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La sinfonia del destino - Seconda parte

Da parte mia, mi permetto di suggerire all’ascoltatore due versioni altrettanto splendide e rivelatrici. La prima è di quell’autentico “Dioniso con la bacchetta” che è stato Carlos Kleiber, uno[...]

Beethoven - KleiberDa parte mia, mi permetto di suggerire all’ascoltatore due versioni altrettanto splendide e rivelatrici.

La prima è di quell’autentico “Dioniso con la bacchetta” che è stato Carlos Kleiber, uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutto il Novecento, il quale è stato in grado di donarci una memorabile interpretazione della Quinta sinfonia di Beethoven, alla guida dei Wiener Philharmoniker, nella quale la tensione di cui ho accennato prima, e che rappresenta il cuore pulsante di tutto il costrutto sinfonico, non viene mai meno, in un fluire in cui la dimensione titanica, tragica del destino si coniuga miracolosamente con la visione, ora angosciata, ora trionfante dell’uomo e dei suoi ideali.

Kleiber, grazie a tempi assai concisi, ma sempre esemplarmente delineati, perfino nelle minime sfumature, riesce a proiettare nella mente dell’ascoltatore un’immagine “visiva” della partitura, a renderlo compartecipe dalla prima all’ultima nota. Tra l’altro, questa registrazione, della gloriosa casa discografica “Deutsche Grammophon”, permette di ascoltare un altro cavallo di battaglia dello stesso Kleiber, l’amatissima Settima sinfonia di Beethoven, semplicemente ammirevole nello slancio e nella gaiezza, un’interpretazione che fa comprendere meglio perché Richard Wagner volle definire quest’opera sinfonica un’«apoteosi della danza».

Beethoven - SzellL’altra incisione di riferimento è di un altro impareggiabile direttore, il grandissimo George Szell. L’interprete di origine magiara alla metà degli anni Sessanta riuscì a incidere una trascinante Quinta sinfonia beethoveniana (pubblicata dalla Philips), alla guida di una grandissima orchestra, quella della Concertgebouw di Amsterdam, davvero coesa e stupendamente omogenea nei vari settori, soprattutto negli archi e nei fiati.

Da buon ungherese, Szell aveva il senso del ritmo nel sangue e grazie a questa ritmicità, che impregna tutta la sua interpretazione (da ricordare che nel disco è acclusa anche una formidabile registrazione della Seconda sinfonia del compositore finlandese Jean Sibelius), la “sinfonia del destino” viene esemplarmente “vivisezionata”, scavata ed eviscerata in tutta la sua complessità e profondità.

Due registrazioni, insomma, che non devono assolutamente mancare nella collezione di tutti coloro che vogliono conoscere ed ascoltare al meglio questo caposaldo della musica colta.

Da ultimo, un suggerimento. Chi volesse allestire una discoteca mirata, con dischi che rappresentano altrettante pietre miliari della storia della musica classica, può affidarsi in tutta tranquillità e fiducia a un agile libro apparso per i tipi della casa editrice Einaudi e scritto da un profondo conoscitore della storia della musica, oltre ad essere un grande critico musicale, Giorgio Pestelli.

Questo libro, una vera e propria guida ragionata, intitolato “Gli immortali”, raccoglie le schede critiche che lo stesso Pestelli ha raccolto, con passione e straordinaria competenza, nel corso degli anni e apparse sul quotidiano torinese “La Stampa”. Si tratta, come ha affermato l’autore, di duecento profili, che presentano altrettanti capolavori musicali, pensati «per lettori digiuni di musica classica cui fornire una traccia per formarsi una discoteca essenziale». Uno strumento irrinunciabile, dunque, per cominciare la grande avventura dell’ascolto musicale.