A raccogliere il testimone del genere concertistico del violoncello nel nostro Paese, dopo la morte di Antonio Vivaldi, avvenuta nel 1741, ci pensò il lucchese Luigi Boccherini (1743 - 1805). La vita di questo straordinario compositore, almeno in parte, non è così dissimile da quella di Wolfgang Amadeus Mozart. Nato in una famiglia di musicisti, fu avviato dal padre ad una precocissima carriera concertistica di fanciullo prodigio (a quattordici anni, Luigi Boccherini era già un affermato virtuoso del violoncello).
E come Mozart prima e Beethoven dopo, pur di non sottostare al provinciale ambiente di origine e al mediocre e spesso umiliante mestiere di musico di corte, il compositore lucchese decise di consacrarsi alla libera professione, avendo modo, tra l’altro di fondare, insieme con i musicisti Giuseppe Cambini, Filippo Manfredi e Pietro Nardini (quest’ultimo nell’immagine in un ritratto dell’epoca), il primo quartetto per archi stabile. Nel 1767, Boccherini raggiunse Parigi, dove fu notato ben presto dall’ambasciatore di Spagna, che ebbe modo di invitarlo in terra iberica, in quanto il sovrano Carlo III avrebbe certamente apprezzato le sue composizioni e il suo virtuosismo.
Boccherini accettò la promettente offerta ma, una volta giunto in Spagna, al compositore lucchese fu permesso di fregiarsi del titolo di “Compositore Virtuoso al Servizio di Sua Altezza Reale Don Luigi Infante di Spagna”, ossia al servizio del fratello del re, che non poteva certo avere aspirazioni al trono. A quel punto, Boccherini decise di chiedere protezione all’erede dei Borbone, Carlo IV, principe delle Asturie, ma così facendo, fu costretto a subire le aperte ostilità di un altro compositore italiano, Gaetano Brunetti, musicista di corte invidioso della fama del maestro lucchese (anche qui i parallelismi con la vita di Mozart non mancano, evidentemente).
A tutt’oggi si conoscono di Luigi Boccherini (a fianco un suo ritratto dell’epoca) dodici concerti per violoncello e orchestra (di cui undici sono stati inseriti nel catalogo delle composizioni stabilito dal musicologo francese Yves Gérard (da qui la lettera G posta prima della numerazione di ogni opera). Nella prossima parte vedremo in particolare due concerti del compositore lucchese, quello in sol maggiore G 480 e quello in si bemolle G 482, che vede la presenza, oltre agli archi, anche di due corni.

Andrea Bedetti








