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Il riscatto della musica strumentale italiana - Seconda parte

Casella, giunto a Parigi nel 1896, ebbe modo di studiare, tra gli altri, con Gabriel Fauré, il quale, con le opere di Debussy, Mahler e i poemi sinfonici di Richard Strauss, esercitò un indubbio influsso nella prima produzione del compositore torinese.

Il compositore franceseCasella, giunto a Parigi nel 1896, ebbe modo di studiare, tra gli altri, con Gabriel Fauré (nella foto), il quale, con le opere di Debussy, Mahler e i poemi sinfonici di Richard Strauss, esercitò un indubbio influsso nella prima produzione del compositore torinese. Non solo, nella capitale francese, Casella conobbe anche Maurice Ravel e Igor Stravinskij, oltre a studiare i metodi di composizione di Arnold Schönberg, alle prese con le sue esplorazioni in stile espressionistico.

Il compositore russoProprio basandosi sulle nuove conquiste del linguaggio musicale strumentale, Casella diresse la sua attenzione e i suoi sforzi compositivi. Da tali studi e ricerche, il compositore torinese approdò al cosiddetto “dubbio tonale” per poi affinarlo in quella che definì la “poliarmonia”, ossia una tecnica politonale che, nell’ambito armonico, utilizzava le dissonanze per creare grandi effetti d’impatto. Ma, allo stesso tempo, Casella rimase oltremodo affascinato dalle tematiche neoclassiche di Igor Stravinskij (nella foto a fianco), vero e proprio “deus ex machina” della musica parigina del primo Novecento. Proprio partendo dal neoclassicismo di stampo stravinskijano, Casella volle ergersi a paladino nella creazione di una musica nazionale italiana, all’indomani della fine della Prima guerra mondiale.

Opera di Felice CasoratiUn compito, una missione (come la definì lui stesso), che può essere ripercorsa, conosciuta meglio adesso attraverso un disco pubblicato dalla casa discografica Brilliant, che permette di ascoltare tre capolavori della musica orchestrale di Alfredo Casella (a fianco in un ritratto di Felice Casorati), la celeberrima “Scarlattiana” per pianoforte e orchestra da camera, il “Concerto per pianoforte, violino, violoncello e orchestra” e l’impressionante poema per pianoforte e orchestra “A notte alta”. Tutte composizioni che affronteremo e analizzeremo nella terza parte.