Come si diventa un genio musicale? Quali sono i segni premonitori per comprendere la nascita di un compositore destinato a lasciare un marchio indelebile nella storia della musica? Per ciò che riguarda Ludwig van Beethoven, il segno premonitore di ciò che sarebbe stato in futuro, può essere individuato in tre quartetti per pianoforte che il sommo compositore tedesco ebbe modo di creare appena quindicenne nella nativa Bonn. Anzi, se si vuole risalire alle primigenie prove compositive che porteranno il giovane Beethoven a creare le prime sonate per pianoforte (che avranno il merito di farlo conoscere e apprezzare nei salotti viennesi negli ultimi anni del XVIII secolo), si deve fare riferimento proprio su questi tre quartetti, che portano il numero di catalogo WoO 36 (Werk ohne Opuszahl, ossia “lavoro senza numero d’opera”), pubblicati dopo la morte del genio di Bonn dall’editore Artaria.
Queste tre opere giovanili beethoveniane sono state registrate dal New Zealand Piano Quartet, una compagine cameristica che ha fatto il suo debutto con questo disco per l’etichetta discografica Naxos. I componenti del quartetto hanno deciso di registrare i quartetti non secondo l’ordine di pubblicazione voluto da Artaria, ma secondo l’ordine cronologico di composizione, ossia il quartetto n. 3 in do maggiore, il n. 1 in mi bemolle maggiore e il n. 2 in re maggiore. Pur essendo opera di un brillante adolescente e manifestando un’inevitabile acerbità (se paragonati soprattutto ai coevi due Quartetti per pianoforte mozartiani, che rappresentano un vertice assoluto in questo genere cameristico), non si può non restare meravigliati dalla spinta, dal vigore, dalla matrice creativa del giovanissimo Beethoven (che vediamo in un ritratto effettuato nel 1801).
Come si è già accennato, proprio in questi quartetti possiamo intravvedere quei semi che, germogliando, daranno i primi frutti attraverso le prime sonate pianistiche. È sufficiente ascoltare l’Allegro con spirito del quartetto n. 1 o l’Allegro vivace del quartetto n. 3 per rendersi conto che il quindicenne Beethoven, oltre a voler imitare lo stile di Mozart e Haydn, già stava immaginando e soprattutto costruendo, nota su nota, quella tipica scrittura pianistica che lo distaccherà, sebbene appena ventenne, da tutti gli altri compositori del tempo per originalità, possanza e visione d’insieme. L’interpretazione del New Zealand Piano Quartet (nella foto) risulta aderente allo spirito di un quindicenne ambizioso e con le idee già chiare, esprimendo un più che lecito entusiasmo timbrico che ha il merito di evidenziare quei passaggi sviluppati in seguito da Beethoven in chiave sonatistica. La registrazione, soprattutto nei tempi più veloci, risulta un po’ troppo asciutta, il che danneggia la resa timbrica del pianoforte (che risulta essere anche leggermente arretrato rispetto agli strumenti ad arco) e del violino. Ad ogni modo, è un disco piacevolissimo, che permette di riascoltare queste composizioni, registrate nell’ormai lontano 1969 dall’Amadeus Quartet con Christoph Eschenbach.
Ludwig van Beethoven “Quartetti per pianoforte” New Zealand Piano Quartet, Naxos, 1 cd, tempo totale: 64,19 (distribuito in Italia da Ducale Snc)

Andrea Bedetti








