Premetto che non sono mai stato un entusiasta sostenitore del verismo, né in letteratura, né tantomeno in musica, ma quando ho affrontato l’ascolto del recital che il soprano americano Renée Fleming ha dedicato a diciassette tra arie e scene tratte da opere di Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Alfredo Catalani, Ruggero Leoncavallo, Riccardo Zandonai, Francesco Cilea e Umberto Giordano, nel cd pubblicato recentemente dalla Decca, intitolato “Verismo”, con la direzione di Marco Armiliato alla testa del Coro e Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, l’ho fatto con una certa curiosità.
Una curiosità motivata da due fattori, il primo è che un’artista come il soprano americano si accetta o si rifiuta, perché il suo modo di affrontare le eroine dell’opera lirica non accetta mezze misure, tenuto conto che fino ad oggi, Renée Fleming (nella foto durante un recital concertistico) aveva quasi sempre suscitato entusiasmo per la sua capacità di rendere psicologicamente i personaggi da lei affrontati e un po’ meno per come li aveva cantati, alternando splendide interpretazioni ad altre meno convincenti. Il secondo motivo, invece, risiedeva nel fatto che l’artista statunitense aveva deciso di affrontare personaggi ricchi di sfumature psicologiche (dalla Suor Angelica, Magda, Mimì, Manon, Liù pucciniane alla Iris e Lodoletta di Mascagni, dalla Wally di Catalani e Mimì e Zazà di Leoncavallo alla Conchita di Zandonai e Gloria di Cilea fino alla Fedora e Stephana di Giordano) e, allo stesso tempo, decisamente impegnativi sul piano canoro.
Bene, giunto alla fine dell’ascolto, devo ammettere che Renée Fleming ha saputo confezionare una prova davvero ragguardevole, non solo sotto l’aspetto della resa psicologica dei personaggi (e fin qui era più che prevedibile), ma anche nella dimensione dell’interpretazione, per il semplice fatto che la cantante non è mai andata sopra le righe, non lasciandosi vincere dalla tentazione di “abbellire” le linee e i fraseggi, ma restando ancorata, avvinta sarebbe meglio dire, a ciò che il personaggio esprimeva, che fosse una nobildonna (Fedora, Gloria o Angelica), una cortigiana (Stephana o Magda) un’eroina asiatica (Liù o Iris) o figure più umili (Zazà, Mimì o Conchita). Per ogni quadro, per ogni raffigurazione, per ogni rappresentazione, Renée Fleming è stata in grado di ritagliare dinamiche, timbri, fraseggi e portamenti che si sono adagiati, ritagliati su misura, sui vari personaggi femminili, quasi tutti sconfitti e umiliati dal destino e dalla vita.
Anche gli altri cantanti che accompagnano il soprano statunitense nelle sette scene sono all’altezza della situazione, a cominciare dal tenore del momento, Jonas Kaufmann, così come Marco Armiliato (che vediamo nella foto), che asseconda bene la diva negli sbalzi timbrici e dinamici con un accompagnamento a effetto, grazie all’orchestra milanese, sempre a suo agio nella dimensione operistica. Buona anche la registrazione, con il soprano e gli altri cantanti che si trovano “plasmati” all’interno del suono orchestrale, merito di una debita profondità e di un ampio palcoscenico sonoro.
AA.VV. “Verismo” Renée Fleming - Marco Armiliato - Coro e Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, Decca, 1 cd, tempo totale: 72,14 (distribuito in Italia da Universal Music Italia)

Andrea Bedetti








