Strano destino quello di Albéric Magnard, un compositore francese nato a Parigi nel 1865 e morto a Baron, a una trentina di chilometri dalla capitale, nel settembre del 1914, visto che la sua morte assume i contorni di una grottesca tragedia, come quella di cui fu vittima, più di quarant’anni dopo, il grande compositore austriaco Anton Webern. Il 3 settembre di quell’anno, infatti, un distaccamento della cavalleria tedesca entrò nella proprietà di Magnard e il compositore, dalla finestra, fece fuoco, uccidendo un militare e forse anche un secondo. Gli altri soldati risposero immediatamente con una nutrita salva di fucili. Non contenti, incendiarono la dimora e probabilmente Magnard trovò la morte proprio tra le fiamme.
Ma il nome di Albéric Magnard (che vediamo nella foto a fianco) non dev’essere ricordato solo per la morte violenta, ma per il fatto che nella sua breve esistenza questo compositore francese (figlio del direttore del prestigioso quotidiano parigino “Le Figaro”) fu in grado di dimostrare un indubbio valore artistico, a cominciare dalle quattro sinfonie a cui è legata principalmente la sua notorietà. A un passo dalla laurea in giurisprudenza, Magnard rimase folgorato da una rappresentazione del “Tristan und Isolde” a Bayreuth nel 1886, che lo convinse a iscriversi al Conservatorio di Parigi, dove ebbe tra gli insegnanti Jules Massenet, oltre a diventare ben presto un discepolo di Vincent d’Indy, con il quale studiò dal 1888 fino al 1892.
Le quattro sinfonie (la n.1 in do minore, op. 4; la n. 2 in mi maggiore, op. 6; la n. 3 in si bemolle minore, op. 11; la n. 4 in do diesis minore, op. 21) rappresentano proprio il risultato di quegli studi effettuati durante il sodalizio con D’Indy. Sono composizioni che appartengono di diritto a quella visione impressionistica della musica, senza dimenticare debiti influssi di César Franck e, in una concezione inevitabilmente magniloquente, quelli derivati dall’ascolto e dall’ammirazione delle opere wagneriane. Sinfonie che ci fanno comprendere, nel loro sviluppo, nell’incessante ricerca armonica, negli scorci melodici e dinamici, come la tragica morte di Magnard (nella foto vediamo proprio la sua magione di Baron) abbia rappresentato una gravissima perdita per la musica francese e non solo del primo Novecento.
Se oggi abbiamo modo di parlare delle quattro sinfonie di Magnard è perché l’etichetta discografica Hyperion ha messo in vendita un cofanetto di due compact disc al prezzo di uno contenente proprio il corpus sinfonico del compositore francese. Si tratta della registrazione effettuata nel 1997 dal direttore francese Jean-Yves Ossonce (nella foto a fianco) e dalla BBC Scottish Symphony Orchestra. Una registrazione davvero notevole, che non fa rimpiangere le interpretazioni coinvolgenti lasciateci dal grande Ernest Ansermet (tra l’altro il sommo direttore elvetico registrò proprio la terza sinfonia di Magnard negli anni Sessanta con la Decca). Come sempre, il lavoro da parte dei tecnici della casa discografica britannica è stato all’altezza, restituendo un suono orchestrale pieno, che si distribuisce nel palcoscenico sonoro e con una dinamica che permette all’ascoltatore di recepire al meglio il fraseggio, a volte sontuoso, del compositore francese.
Albéric Magnard “Le quattro sinfonie” Jean-Yves Ossonce - BBC Scottish Symphony Orchestra, Hyperion, 1 cd, tempo totale: 67,15 + 73,16 (distribuito in Italia da Sound and Music srl)

Andrea Bedetti








