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La musica da camera di un sinfonista

In Anton Bruckner, il grande compositore austriaco nato nel 1824 e morto nel 1896, il cui nome è perennemente accostato alle sue monumentali sinfonie e al genere della musica sacra, la produzione di musica da camera, ristretta a pochissime composizioni, è sempre stata considerata marginalmente.

Copertina del cd NaxosIn Anton Bruckner, il grande compositore austriaco nato nel 1824 e morto nel 1896, il cui nome è perennemente accostato alle sue monumentali sinfonie e al genere della musica sacra, la produzione di musica da camera, ristretta a pochissime composizioni, è sempre stata considerata marginalmente, come mere esercitazioni stilistiche, soprattutto quelle che risalgono al periodo di apprendimento con il direttore del teatro di Linz Otto Kitzler, che gli impartì lezioni, tra il 1862 e il 1863, di composizione e di orchestrazione.

Il compositore di LinzTra i frutti di quel periodo di umile e appassionato apprendimento c’è anche il “Quartetto per archi in do minore”, che risale appunto al 1862, un’opera nella quale la tradizione mendelssohniana si evidenzia nei timidi limiti strutturali, così come il contesto intimo, di chiara matrice schubertiana. A quello stesso anno risale il “Rondo in do minore” che, nelle intenzioni di Anton Bruckner (nella foto a fianco), avrebbe dovuto sostituire il “Rondo” del quartetto stesso, in quanto da lui considerato troppo breve e mal riuscito.

Ma se il quartetto riveste ancora un significato preparatorio, una sorta di abbozzo didascalico in attesa di un ritorno alla musica cameristica da parte di Bruckner, il “Quintetto per archi in fa maggiore”, composto diciassette anni più tardi, rappresenta indubbiamente una delle opere più importanti in questo genere musicale di tutto l’Ottocento, ma soprattutto incarna un processo talmente evolutivo, non solo all’interno della produzione del compositore austriaco, ma anche nell’evoluzione stessa del quintetto, da assurgere a pietra miliare per l’impatto tematico, costruttivo e formale dell’opera stessa.

Il grande compositoreIndubbiamente, il “Quintetto per archi”, opera straordinaria e isolata nel contesto del catalogo bruckneriano, simboleggia idealmente un punto di aggancio con le ultime composizioni beethoveniane del genere, quelle dove la ricerca della variazione e della derivazione tematica era stata sorprendentemente trascurata dai compositori venuti dopo il gigante di Bonn, per proiettarlo inevitabilmente verso il futuro, al punto da suscitare l’interesse e l’ammirazione del primo Schönberg, di Max Reger (nella foto) fino all’asciuttezza oggettiva di Paul Hindemith.

Il quartetto per archi statunitenseOra, questo leggendario quintetto, così come il quartetto per archi, il “Rondo” e l’”Intermezzo in re minore” che risale al 1879 e che Bruckner aveva composto quale alternativa allo Scherzo del quintetto stesso, ritenuto dai contemporanei troppo tecnico e difficile da eseguire, può essere ascoltato nella registrazione effettuata dal “Fine Arts Quartet” (nella foto), con l’aggiunta della viola di Gil Sharon, nel cd pubblicato dall’etichetta Naxos. Un’esecuzione, quella dell’ensemble statunitense, tersa e lucidamente espositiva nei suoi contrasti tematici e nell’articolarsi delle variazioni, il che unito dal fatto che praticamente in questo disco (dal prezzo decisamente basso) si trova tutta la produzione cameristica di Bruckner, eccetto il brano “Zwei Aequale” per tre tromboni, ne fa un’edizione alquanto allettante per coloro che vogliono conoscere questo ambito della produzione musicale del sommo compositore austriaco.

Anton Bruckner “Quintetto per archi in fa maggiore - Quintetto per archi in do minore - Intermezzo in re minore - Rondo in do minore”, Fine Arts Quartet & Gil Sharon, Naxos, 2008, 1 cd, tempo totale: 79,33 (distribuito in Italia da Ducale Snc)