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CLEMENTI MUZIO

Clementi Muzio

Nacque a Roma nel 1752. Ebbe come insegnanti tutti maestri appartenenti all’ambiente musicale pontificio: Buroni (a sua volta allievo di padre Martini), G. Cordicolli, G.Carpani, G. Santarelli. Probabilmente anche grazie a questo motivo fu assunto in qualità d’organista nella chiesa di San Lorenzo in Damaso che era ancora un ragazzino.

Nel 1776 fu casualmente ascoltare da un ricco inglese (sir Peter Beckford) che s’impegnò con il padre a educarlo e mantenerlo per sette anni nella sua dimora nel Dirsetshire; questo fu per Clementi un periodo d’intensi studi, mirati ad una maturazione del proprio stile pianistico; questa avvenne tramite l’associazione dell’’eredità italiana data dalle inflessioni scarlattiane con il classicismo haydiano e con lo stile galante trattato da Christian Bach (“il londinese”), che aveva determinato anche la formazione di Mozart.

Nel 1778 si trasferì a Londra, dove svolse la professione di pianista, insegnante, maestro al cembalo al King’s Theatre.

Nel 1780 iniziò un’ampia tournée riuscendo ad esibirsi anche alla corte di Luigi XVI e a quella di Luigi II a Vienna.

Rientrò a Londra nel 1788 intensificando la sua attività didattica (fra gli allievi s’annovera: J.Fireld, B.A. Bertini, J.B. Cramer) e dedicandosi alla composizione di sinfonie. Oltre a questo sì diete all’editoria e aprì una fabbrica di pianoforti. Lo svolgere queste attività allontana notevolmente la figura di Clementi da quella del musicista ideale dell’epoca, che era una figura di protetto dell’aristocrazia; egli entrò nel mondo borghese solo grazie al prestigio economico che veniva dalle sue varie attività commerciali.

Dal 1802 al 1810 compì una seconda tournèe in Europa che toccò: Parigi, Vienna, Pietroburgo, Berlino, Praga, Roma, Milano; oltre ad esibirsi come solista fece da didatta a Meyerbeer, F. Kalkbrenner, I. Moscheles e C. Czerny.

Nel 1813, insieme a Viotti, fondò la Royal Philharmonic Society.

Fra il 1817 e il 1827 portò a termine ancora qualche viaggio per esibirsi in Europa e, nel 1828, eseguì, proprio alla Royal sopra citata, un concerto di commiato per il pubblico inglese; morì nel 1832 a Worcestershire.

A parte le giovanili composizioni (“Sonatine progressive op. 36” e le numerose composizioni per pianoforte nate più che altro per scopi didattici) che ebbero le influenze sopra citate, le caratteristiche più personali del musicista si possono trovare nelle sonate più impegnate: op.2, 7, 9, 11, 12, 23, 25, 33, 37, 40, 47 e 50. Queste richiamato in modo evidente Beethoven, infatti, come nelle sue sonate i contrasti sono dinamici, le gradazioni timbriche, lo spingersi alle regioni estreme della tastiera, l’originalità con la quale viene utilizzato il pedale, … Ma la differenza sta’ nell’atteggiamento clementiano che fu definito illuministico perché sembra esprimere delle immagini musicalmente ma non aderirvi sentimentalmente, le usa con disinvolta razionalità, con una mentalità ancora settecentesca. Il che spiega l’attrazione di un’opera come “Gradus ad Parnassum” (tre volumi contenenti 100 esercizi).

La produzione di Clementi comprende complessivamente: 113 composizioni fra sonate, pezzi per pianoforte, toccate, fughe, e altri pochi pezzi per pianoforte, come 24 valzer e 12 monferrine; varie opere didattiche (fra cui una raccolta: “Preludi ed esercizi del 1790); sei sinfonie e un oratorio, la cui musica è andata smarrita.