La storia della musica colta occidentale è fatta non solo dai sommi compositori, da coloro che hanno lasciato tracce imperiture della loro arte e creatività, ma anche e soprattutto da una miriade di musicisti che, sebbene non abbiano consegnato ai posteri opere immortali o irrinunciabili, risultano altrettanto preziosi in quanto testimoni, con la loro produzione, di un determinato gusto musicale dell’epoca, di come abbiano, attraverso la loro sensibilità e visione estetica, rappresentato quella stessa epoca. Uno di questi compositori, che fa parte di quella pletora di autori quasi sempre ingiustamente svaniti nelle profonde pieghe della storia e dell’oblio dopo la loro morte, fu Julius Röntgen, un musicista olandese di origine tedesca.
Nato a Lipsia nel 1855, Julius Röntgen (nella foto a fianco), figlio di Engelbert, violinista e direttore della Gewandhaus, studiò dapprima a Lipsia e poi a Monaco di Baviera, prima di trasferirsi, nel 1878, ad Amsterdam, dove dapprima si concentrò nell’insegnamento alla Scuola di Musica per poi approdare, dal 1884 fino al 1924, al conservatorio della città, divenendone direttore a partire dal 1912. Amico fraterno di Johannes Brahms (tanto da esserne considerato non solo un epigono in ambito musicale, ma anche depositario della sua estetica, contrapposta a quella rappresentata da Liszt e Wagner) e di Edvard Grieg, il compositore olandese fu autore di una sterminata produzione (la maggior parte della quale non è mai stata pubblicata ed eseguita), che continuò a portare avanti fino alla morte, avvenuta vicino a Utrecht nel 1932.
Vicino a posizioni di fede luterana, nella seconda parte della sua vita Röntgen fu affascinato dalle teorie teosofiche e fece della sua ultima abitazione, una villa situata a Bilthoven e chiamata emblematicamente “Gaudeamus” (che vediamo nella foto a fianco) un centro simbolico della sua visione del mondo, racchiusa nella certezza che non vi può essere felicità senza il lavoro. Fedele paladino di una concezione tardoromantica della musica e, allo stesso tempo, interessato alle opere di compositori quali Claude Debussy, Richard Strauss, Max Reger, Paul Hindemith, Igor Stravinskij e George Gershwin, il musicista d’origine tedesca considerò sempre con diffidenza l’apporto delle avanguardie musicali, a cominciare dalla dodecafonia di Arnold Schönberg.
Se oggi parliamo di lui è perché l’etichetta discografica tedesca “CPO” (da sempre attenta alla scoperta e alla riscoperta di compositori definiti minori o del tutto dimenticati) sta portando avanti la registrazione della “Julius Röntgen Edition”. L’ultimo cd pubblicato presenta la Sinfonia n. 18, la “Ballata su un tema popolare norvegese” e altre pagine che andiamo adesso a esaminare nella seconda parte.

Andrea Bedetti








