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Il riscatto della musica strumentale italiana - Terza parte

Il compact disc in questione rappresenta, effettivamente, un’ottima occasione per introdurre un compositore quale Alfredo Casella (le cui opere non sono state ancora valorizzate, soprattutto in sede concertistica) a quanti desiderano apprezzare il suo raffinato e accattivante stile strumentale.

Immagine del pianista italianoIl compact disc in questione rappresenta, effettivamente, un’ottima occasione per introdurre un compositore quale Alfredo Casella (le cui opere non sono state ancora valorizzate, soprattutto in sede concertistica) a quanti desiderano apprezzare il suo raffinato e accattivante stile strumentale. In queste tre opere domina il pianoforte, che qui viene suonato da Paolo Restani (nella foto), uno dei più interessanti e maggiormente apprezzati pianisti del nostro Paese, coadiuvato dal direttore Marzio Conti, alla guida della Filarmonica ‘900 del Teatro Regio di Torino.

Se “Scarlattiana” rappresenta un tipico esempio dell’inventiva neoclassica caselliana, un divertimento brillante, che riprende la grande tradizione musicale di Domenico Scarlatti alla luce di un’affettuosa e ammirata trasposizione moderna, sulla falsariga delle tematiche musicali applicate da Stravinskij nel suo “Pulcinella” (e qui sia Restani, sia l’orchestra torinese sfoderano un ottimo affiatamento, oltre a tratteggiare sapientemente le linee ironiche che traspaiono nel corso dell’intera composizione), sono soprattutto le altre due opere a dover attirare maggiormente l’attenzione degli ascoltatori.

Il compositore boemoA cominciare dal poema sinfonico “A notte alta”, un’opera che si pone nella produzione iniziale di Alfredo Casella e che risale al 1917 nella versione per solo pianoforte, e al 1921 nell’adattamento per piano e orchestra, quando il compositore torinese era ancora fortemente imbevuto dagli influssi delle composizioni sinfoniche di Richard Strauss e degli impressionisti francesi. Se l’opera inizia con un orecchio rivolto al “Notturno” dispiegato da Gustav Mahler (nella foto a fianco) nel primo tempo della sua Settima sinfonia, l’accrescere della tensione timbrica ci fa comprendere come Casella fosse rimasto particolarmente impressionato dal “Verklärte Nacht” di Schönberg.

Il grande direttore vienneseAnche l’ultima composizione presente nel cd in questione, il rapinoso “Triplo concerto”, composto nel 1933 ed eseguito in prima assoluta a New York il 17 novembre dello stesso anno sotto la bacchetta del leggendario direttore austriaco Erich Kleiber (nella foto), rappresenta una pagina ammirevole della misconosciuta produzione caselliana. Partendo da una struttura tipicamente di “concerto grosso” di stampo barocco (anche qui la visione neoclassica non viene a mancare), il concerto, ancora fortemente ancorato al linguaggio tonale, mette in rilievo spunti contrappuntistici che mirabilmente il compositore fa defluire in improvvisi scarti dissonantici, retaggio di quella “poliarmonia” di cui si è detto precedentemente.

Anche per il prezzo, decisamente alla portata di tutte le tasche, il compact disc della Brilliant è da consigliare a tutti coloro che vogliono saggiare la bontà artistica di un rappresentante di quella “generazione degli anni Ottanta” che, con coraggio e sagacia, volle affrancare la musica italiana dalla perdurante stagnazione del melodramma ottocentesco. (Ritorna all’inizio)

Alfredo Casella “Scarlattiana – Triplo concerto – A notte alta”, Paolo Restani - Marzio Conti – Filarmonica ‘900 del Teatro Regio di Torino, Brilliant, 2008, 1 cd, tempo totale: 75,33 (distribuito in Italia da Jupiter Distribuzione Srl)