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Le Druidesse degli Antichi Celti

Una ricerca del Vostro Myrddin-Merlino sulle druidesse degli antichi celti, le magiche sacertosse di un ordine nascoste tra le nebbie di ricordi ancestrali.

Giulio Cesare, scrivendo dei Druidi, dice che essi avevano origine in Britannia:
“Si crede che i loro principi fondamentali furono scoperti in Britannia e trasferiti perciò alla Gallia; e oggi coloro che vogliono studiare la materia più accuratamente viaggiano, di regola, fino alla Britannia per apprenderla”.

Perfino in Irlanda, dove il Druidismo prosperava, la Britannia era vista come la fonte dei Misteri Druidici.

Nella più famosa epica nella mitologia irlandese, la Tain Bo Cuailnge - La Razzia del Bestiame di Cooley, la Regina Medb del Connacht sta per impegnare i suoi eserciti in battaglia contro il Re Conchobhar dell’Ulster.
Ella consulta una Druida chiamata Fidelma [Feidelm], la quale gli dice che era appena tornata dall’”aver appreso versi e visione in Albione”. Medb gli domanda se possiede la Luce della Preveggenza, in altre parole se possa vedere nel futuro, e Fidelma conferma che è davvero una profetessa (chiaroveggente) e predice la sconfitta per la Regina Medb.
La Druida Fidelma viene così descritta: “Aveva capelli gialli, indossava un mantello variegato trattenuto da un fermaglio d’oro, una tunica col cappuccio dai ricami rossi, e sandali con fibbie d’oro. La fronte era ampia, la mascella stretta, le sopraciglia nere come la pece, con delicate ciglia scure che ombreggiavano metà del viso fino alle guance. Le labbra sembravano adorne di rosso scarlatto. Tra le labbra i denti erano simili a una chiostra di gioielli. I capelli erano divisi in tre trecce: due legate sopra il capo, la terza che le ricadeva sul dorso, fino a sfiorare le caviglie.
La fanciulla intrecciava una frangia con una bacchetta di elettro intarsiata d’oro tenuta nella mano destra. Gli occhi avevano una triplici iride. Era armata, e due cavalli neri conducevano il carro.[trad. It. G. Agrati e M.L. Magini (a cura di) Saghe e leggende celtiche. I racconti gallesi del Mabinogion. La saga irlandese di Cu Chulainn (2 voll) Mondadori, Milano vol. 2 pag. 126.127]

Nella letteratura epica irlandese troviamo un passo significativo relativo alle imprese giovanili di Finn, futuro capo dei Fianna, allevato dalla druidesse Bodhmall e Liath Luachra nella foresta di Slieve Bladhma.

Quando ebbe l’eta’ adatta per apprendere, Bodhmall e Liath Luachra lo introdussero ai sacri precetti, testualmente tradotto dall’irlandese antico: “…poi gli insegnarono tutti i segreti delle arti druidiche: le virtu’ delle erbe, le abitudini degli animali del bosco e la loro voce, i nomi e le posizioni delle stelle nel cielo”.

Il Druidismo si è evoluto per decine di migliaia di anni in forza delle pratiche religiose di tribù pre-Celtiche, e successivamente del tutto Celtiche nell’Europa Occidentale, e sebbene i Druidi originariamente potevano essere stati semplici sciamani locali, maghi, donne e uomini-medicina, al tempo di Fidelma si erano organizzati in una Scuola dei Misteri con tre divisioni - una tradizione di insegnamento suddivisa in tre correnti: dei Bardi, degli Ovati, e dei Druidi. E Fidelma era andata in Britannia per apprendere versi e visione: l’attività dei Bardi e degli Ovati rispettivamente.

Le tre cose che arricchiscono il Bardo: i Miti, la capacità poetica, e un patrimonio di versi antichi.
Triade Gallese

Fidelma avrebbe appreso dai Bardi come usare la magia del suono: con le parole, con la canzone e con la musica. I Bardi, nel loro addestramento, apprendono le regole di composizione delle poesie, ma anche le genealogie delle tribù e le storie antiche. Essi apprendono come tessere un incantesimo di parole attorno ai loro ascoltatori, incantandoli con racconti di esseri soprannaturali, di eventi storici e mitici che vengono combinati assieme per creare storie di amore e di conflitto, di eroismo e di ricerca della saggezza.
Vi sono differenti tipi di Bardi - dal semplice intrattenitore che per poco denaro può comporre una canzone per il tuo bimbo neonato, o chi suonerebbe musica per un pomeriggio a casa tua al prezzo di un pasto, al Dottore in Poesia, che accompagnerebbe il Re o la Regina, componendo elegie e satire, e insegnado ai Bardi che si stanno addestrando.
In Irlanda l’addestramento durava dodici anni, con gli studenti che passavano attraverso otto gradi: Principiante, Attendente del Poeta, Satireggiatore Apprendista, Pilastro, Nobile Corrente, Uomo o Donna della Conoscenza, Poeta, e poi finalmente Dottore della Poesia. Frequentando il corso per dodici anni e attraverso otto gradi di studio, sipotevano recitare a memoria 350 storie, così come conoscere centinaia di storie e tutte le regole della grammatica e della composizione poetica. Ma così come vi erano Bardi specializzati nella composizione poetica, ve ne erano altri che erano musicisti: componevano musica e canzoni.
Qui un Bardo del Quattordicesimo secolo canta l’elogio della musica dell’arpa:
“Tu che attrai l’uccello dallo stormo, tu che rinfreschi la mente, macchia marrone di parole dolci, ardenti, meravigliose, appassionate.
Tu che risani ogni guerriero ferito, dai gioia e affascini le donne, guida familiare sulle acque blu e scure, tu che suoni una dolce musica mistica. Io non ho mai udito una tale musica dal tempo del popolo fatato, bel ramo marrone dai molti colori, gentile, potente, gloriosa.
Pianto delle donne fatate della Collina delle Fate di Ler, nessuna melodia può essere confrontata con la tua, ogni casa è dolcemente avvolta dalla tua guida, tu pinnacolo della musica-arpa …”.
Il Bardo doveva conoscere le vecchie canzoni e storie, e le regole formali della composizione, ma lui o lei dovevano anche apprendere come trovare l’ispirazione - come viaggiare oltre il tempo e lo spazio per essere beneficiati dalla Dea - conosciuta come Brighid in Irlanda e Scozia, Ceridwen in Galles.
Per fare questo, veniva loro insegnato a fare uso della deprivazione sensoriale.
Essi giacevano in camere oscure senza che luci o suoni potessero raggiungerli, qualche volta con una pietra sul torace per focalizzare la mente. Poi, se erano fortunati, ne sarebbe discesa l’illuminazione e più tardi sarebbero stati in grado di proclamare le loro canzoni e i loro versi nel modo descritto dal grande poeta visionario, e autoproclamato Druido, William Blake, in Songs of Experience:
O Ascoltare la voce del Bardo
Colui che vede il presente, il passato e il futuro
Coloro le cui orecchie hanno udito la Parola sacra
Che camminano tra gli alberi antichi …

(traduzione italiana a cura di Myrddin)

banfáid
viene definita
banfáid, ovvero profetessa, ovvero vate, secondo la classica tripartizione dell’ordine druidico in bardi, vati e druidi propriamente detti:

DIODORO SICULO, Historiae V, 31, 2-5
E ci sono tra i Galli poeti che essi chiamano bardi; e cantano su strumenti simili alla lira, inneggiando alcuni e vituperando altri. Hanno filosofi e teologi tenuti in grande considerazione, che vengono chiamati druidi. Hanno anche indovini molto importanti, che predicono il futuro

Che si trattasse di un’unico ordine sacerdotale, è reso chiaro dealle fonti classiche:
IPPOLITO, Philosophumena I, XXV
Tra i Celti, i druidi si dedicarono alla filosofia pitagorica, alla quale erano stati indirizzati da Salmoside, il servo di Pitagora, uomo di origine tracia che era giunto tra i druidi dopo la morte del padrone, e che aveva dato loro l’opportunità di apprenderne le teorie. I Celti credevano che i loro druidi fossero indovini e profeti, poiché sapevano predire certi eventi, grazie al sistema di calcolo pitagorici. Non passeremo sotto silenzio l’origine del sapere dei druidi, poichè alcuni hanno presunto di scorgervi distinte scuole di pensiero. In verità i druidi si servivano anche delle arti magiche.

Sulle druidesse che profetizzano:
LAMPRIDIO, Alexander Severus LIX, 6
Mentre si accingeva a partire, una profetessa druidica gli urlò in lingua gallica : “Va’, ma non sperare nella vittoria e non fidarti dei tuoi soldati”.

VOPISCO, Numerianus XIV, 2
Diocleziano, che militava ancora nei ranghi inferiori, ed era di stanza in Gallia nel paese dei Tungri, si trovò in una locanda a fare i conti dei suoi costi giornalieri con una donna che era una druidessa. Questa a un certo punto gli disse: “Diocleziano, sei troppo avaro e spilorcio!”. Ed egli le rispose scherzando: “quando sarò imperatore, allora sì che largheggerò!”. E si dice che la druidessa avesse risposto : “Diocleziano, non scherzare, sarai infatti imperatore, dopo aver ucciso il cinghiale”.

VOPISCO, Aurelianus XLIV, 4-5
Diceva infatti Asclepiodoto che Aureliano aveva una volta consultato le druidesse di Gallia, chiedendo loro se l’Impero sarebbe rimasto ai suoi discendenti, ma queste avevano risposto che nessun nome sarebbe stato più famoso di quello dei discendenti di Claudio. E infatti ora è imperatore Costanzo, che discende da quel sangue e i cui discendenti raggiunsero, credo, quella gloria che era stata vaticinata dalle profetesse.

Le druidesse irlandesi (ma anche le vergini celtiche dell’isola di Sein in Gallia e le furie dell’isola di Mona di cui scrive Tacito in Britannia) erano parte integrante dell’antico ordine druidico, in quanto tale, e neanche separate come avviene nel cristianesimo per sesso, dai religiosi di sesso maschile.

Di Fidelma si parla non solo come profetessa (fhaid), ma anche, come Fili.

Nel racconto del Tain Bò Cùalnge, la versione del Book of Leinster usa ban-fhaid (profetessa)

Feidelm banfhaid ar sluag

Profetessa Fedelm, come vedi il nostro esercito?

ma il Lebor na hUIdre scrive banfili (fili donna):

Fedelm banfili do Chonnachtaib mo ainmsea or ind ingen

Il mio nome è Fedelm, la poetessa del Connaught, disse la fanciulla.

In relazione all’anno 253 d.C , Liuti scrive

“il fatto che una semplice indovina potesse essere nominata “druidessa”, non è che l’ulteriore testimonianza di quale infimo valore avesse assunto per i romani tale termine e, di riflesso, di quale scadimento avesse subito il sacerdozio druidico nella Gallia romanizzata.”

mi pare molto discutibile se confrontata con quanto scrive, CENTO ANNI DOPO!, Ausonio, che indica la discendenza dai druidi come fattore di nobiltà:

AUSONIO, Commemoratio professorum Burdigalensis IV, 7-10

Se la fama non mente, tu discendi da druidi di Bayeux, e riconduci la tua stirpe consacrata al tempio di Beleno, donde vi viene il nome.

AUSONIO, Commemoratio professorum Burdigalensis X, 22-30

E io non posso non parlare del vecchio Fenicio che, sebbene fosse addetto al tempio di Beleno, non ne trasse alcun profitto. Discendeva, come si dice, dai druidi di Armonica, e ottenne un seggio a Bordeaux, con l’aiuto di suo figlio.

Fili ha, come significati più antichi, “espressi nei testimitologici ed epici, quello di ‘veggente, mago, indovino, storico, panegerista, satireggiatore, giudice, professore”. In generale, scrive Guyonovarc’h nella sua opera I Druidi, pag. 568, designa l’erudito (nel senso di Bardo) . o il druida versato nella poesia e nella ‘letteratura’ tradizionale.

 

 

Pomponio Mela ne aveva già parlato nel De situ orbis (III, 16), chiamando l’isola con il nome di Sena: “Sena, in Britannico mari, ocismieis adversa litoribus, Gallici numinis oraculo insignis est. Cuius antistites, perpetua virginitate sanctae, numero novem esse traduntur: Gallicenas vocant, maria ac ventos concitare carminibus, seque in quae velin animalia vertere, sanare quae apud alios insanabilia sunt, scire ventura et praedicare, sed nonnis deditas navigantis, et in id tantum, ut se consulerent profectis“.

Sia detto incidentalmente, qui Pomponio non sta facendo opera di fantasia né enuncia costumi latini. Parla di un’isola situata nel mare britannico, celebre per la presenza di un oracolo di una divinità gallica. Si tratta di tradizioni (traduntur) estranee al mondo latino, ma perfettamente conformi alla materia celtica che esaminiamo

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