranis è un Dio del tuono, come dichiara il suo nome (dal celt. Taran- “tuonare”, “tuono”), caratteristica che è comune allo Iuppiter visto nelle sue manifestazioni meteoriche violente. Questo porta ragionevolmente a ravvisare nello Iuppiter gallo-romano, anche al di fuori dei casi in cui è accompagnato dal nome di Taranis, se non altro una presenza di fondo della divinità indigena del tuono (la ruota a vario numero di raggi compare spesso nelle rappresentazioni figurate di questo Iuppiter sarebbe allora non un simbolo del sole, come di solito, ma del tuono che rotola rombando sulla volta celeste), che avrebbe isolato nel suo nome un aspetto, il tuono, del cielo meteorico violento. Sebbene siano state sollevate perplessità, si può vedere in Taranis l’erede celtico del Dio celeste indoeuropeo come lo è il Giove romano con il quale fu identificato concorrendo al formarsi della figura sincretica dello Iuppiter gallo-romano. A Taranis, stando ai Commenta Bernensia, veniva sacrificati esseri umani e di fatto sembrerebbe che i Galli istituissero un’intima solidarietà tra la folgore, cioè il “fuoco celeste”, e il fuoco prodotto e usato cultualmente nella terra, in questo caso nell’olocausto umano; rapporto noto qua e là in molte religioni antiche (3).

4. Taranis nel folklore europeo

Se la ruota è il simbolo di Taranis, allora oltre al Dagda ricordiamo il druido irlandese Mog Ruith (Figlio della Ruota) e i rituali descritti in Francia e Inghilterra di far rotolare giù dalla collina la ruota infuocata (cfr. J. Markale, Druidismo 1999, Mondadori, Milano, pag. 181)

Fino ai giorni nostri, solitamente nella quaresima, si sono conservate in Svizzera e Lussemburgo delel usanze collegate a Taranis, come il colpo del disco o il lasciar rotolare ruote ardenti. Una volta vi prendevano parte anche la Germania meridionale, l’Alsazia, la Renania, i dintorni della Mosella e la zona Hunsruck-Eifel. Già nel IV secolo fu criticato nella “Vita” del santo Vincenzo di Agen il fatto che “la moltitudine di eroi senza dio “ si riuniva attorno ad un tempio dalle cui porte appariva a intervalli regolari, come per ordine del demonio, una ruota che ardeva e rotolava giù fino al fiume per ritornare brillante. “Quest’illusione diabolica spariva con il segno della croce” (1)

5. Taranis nella Gallia cisalpina: ieri e oggi

5.1 Per quanto riguarda le iscrizioni in Valcamonica:
Il richiamo ad una divinità è ipotizzabile per le figure di ruote a raggi interni: questo simbolo, attestato anche a Naquane e, in misura minore, a Foppe di Nadro, nel mondo celtico è collegato al Dio celeste Taranis (Giove nell’interpretatio romana); la possibile individuazione di un culto a questa divinità è confortata dalla più tarda iscrizione latina IOVIS sulla R 5, già valutata come dedica della superficie, se non dell’area intera, dopo la ridefinizione latina dei culti. È quindi possibile cominciare ad individuare come durante l’età del Ferro media e tarda vi siano precise tendenze cultuali che caratterizzano le diverse aree di incisioni: la presenza del Kernunnos e dei cervi a Naquane, Esus a Carpene di Sellero e ora, probabilmente, Taranis a Campanine; ancora in corso di studio è il rapporto cronologico tra le incisioni di Campanine e il Taranis celtico, così come le associazioni e le scene connesse con le incisioni di ruote raggiate (4).

5.2 A Cimbergo

Il campo archeologico 1996, che si è svolto in località Campanine di Cimbergo, a cura del dipartimento Valle Camonica del Centro Camuno di studi preistorici (con sede a Capo di Ponte), ha portato a scoperte eccezionali, le più consistenti in questo sito nell’arco degli ultimi 20 anni e probabilmente le maggiori d’Europa. Le figurazioni scoperte sono almeno 500 che vanno ad aggiungersi alle circa 3500 già conosciute, alcune delle quali di notevole livello storico. Sono visibili e ottimamente conservate: una scena di aratura, mappe topografiche, ruote (probabilmente simbolo del Dio celtico Taranis) …(5)

5.3 Altri luoghi del Nord Italia
Taranis aveva il suo santuario sulla cima del monte Giove, a Cannobbio, l’antica mulattiera che sale da Sant’Agata; rivela a tratti pietre recanti coppelle incise, a volte utilizzate come gradini, la lunga salita nel bosco e questa cima isolata che, nonostante la bassa elevazione, per la posizione particolare domina il lago e pare congiungersi con il cielo; hanno qualcosa di stranamente magico e ne è prova ai giorni nostri il fatto che escursionisti di tutto il mondo si sentono misteriosamente attratti da questo cono erboso; come testimoniano i tre quaderni stracolmi di firme conservati nella cassetta posta sulla cima.

Anche il monte dei falò a Magognino era sacro a Taranis, il Dio che verso la fine dell’inverno voleva il fuoco, e sulle cime i suoi fedeli accendevano grandi fuochi. Da questo rito derivano i falò di S. Antonio e la “gioebia” il pupazzo rappresentante una vecchia che ancora oggi viene bruciato in queste occasioni per allontanare il gelo e le malattie e perorare l’arrivo di una precoce primavera.(6)

(1) Sylvia & Paul Botheroyd, Mitologia celtica, Lessico su Miti, Dei ed Eroi, Keltia Editrice, Aosta, 2000, pag. 278

(2) Seconda traccia su Antares di Carlo Forin http://web.tiscali.it/adquintum/boll/gennaio/notetaranis.html#77

(3) http://utenti.lycos.it/algar78/Taranis.htm

(4) L’arte rupestre di Campanine di Cimbergo (Valcamonica) alla luce delle nuove scoperte: presentazione preliminare dell’area (ricerche dal 1990 al 1997)
Umberto Sansoni - Silvana Gavaldo,
http://rupestre.net/tracce/SANSGAVA.html)

(5) http://www.intercam.it/valcam/paesi/cimber/cimber.htm

(6) Roberto Corbella, I celti, Varese 2000 pagg. 44

(7) Miranda Green , Dizionario di Mitologia Celtica, Rusconi, Milano pagg. 261-264

(8) Riccardo Taraglio, Il Vischio e la Quercia: Spiritualità Celtica nell’Europa Druidica,
Età dell’Acquario, Torino 2001, pagg. 223-224

Immagini

Taranis 1= (Musee des Antiquities Nationales, St. Germain-en-Laye, France)

Taranis 2 = Taranis in Val Camonica (600-400 a.C.)

Taranis 3= altare dedicato a Taranis a Bockingen, Germania.
L’iscrizione dice, Deo Taranucno Veriatus Primus ex iussu: “Al Dio Taranis, Veratius Primus, per ordine…”
Taranis 4= altare a Orgon (Bouches-du-Rhône), Francia

L’Iscrizione di Orgon è in Gallico con l’uso di lettere Greche. Il nome Tarano… è chiaramente evidenziato

Taranis 5=Taranis raffigurato sul Calderone di Gundestrup (200 - 100 c.C.).

Taranis 6= Tarnis, con ruota solare, Corbridge, Northunberland, 200 - 300 a.C.

Taranis 7 = Otto Frey ritiene che il cavallo con la testa d’uomo dalla tomba principesca di Reinheim (ca. 450 a.C.) è una rappresentazione di Taranis (citato da Kruta)

altare da Gerling, nella provincia del Norico, con dedica a Giove; l’altare riporta una raffigurazione della divinità celtica Taranis.

http://www.oeaw.ac.at/praehist/fercan/taranis.html

Commenti dei lettori

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  • fausto1985

    14 Feb 2011 - 18:45 - #1
    0 punti
    Up Down

    Buongiorno, ho letto con attenzione il suo articolo, ho visto anche la descrizione di alcune immagini ma non trovo dove esse siano…

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