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Il riscatto della musica strumentale italiana - Prima parte

Fu definita la cosiddetta "generazione dell'Ottanta", quella formata da compositori come Franco Alfano, Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Gian Francesco Malipiero e Alfredo Casella.

Copertina del disco BrilliantFu definita la cosiddetta “generazione dell’Ottanta”, quella formata da compositori come Franco Alfano, Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, Gian Francesco Malipiero e Alfredo Casella, perché tutti nati intorno al 1880 e fautori di quella che è stata l’opera di rinnovamento della musica strumentale italiana, accantonata quasi completamente dai grandi musicisti dell’Ottocento, da Bellini a Donizetti, da Rossini a Verdi che, al contrario, riservarono quasi interamente la loro arte alle sorti e all’affermazione della musica operistica.

Un’opera improba, ardua, la loro, perché sebbene dopo la morte di Giuseppe Verdi la visione della grande tradizione melodrammatica ottocentesca versava in uno stato di prostrazione e di crisi, allo stesso tempo le masse popolari e la media borghesia si riconosceva ancora totalmente in essa, non permettendo quella inevitabile immissione di nuove idee, di nuovo slancio, di grande fermento rappresentato dalla musica strumentale nel fatidico passaggio tra il XIX e il XX secolo, come invece stava avvenendo con vigore e appassionati dibattiti negli altri maggiori Paesi europei.

Il compositore torineseTra quei rappresentanti della “generazione dell’Ottanta”, Alfredo Casella (nella foto a fianco), nato a Torino nel 1883 e morto a Roma nel 1947, ha delineato, attraverso la sua molteplice e poliedrica opera, un punto di aggancio, di unione con quelle dei maggiori compositori stranieri, permettendo all’arte musicale strumentale italiana di essere annoverata tra quelle che svilupparono linguaggi in grado di staccarsi dalle visioni romantiche e “passatiste” dell’epoca precedente, come vedremo nella seconda parte.