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DEBUSSY CLAUDE

Biografia

La sua nascita risale al 1862 a Parigi in una famiglia di modeste origini.
Fondamentale fu l’incontro con Mauté de Fleurville (suocera di Verlaine) che divenne la sua prima insegnante; ella si spacciava per allieva di Chopin ma ciò non era realtà, in ogni modo conosceva molto bene costui e trasmise molti di questi suoi saperi a Claude.
Riuscì ad entrare al conservatorio parigino dove ebbe come insegnante di pianoforte A.-F. Marmotel, e d’armonia E. Durand.
Divenne pianista privato dell’’antica protettrice di Cajvskij, la signora von Meck, e questo gli diede la facoltà di svolgere molti viaggi, arrivando fino in Russia; in questo luogo conobbe la partitura del Boris Godunov di Musorgskij, ed essendo uno dei primi ad averlo conosciuto lo introdusse in Francia.
Nel 1884 vinse il Prix de Rome con la cantata “L’enfant prodighe”.Fu durante quest’esperienza che ebbe modo di soggiornare a Villa Medici dove, preso da noia, scrisse delle opere che distrusse dopo poco risparmiando solo “La damoiselle élue”, sul poema di Rossetti.
Con il ritorno in Francia, la sua vita viene ad identificarsi con la propria arte tant’è che si sa pochissimo della sua esistenza a parte un matrimonio fallito subito seguito da un altro nel quale vi è la nascita della figliola, in favore della quale vi è la famosa dedica del Children’ s Corner.
Da un periodo che si può far risalire al 1887, molto importanti furono per la sua produzione artistica i rapporti con la cultura letteraria, o meglio proprio con vari letterati. Primo fra tutti il legame con Baudelaire, di cui musicò cinque poesie (“Cinq poèmes di Baudelaire”1887-89: Le balcon, Harmonie du soir, Le jet d’eau, Recuillement, La mort des amants”) ma anche altri autori romantici furono fonti d’ispirazione: Muset, Th. De Banville, Ch.-M. Leconte de Lisle, Sully-Prudhomme. Alcuni dei suoi massimi raggiungimenti trovano ispirazione dai lavori di Verlaine (“Ariettes oubliées”, 1888; “trois melodies”, 1891; “Fetes galantes”, in due serie,1892 e 1904). Altre influenze da: Louys (“chanson de Bilitis”, 1897), Malarmé (“Apparition”, la prima delle “Quatre melodies pour Madame Vasnier” pubblicata postuma nel 1926, fu seguita nel 1913 da tre poemi: “Soupir”, “Placet Futile”, “Eventail”). Egli riuscì a trarre degli stimoli creativi anche da i poeti antichi, quali: Charles d’Orleans (due delle “Trois chansons de France”, 1904; “trois chansons de Charles d’ Orleans, per coro e cappella,1908), Tristan l’Hermite (“La grotte”,all’interno delle già citate Trois chansons de France; “Le promenoir des deux amants,1904-10), Villon (Trois ballades de Francois Villon”,1910. Vi sono addirittura dei contributi letterali dello stesso musicista : “Proses lyriques”, 1892-93; “Noel des enfants qui n’ont plus de maison”, 1915.
Come fu attratto dalla letteratura lo fu anche dalla pittura, come così dall’’arte orientale e dalla musica di molti suoi contemporanei…Si può a ragione parlare d’eclettismo? Forse anche se molti dissero il contrario! L’insieme della produzione artistica di quest’uomo è ancora oggi studiata, analizzata e anche se vi sono risultati eccellenti rimangono ancora delle controversie e delle dispute aperte.
Una delle sue creazione che va assolutamente citata perché una delle opere più avanzate del teatro moderno è: “Pelléas” (dal dramma simbolista di Maeterlinck: Pelleas et Mélisande).
Tra le opere strumentali si ricorda: “Quartetto” in sol minore per archi,composto nel 1893.
Per quanto riguarda l’ opera orchestrale vi è una straordinaria serie di realizzazioni: “Prelude à l’apres-midi d’un faune,1892 (Mallarmè); “Trois Nocturnes-Nuages”, “Fetes”, “Sirenes”, 1897-99; “La mer”, 1905; “Trois images pour orchestre-Gigues, “Iberia”, “Rondes de printemps”, 1908-1909; “Jeux”. Da La Mer Debussy attua un nuovo concetto formale che è definito “forma aperta”.
L’opera pianistica di Debussy forma un “corpus”imponente che si pone al centro di tutto il panismo moderno. Nelle opere iniziali si nota un accostamento al genere salon. Nel 1888 troviamo: “Deux arabesque”; successivamente dei lavoretti dal titolo: “Nocturne”, “Mazurca”, “Valse romantique”, “Tarantelle styrienne”, “Ballade”, “Reviere”. Dopodiché la “Petite suite” per pianoforte a quattro mani (1889) e l’elegante “Suite bergamasque” (1890) aprono la strada a un pianismo maturo: “Lindaraja” per due pianoforti (1901, ma edita postuma); “Pour le piano”; le tre “Estapes” (Pagodes, La soirée dans Grenade, Jardins sous la pluie); le sei “Images” in due fascicoli (Reflets dans l’eau, Hommage a Rameau, Mouvement; Cloches à travers les feuilles, Et la lune descend sur le temple qui fut; Poissons d’or) e i due libri dei “Preludes”. Vi è sempre una tendenza verso strutture più concentrate e verso l’eliminazione d’ogni indugio decorativo.
I risultati migliori gli raggiunse con: “Brouillards”, “Feuille mortes”, “Les tierces alternées”.
Debussy si libera da ogni riferimento visivo e ha il suo momento di rigore lineare negli “Etudes”, due fascicoli di sei studi ciascuno (1915)nonché in “En blanc et noir”per due pianoforti (1914-1915)e nelle “Six epigraphes antiques”per pianoforti a quattro mani.
Un male incurabile lo spense a Parigi prima della fine della guerra (Marzo 1918).