Appunti di storia del Concerto per violino e orchestra - Prima parte

Non si può cominciare a parlare del violino, se prima non si fanno alcuni debiti accenni sui grandi costruttori che idearono e svilupparono (per come noi lo intendiamo oggi) questo tipo di strumento che appartiene alla famiglia degli archi.

Il dipinto di Jean-Baptiste OudryNon si può cominciare a parlare del violino, se prima non si fanno alcuni debiti accenni sui grandi costruttori che idearono e svilupparono (per come noi lo intendiamo oggi) questo tipo di strumento che appartiene alla famiglia degli archi. A tutt’oggi è ancora incerto se la nascita del violino (che vediamo nell’immagine nella “Natura morta con violino” del pittore francese Jean-Baptiste Oudry) debba risalire agli approcci e alle sperimentazioni dei maestri liutai della scuola bolognese (a cominciare da Antonio Brensio, 1485-1561) o di quella bresciana (Gasparo da Salò, 1540-1609). Ad ogni modo, colui che diede una spinta decisiva sullo sviluppo del violino fu sicuramente il cremonese Andrea Amati (1505-1580), fondatore della grande scuola locale.

Il sommo liutaio cremoneseA metà del XVI secolo, fu proprio Amati a dettare del violino la forma, i canoni costruttivi e i rapporti strutturali rimasti da allora pressoché immutati. Oltre alla dinastia degli Amati, sempre a Cremona, dobbiamo almeno ricordare anche quella dei Guarnieri, con il rappresentante più famoso, Giuseppe detto “del Gesù” (1698-1744) e, soprattutto, il sommo Antonio Stradivari (che vediamo nel dipinto), nato nel 1644 e morto nel 1737. Per ciò che riguarda la nascita del genere concertistico nel violino, fu sicuramente il veronese Giuseppe Torelli (nato nel 1658 e morto a Bologna nel 1709) il primo in grado di elaborare composizioni con la presenza dello strumento solista con accompagnamento orchestrale.

Il compositore e flautista tedescoA tale proposito, celebre fu la definizione data dal compositore tedesco Johann Joachim Quantz (nel ritratto a fianco), grande interprete del flauto, vissuto nel XVIII secolo: «Gli italiani cominciarono per primi a scrivere concerti. In particolare, Torelli si dice sia stato il primo autore di composizioni di questo tipo». Per ciò che riguarda più specificatamente la prima testimonianza giunta fino a noi di concerto per violino e orchestra, bisogna proprio prendere in esame tre composizioni dello stesso Torelli, appartenenti ai suoi “Concerti musicali” Op. 6, pubblicati ad Augusta nel 1698, per la precisione il concerto n. 6 in do minore, il concerto n. 10 in re minore (con la presenza di due violini solisti) e il concerto n. 12 in la maggiore.

Il compositore veronese1Esaminando la partitura del concerto n. 6 di Torelli (che vediamo nel ritratto a fianco), si può notare come i due tempi “Allegri” estremi siano tempi di concerto solista nella forma con ritornello (ritorneremo sul fondamentale ruolo del ritornello all’interno della struttura concertistica, quando affronteremo le composizioni vivaldiane). Nel primo tempo il ritornello ricorre quattro volte contro tre sezioni solistiche (otto, dodici e undici battute) secondo la modalità che Vivaldi avrebbe più tardi prediletto, mentre l’ultimo “Allegro” presenta soltanto due ritornelli e due sezioni solistiche (da otto e dieci battute). Per avere maggiori informazioni e un disco di riferimento attraverso il quale ascoltare tali composizioni, si può andare a consultare questa parte precedente).

Il sentiero dal quale partì il concerto per violino e orchestra fu dunque indicato da Giuseppe Torelli e il cui testimone fu ben presto preso da una figura fondamentale di tutta la musica barocca, Antonio Vivaldi, come si vedrà nella prossima parte.

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