Questo sito contribuisce alla audience di

Un sentiero che porta a Puccini

Scrivere un saggio critico è fondamentalmente un atto di equilibrio nel quale devono convivere l'involucro stilistico e il nutrimento contenutistico. Si deve proporre e insegnare mediando, facendo in modo che il fruitore, qualunque sia l'atto di sensibilità e di cultura che si annidi in lui, possa riceverne il giusto assorbimento.

Copertina libro ZecchiniScrivere un saggio critico, una biografia, è fondamentalmente un delicatissimo atto di equilibrio nel quale devono convivere l’involucro stilistico e il nutrimento contenutistico. Si deve proporre e insegnare mediando, facendo in modo che il fruitore, qualunque sia l’atto di sensibilità e di cultura che si annidi in lui, possa riceverne il giusto assorbimento. In fondo, quindi, scrivere un saggio significa esporsi a variabili di sensibilità e di cultura altrui tali da mettere inevitabilmente a repentaglio il valore del messaggio stesso, che rischia di essere frainteso, perfino incompreso o rifiutato. Di sicuro, Alberto Cantù, musicologo e critico musicale raffinatissimo, non correrà di certo il rischio di vedere frainteso o, peggio, rifiutato l’ultimo saggio che ha scritto, dal titolo “L’universo di Puccini da Le Villi a Turandot”, un tributo ideale, aderente e indispensabile per conoscere la vita e l’opera di Giacomo Puccini.

Pubblicato dalla Zecchini Editore in concomitanza con il centocinquantesimo anno di nascita del celeberrimo compositore toscano, questo è un libro del quale se ne avvertiva indubbiamente la mancanza, un testo che, nell’arco di poco più di duecento pagine, ha la straordinaria capacità di trasformarsi, agli occhi del lettore, del fruitore, in un sentiero privilegiato che porta fino a Puccini, il cui debito riconoscimento, soprattutto a causa di una nostrana critica ancora accecata dai lampi di verdiana memoria e stordita dai densi fumi dei fuochi veristi, stentò fino a poco tempo fa a manifestare compiutamente e giustamente.

Il compositore luccheseUno dei pregi del testo di Cantù, oltre alla padronanza e alla competenza della materia (l’autore fa parte del comitato scientifico dell’“Istituto di studi pucciniani” di Milano) è quello di apparire come una guida, un saldo filo rosso che di opera in opera, di anno in anno, conduce i lettori ad affacciarsi sull’intrigante universo di Giacomo Puccini (nella foto a fianco), pur non rinunciando a una profondità di analisi (falsamente essenziale nella cifra stilistica) e a illuminanti delucidazioni sui meccanismi psicologici, sulle visioni convoglianti tra realtà esistenziale e finzione scenica che sovrastano il compositore di Lucca.

Il musicologo italianoNon solo, ma facendo cosa buona e giusta, Alberto Cantù (nella foto) porta soccorso anche agli stessi melomani, inserendo alla fine di ogni capitolo che tratta un’opera pucciniana le registrazioni di riferimento, i puntelli irrinunciabili per ascoltare le migliori edizioni discografiche. Alla fine, ci si accorge, purtroppo sgomenti, che le duecento pagine sono volate via, evaporate, dissolte nel tempo della preziosa lettura, ma fermamente impregnate nel nostro animo e nella nostra mente, perché l’autore, con rara maestria e lucidità d’intenti, è riuscito dove tanti altri, magari con spreco di meningi e di massicci tomi, hanno fallito: rendere evidente, circoscritta nei fatti, nelle tesi, nelle riflessioni, nelle valutazioni, una visione artistica irripetibile, quella di Puccini, destinata ad annidarsi nella falsariga di un’esistenza “rustico-immaginifica”.

Alberto Cantù, “L’universo di Puccini da Le Villi a Turandot”, Zecchini Editore, pp. 228, euro 20,00