Nonostante il cambiamento dei gusti musicali, degli stessi linguaggi che sovrintendono l’espressione musicale, ci sono compositori che restano fedeli ad una loro visione artistica, anche quando quest’ultima è in netta contraddizione con i tempi, decisamente “old-fashioned”. Tra coloro che appartengono alla schiera di questi musicisti impermeabili alle nuove tendenze artistiche c’è sicuramente l’inglese Josef Holbrooke, nato nel Surrey nel 1878 e morto a Londra nel 1958. Holbrooke, così come Hubert Parry, John Villiers Stanford e, soprattutto, Edward Elgar, fece parte di quella “nouvelle vague” generazionale che volle dare un’impronta maggiormente stilistica e ben delineata alla musica inglese nel volgere del passaggio tra il XIX e il XX secolo.
Josef Holbrooke (che vediamo nella foto a fianco), pochissimo conosciuto al di fuori dei confini nazionali, fu fondamentalmente un compositore incompreso dai contemporanei, tranne per un breve periodo di successo che visse agli inizi del XX secolo, e del tutto dimenticato dopo la sua morte. Eppure, alcune pagine orchestrali, sempre legate ad un linguaggio dal richiamo impressionistico e connaturato da forti contrasti timbrici, sono indubbiamente valide, come dimostra il compact disc pubblicato dall’etichetta tedesca CPO, da sempre assai attenta nel far conoscere opere e compositori sui quali grava la cappa della dimenticanza, che presenta alcuni poemi sinfonici del musicista britannico, eseguiti dalla Brandenburgisches Staatsorchester Frankfurt, sotto la direzione del connazionale di Holbrooke, Howard Griffiths.
Maggiormente versato al genere orchestrale rispetto a quello cameristico, Holbrooke fu un musicista particolarmente affezionato ai racconti e alle opere poetiche di Edgar Allan Poe (nella foto a fianco), al punto che più di trentacinque sue composizioni sono dedicate proprio ai lavori del geniale scrittore statunitense. Il disco della CPO presenta, tra l’altro, oltre al poema “The Viking” e alle variazioni sinfoniche “Three Blind Mice”, proprio due composizioni tratte da racconti di Poe, “Amontillado” e “Ulalume”. Già nell’ascolto dell’ouverture drammatica “Amontillado”, che risale al 1936, anche se la prima esecuzione pubblica avvenne dieci anni più tardi, si evidenzia il debito artistico che Holbrooke ebbe nei confronti di Richard Strauss e dell’impressionismo francese. Una scrittura dichiaratamente “effettistica”, addirittura quasi “cinematografica” al punto che, nell’alternanza dei temi musicali che contraddistinguono i personaggi e lo sviluppo dell’intreccio, si ha quasi la sensazione di visualizzare l’intera storia.
E se le variazioni “Three Blind Mice” rappresentano una pagina estremamente divertente e gaia, basate sui popolari temi della marcia dei granatieri inglesi e sul motivo di “For he’s a jolly good fellow”, così come il poema sinfonico “The Viking”, con le sue reminiscenze de “Der fliegende Holländer” tratteggia una pagina densa di slanci e di passione tragica, sicuramente la composizione che colpisce di più è il poema sinfonico “Ulalume”, composto nel 1903, il cui inizio richiama le stesse atmosfere debussyane de “La mer”, con un lento crescendo orchestrale, stupendamente equilibrato e ricco di inventiva stilistica, ottimamente reso dalla direzione ricca di afflato di Griffiths (nella foto sopra), per poi avviarsi ad una desolante fine, sulla scia della celeberrima, omonima ballata di Poe. Pur non essendo un compositore da annoverare tra le pietre miliari che contrassegnarono il passaggio musicale tra l’Ottocento e il primo Novecento, le composizioni di Holbrooke rappresentano una testimonianza di un gusto che ebbe vita quanto mai breve, sotto l’incalzare dei nuovi linguaggi e delle nuove pulsioni musicali.
Se la direzione di Howard Griffiths tende ad esaltare la spettacolarità timbrica delle partiture, con un fraseggio incalzante e sempre pronto a evidenziare i picchi dinamici, ciò che rappresenta un’ulteriore conferma è la validità della Brandenburgisches Staatsorchester Frankfurt (nella foto sopra), la compagine orchestrale che dipana un suono non solo potente, vibrante (ottimi il settore dei legni, così come quello degli ottoni), ma anche in grado di esprimere con effusione e precisione i passaggi più delicati e sfumati. La registrazione effettuata dai tecnici della CPO nella Konzerthalle “Carl Philipp Emanuel Bach” a Francoforte risulta alquanto convincente, con l’orchestra dispiegata adeguatamente nel palcoscenico sonoro e con la debita profondità e distanza tra i vari settori, anche se talvolta, come in “The Viking”, i fiati appaiono più avanzati rispetto a un equilibrio sonoro ottimale.
Josef Holbrooke “Amontillado – The Viking – Ulalume” Howard Griffiths - Brandenburgisches Staatsorchester Frankfurt, CPO, 1 cd, tempo totale: 56,24 (distribuito in Italia da Sound and Music srl)

Andrea Bedetti








