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HAYDN FRANZ JOSEPH

Biograqfia

Nacque a Rohrau, nell’Austria inferiore, nel 1732.

Il suo maestro di scuola, J.M. Frank, incaricato d’impartirgli le nozioni d’istruzione principale gli diede anche i primi insegnamenti musicali.

Nel 1739 G. Reutter, maestro di cappella in Santo Stefano e attivo compositore presso la corte e nei teatri di Vienna, ebbe modo di ascoltare le doti, ancora acerbe, del ragazzo e chiese il permesso per portarlo con sé nella capitale; qui, diventato soprano principale del coro di S. Stefano, ebbe la possibilità di ampliare i suoi studi musicali imparando a suonare il clavicembalo e il violino. Fece anche dei tentativi inerenti alla composizione.
Una volta finita l’esperienza nel coro a causa della naturale muta della voce, per potersi mantenere, dovette accontentarsi di suonare nelle orchestre e comporre danze e pezzi.
Haydn alloggiava presso la casa del Metastasio che, oltre a portargli degli allievi, gli presentò N. Porpora (compositore e maestro di canto napoletano) che lo assunse come cameriere e accompagnatore al clavicembalo; grazie a quest’esperienza lavorativa ebbe modo di perfezionare la propria formazione musicale e farsi conoscere dall’ambiente aristocratico.
Vi fu una sua rapida ascesa sociale che gli procurò dei buoni incarichi: presso il conte Furnberg, per il quale compose i suoi primi cinque quartetti per archi; alle dipendenze del conte Morzin scrisse la prima delle sue sinfonie.
Nel 1760 si unì in matrimonio con Maria Anna Keller (che era stata una sua allieva), non fu una scelta ottima giacché il matrimonio non andò bene.
Nell’anno 1761 ebbe la nomina di vice-Kapellmeisteer del principe P.A. Esterhazy(al quale succedette dopo poco il fratello Nicola I, “il magnifico”) e fu proprio nella residenza principesca che Haydn trascorse trent’anni operosi e fecondi: qui videro la luce la maggior parte delle sue sinfonie, dei quartetti, dei concerti per vari strumenti, trii e sonate per pianoforte; nacquero tutte (esclusa “Orfeo ed Euridice”, composta a Londra nel 1791) le opere teatrali destinate alle rappresentazioni principesche.

Haydn aveva un’enorme capacità di creare senza nessuna pausa, così le sue opere iniziarono a girare le varie corti e ad accrescere la sua fama. Questo fece sì che avendo una gran richiesta egli divenne un artista libero, di fatto, potendo permettersi di rifiutare inviti importanti. Nel 1790 dopo la morte di Nicola salì al trono il figlio, Antonio, che non era un amante della musica e sciolse il coro lasciando libero dalle proprie incombenze Haydn, il quale decise di trasferirsi a Londra sotto richiesta di Salomon, impresario inglese d’origine tedesca; vi rimase per 18 mesi. In questa capitale compose tre delle sue ultime dodici sinfonie (definite per l’appunto “Londinesi”) e svolse numerosi concerti, nei quali raccolse sempre i favori del pubblico.
Nel 1792 fece una tappa a Bonn dove conobbe il giovane Beethoven che divenne, per un breve periodo suo allievo.
Solo nel 1795 Haydn fece ritorno in patria grazie alla richiesta di Nicola II, nuovo principe d’Esterhazy.
Anche gli ultimi anni, che passò tra Vienna e Londra, furono caratterizzati da un’ampia produzione: le “Sei grandi messe”, i due oratori “La Creazione” e “Le stagioni e delle ultime due serie (op.76 e op.77) di quartetti d’archi.
Questo grande maestro venerato in tutta l’Europa passò gli ultimi anni della vita a ricevere ospiti illustri (Cherubini, C.M. von Weber, …) che restavano incantati dalla sua modestia e commossi dalla nostalgia che albergava nel suo animo.
Diede l’addio al suo pubblico mediante un memorabile concerto di commiato nel quale fu eseguita La Creazione (Marzo 1808) e si spense nel Maggio del 1809, pochi giorni dopo l’entrata dell’esercito napoleonico a Vienna.

L’OPERA
La musica strumentale
Supremo rappresentante della cultura musicale settecentesca, Haydn fu in grado di sviluppare qualsiasi genere gli fosse richiesto da abile compositore-artigiano qual era.
Il suo particolare talento e il destino fecero di lui un compositore eminentemente strumentale: la sua indole si manifestò particolarmente nella produzione d’orchestra e da camera.

-L’esperienza sinfonica

Tra il 1759 e il 1795 distribuì la produzione di ben 107 sinfonie. Fino al 1780 la struttura abituale è costituita dal quartetto degli archi con l’aggiunta di due oboi e di due corni; successivamente compiono il loro ingresso in modo stabile flauti e fagotti in coppia; solo dal 1793, nelle ultime sei sinfonie”londinesi” si trovano i clarinetti. Alla base delle esperienze sinfoniche e in generale di tutta l’opera strumentale Haydiana si riconosce: il sinfonismo e il sonatismo galante italiano, l’opera di C. Ph. E. Bach, lo sperimentalismo dei maestri della scuola di Mannheim. Gli anni settanta del sec. XVIII segnano un suo periodo d’intenso e multiforme travaglio che portò alla nascita di una serie d’opere profondamente segnate dallo spirito dello Sturm und Drang. Il pathos e l’intenzionalità espressiva prevaricano le forme prestabilite: produzioni come la “Trauersymmphonie” in mi minore (1771), “Absschiedssymmphonie” (1772) in fa diesis minore, la “Sinfonia in fa minore” denominata “La Passione” (1768) o quella nella rara tonalità di sì maggiore (1772), superano i limiti dell’inesperto descrittivismo (che si può notare nel trittico dedicato alle parti della giornata: Le matin, Le midi, Le soir, del 1761), per trarre i valori di una poetica della strumentalità che si può stabilire sinfonica in senso moderno. L’evoluzione e il miglioramento di tale poetica coincidono con finale, rifulgente fase del sinfonismo Haydiano.
-La produzione cameristica

Il genio haydiano per l’elaborazione tematica si misura nell’organizzazione cameristica (più ancora che nell’esperienza legata all’aspetto orchestrale riconducibile alle sinfonie e agli oltre 50 concerti per diversi strumenti) costituita dagli 83 quartetti d’archi, raggruppati in 18 numeri d’opera e distribuiti tra il 1755 (i sei quartetti dell’op.1) e il 1803, l’anno del quartetto op. 103, intenzionalmente lasciato ancora da ultimare.
Giunse, attraverso una graduale acquisizione di un’autentica dimensione quartettistica, ai prodigiosi Op. 76 e Op. 77. Tra altri capolavori precedenti a questi s’annovera: gli incantevoli “Trii” per pianoforte, violino e violoncello e le migliori tra le Sonate per pianoforte; minor valore riveste la miriade di “Trii e duo” per archi e i “divertimenti” per diversi strumenti.

La musica vocale

Se la qualità della produzione haydiana è altissima nella dimensione strumentale, si riduce nel campo della vocalità. 23 titoli in tutto, prevalentemente di genere buffo; si ricordano: “Lo speziale”, libretto di C. Goldoni, 1768; “L’infedeltà delusa”, libretto di coltellini, 1773; “Orfeo ed Euridice”, libretto di C. Badini, 1791.
Molta importanza invece riveste la produzione relativa alla musica sacra, che è costituita da 14 messe per soli, coro e strumenti e tre oratori: “Il ritorno di Tobia”, su testo di G. Boccherini (1774-75), “La creazione” (1798) e “Le stagioni” (1801), entrambe su testo di G. Van Swieten. Oggi vi è una rivalutazione anche delle ultime grandi messe: “Missa in tempori belli”, 1796; “Missa santi Bernardi de Affida”, 1796; “Missa in angustiis”, 1798; “Theresienmesse”, 1799; “Missa solemnis”, 1801; “Harmoniemesse”, 1802.