Un testimone della tradizione ungherese: Jenő Hubay

Nato a Budapest nel 1858 e morto nella stessa capitale ungherese nel 1937, Jenő Hubay non è stato soltanto uno dei più grandi violinisti della seconda metà dell’Ottocento.

La copertina del disco Naxos7Nato a Budapest nel 1858 e morto nella stessa capitale ungherese nel 1937, Jenő Hubay non è stato soltanto uno dei più grandi violinisti della seconda metà dell’Ottocento, ma soprattutto il fondatore della grande tradizione violinistica magiara (ebbe, tra l’altro, come studente il leggendario Joseph Szigeti). Una tradizione che fece del violino lo strumento d’elezione, soprattutto traendo spunto dalla musica folkloristica ungherese, fatta di suoni sensuali e malinconici.

La giovane violinista ingleseOra gli appassionati possono disporre di una recente registrazione, pubblicata dall’etichetta discografica Naxos, che presenta i primi due concerti violinistici di Hubay (ne compose in totale quattro) e, soprattutto, due delle sue più famose Csárdas (ne scrisse complessivamente quattordici), la n.3 e la n.4. A interpretare queste composizioni, tutte squisitamente virtuosistiche e irte di numerose difficoltà tecniche, è stata l’astro nascente del violinismo inglese, la ventunenne Chloë Hanslip (che vediamo nella foto), accompagnata dal direttore Andrew Mogrelia e dalla compagine della Bournemouth Symphony Orchestra.

Il compositore ungherese1Nel corso di tutta la sua vita, Hubay (che vediamo nella foto), amico ed estimatore di Franz Liszt e del compositore e violinista belga Henry Vieuxtemps (nel ritratto in basso), rimase un fervente appartenente della scuola romantica, una sorta di Rachmaninov violinistico che, con l’avanzare della modernità e del progressivo linguaggio tonale, guardò sempre con sospetto e malcelato fastidio l’arrivo di compositori compatrioti come Dohnányi, Bartók e Kodály, che ebbe tra l’altro quali allievi dell’Accademia musicale di Budapest. Il suo rapporto con la musica fu essenzialmente basato su una visione che esaltava ovviamente il suo strumento d’elezione, il violino, vero e proprio accentratore nelle composizioni presenti nel disco in questione.

Il compositore belgaAl di là dei due concerti, alquanto stucchevoli (soprattutto il primo in la minore) e prevedibili, con il violino a farla da padrone, rispetto all’apporto dell’orchestra, con la quale quasi mai dialoga apertamente, sono sicuramente più interessanti le due Csárdas, le tipiche danze popolari ungheresi che hanno avuto origine dalla tradizione zingaresca, le quali iniziano sempre in modo molto lento (definito con il termine di “lassú”) per poi aumentare progressivamente di ritmo fino ad assurgere a un finale a dir poco frenetico (“friss”), con numerosi cambi di tempo nel suo svolgimento.

La sala concertistica di PooleSquisitamente virtuosistiche, queste composizioni permettono a Chloë Hanslip, ben sostenuta da Andrew Mogrelia e dall’ottima compagine orchestrale inglese, di dare sfoggio delle sue grandi qualità tecniche, unite da un’indubbia capacità interpretativa, resa grazie a un suono rotondo, particolarmente espressivo, anche se non potente, ricco di sfumature e di sottigliezze psicologiche. Purtroppo, lo stesso non si può dire della qualità tecnica della registrazione, effettuata nel giugno scorso alla Concert Hall di Poole (nella foto), in quanto nel primo concerto i bassi suonano in modo alquanto abnorme, cosa che invece non manifestano le altre composizioni, anche se l’orchestra risulta troppo arretrata rispetto al violino, sacrificando a volte quelle rare intese tra strumento solista e accompagnamento (come accade proprio nelle due Csárdas).

Jenő Hubay “Concerti per violino n.1 e n.2 - Scene della Csárda n.3 e n.4” Andrew Mogrelia - Chloë Hanslip - Bournemouth Symphony Orchestra, Naxos, 1 cd, tempo totale: 70,44 (distribuito in Italia da Ducale Snc)

Peeplo News

Attualità e Notizie su Peeplo News.

Cercale ora!