Anche se il nome di Germaine Tailleferre non è ancora conosciuto come meriterebbe dal grande pubblico, è indubbio che questa compositrice francese, nata a Saint-Maur-des-Fossés nel 1892 e morta a Parigi nel 1983, ha rappresentato una voce davvero originale, arguta, intellettualmente stimolante nel panorama musicale europeo del primo Novecento. Non per nulla, se il suo nome, dopotutto, viene citato e ricordato è perché Germaine Tailleferre fece parte del cosiddetto “Groupe des Six” (che vediamo a fianco in un dipinto con la pianista Marcelle Meyer al centro), come fu definito dal critico musicale Henri Collet, ossia quel gruppo di giovani compositori francesi, cresciuto e sviluppatosi all’ombra del culto della visione estetica e musicale di Erik Satie, formato da Francis Poulenc, Darius Milhaud, Arthur Honegger, Georges Auric, Louis Durey e, appunto, Germaine Tailleferre.
Anche se le sorti di questo gruppo, sostenuto ed appoggiato entusiasticamente da quel vulcanico istrione culturale che fu Jean Cocteau (che vediamo nella foto a fianco), conobbero un precoce tramonto sulla scena musicale francese, ognuno dei suoi componenti rimase amico con gli altri, permettendo una continua e proficua collaborazione e scambio di idee e di vedute. È indubbio che l’opera musicale di Germaine Tailleferre debba essere considerata inscindibile dalla sua vita, vissuta come se fosse un’autonoma opera d’arte, durante la quale la compositrice francese, pur di poter continuare a comporre la sua musica fu costretta a combattere contro la gelosia dei suoi due mariti, l’illustratore americano Ralph Barton e un avvocato francese, Jean Lageat, e contro lo stesso establishment culturale, che ancora guardava con sospetto la produzione artistica femminile.
Germaine Tailleferre (che vediamo nella foto a fianco), dopo aver studiato al conservatorio di Parigi, ebbe modo di approfondire la conoscenza dell’orchestrazione con Maurice Ravel, con il quale studiò fino al 1930. Propensa a usare una politonalità brillante, ironica e votata ad esaltare la sua personalità femminile, questa compositrice francese, autrice di opere teatrali, colonne sonore, concerti per strumenti solisti e soprattutto di notevolissime composizioni per pianoforte e per complessi cameristici, seppe infondere nella sua produzione artistica un fascino brillante, scevro da smancerie e facili appigli edonistici. E se oggi torniamo a parlare di lei e della sua musica, lo dobbiamo anche a un interessantissimo cofanetto, pubblicato recentemente dalla casa discografica olandese Brilliant, che raccoglie appunto la musica pianistica e cameristica di Germaine Tailleferre.
Questo doppio compact vede l’esecuzione di una delle più interessanti pianiste italiane, la piemontese Cristina Ariagno, accompagnata nelle composizioni cameristiche dal violinista Massimo Marin e dal violoncellista Manuel Zigante. Un lavoro che andiamo adesso a esaminare nella seconda parte.

Andrea Bedetti








