Probabilmente, il nome di Pierre Rode non dirà nulla a molti, perfino agli appassionati di musica, ma questo compositore francese, nato nel 1774 a Bordeaux e morto nel Castello di Bourbon, nei pressi di Damazan, nel 1830, è stato uno dei primi grandi virtuosi del violino nel XIX secolo. Tanto per comprendere la caratura di questo musicista, Nicolò Paganini, alquanto scevro nel riconoscere il valore virtuosistico e le capacità interpretative dei suoi concorrenti, inserì all’interno dei suoi programmi i concerti violinistici n. 1 e n. 7 di Rode, riconoscendo al loro autore dignità e ammirazione.
Eppure, il nome e le composizioni di questo “figlio della rivoluzione” sono progressivamente scomparsi dai cartelloni concertistici dei nostri giorni. Allievo di Giovanni Battista Viotti (che vediamo nel ritratto a fianco), padre della scuola violinistica francese, Pierre Rode fece il suo debutto in pubblico nel 1790, anche se il successo gli arrise completamente due anni dopo, quando eseguì in pubblico a Parigi il concerto n. 13 per violino dello stesso Viotti. Da quel momento, ebbe inizio una carriera folgorante che lo portò dapprima ad essere insegnante e didatta al conservatorio della capitale francese, poi violinista particolare del console Napoleone Bonaparte e, infine, dal 1804 al 1808, violinista di corte dello zar Alessandro I.
Pierre Rode (nel ritratto a fianco) rappresenta il tipico compositore in grado d’incarnare musicalmente un’epoca. La sua parabola artistica prese infatti le mosse quando Luigi XVI fu decapitato, per continuare dapprima sotto la Rivoluzione francese, con tutti i suoi eccessi e le sue violenze, e poi con l’ascesa al potere di Napoleone e concludersi, infine, sotto il ritorno della cosiddetta Restaurazione. Il suo ideale artistico s’intreccia con lo slancio libertario della rivoluzione, per poi cristallizzarsi nella dimensione eroica dell’interprete (tipica della concezione romantica), in grado di rappresentare il “medium” per eccellenza tra l’afflato creativo e la ricezione da parte del pubblico. Indubbiamente, con Pierre Baillot e Rodolphe Kreutzer, Pierre Rode ha fornito un impulso decisivo alla musica violinistica francese, che si concretizzò con un celeberrimo manuale, tuttora usato dagli studenti di violino.
Bene ha fatto, dunque, l’etichetta discografica Naxos a pubblicare, all’interno della collana dedicata ai concerti violinistici del XIX secolo, tre composizioni di Pierre Rode, i concerti n. 7, n. 10 e n. 13, eseguiti da Friedemann Eichhorn, con l’accompagnamento dell’Orchestra SWR di Kaiserslautern, diretta da Nicolás Pasquet. Un cd che andiamo adesso ad esaminare nella seconda parte.

Andrea Bedetti








