M° De Maria, al di là del fatto che lei ha ottenuto risultati davvero mirabili, come ha concordato la stragrande maggioranza della critica, con la sua integrale dei lavori per pianoforte di Chopin, non crede che oggi i pianisti affrontino le integrali di capisaldi della letteratura pianistica, come Beethoven, Chopin, Debussy, con un certo anticipo rispetto a una volta, quando gli interpreti attendevano a lungo prima di affrontare una simile impresa?
«Beh, al di là del fatto che i tempi sono mutati e con essi anche determinate convenzioni sociali e culturali, non dobbiamo dimenticare che il giovanissimo Daniel Barenboim ebbe modo di affrontare tutte le sonate beethoveniane, così come Claudio Arrau durante i suoi studi a Berlino con Martin Krause. Non credo che affrontare a una giovane età i grandi totem della letteratura pianistica in modo sistematico possa rappresentare un vizio di ambizione o di “arroganza” artistica. A patto che tale sistematizzazione non rappresenti una sorta di testamento stilistico e contenutistico. Pensiamo ad Alfred Brendel, capace di tornare a una seconda integrale beethoveniana nel corso del tempo».
Dopo questa integrale di Chopin, conclusa in studio e che sta effettuando anche dal vivo sui palcoscenici, quali saranno i suoi programmi futuri?
«A ottobre e a novembre sarò in Francia, a Ruffec, nel corso del “Festival Piano en Valois”, dove nel corso di sei serate eseguirò proprio l’integrale di Chopin. Poi, sempre in novembre sarò in Cina, a Beijing, dove eseguirò ancora composizioni chopiniane, all’interno del “Beijing International Piano Festival”. Guardando più in là, oltre ai miei impegni concertistici, mi piacerebbe interpretare gli Studi di Claude Debussy e quelli di György Ligeti, oltre a dedicarmi ancora alle composizioni di Muzio Clementi [per il quale De Maria ha già registrato le tre Sonate op. 40 per la Naxos, N.d.A.] e di Domenico Scarlatti. Trovo che Clementi, infatti, sia ancora vittima di alcuni pregiudizi che ostacolano il suo giusto posto nella storia della musica… ».
Anche per colpa di Mozart… [La storia ci ricorda, infatti, che nel 1781 a Vienna l’imperatore Giuseppe II d’Austria invitò Clementi a partecipare a un “duello” musicale con Mozart allo scopo di intrattenere i suoi ospiti. Entrambi gli artisti improvvisarono ed eseguirono selezioni delle proprie composizioni. L’abilità di entrambi fu così grande, che l’imperatore fu costretto a dichiarare la parità. Ma il 12 gennaio dell’anno successivo Mozart scrisse al padre: «Clementi suona bene, fino a che guardiamo alla mano destra. La sua potenza sono i passaggi di terza. A parte questo, egli non ha un centesimo di gusto o sensibilità; in pratica è solo un puro meccanico». Non solo, in una lettera successiva si spinse oltre, affermando addirittura: «Clementi è un ciarlatano, come tutti gli italiani», N.d.A.]
«Già, anche per via del severo giudizio che Mozart ebbe nei suoi confronti. Ma è tempo che la musica pianistica di Clementi venga giustamente valutata e considerata».

Andrea Bedetti








