Anche il secondo concerto per violino e archi di Bach (nel ritratto a fianco), in mi maggiore BWV 1042, si muove sulla falsariga del primo, con l’“Allegro” iniziale che presenta un’articolazione “solo-tutti” che dà vita a una dialettica serrata di contrasti e compenetrazioni. Questo schema, di chiara matrice vivaldiana, viene sviluppato su un piano di maggiore complessità attraverso una condotta tematica ampia e rigorosa, che investe tutti gli elementi del discorso concertante e si evolve principalmente dal motivo iniziale sui gradi dell’accordo di mi maggiore.
Sotto il profilo formale si evidenzia una commistione tra la struttura “a ritornello” e uno schema ABA’ derivato dall’aria “col da capo”, con l’inserimento di una breve cadenza in tempo di adagio del violino solo che anticipa il ritorno della prima sezione. Il secondo tempo, “Adagio - sempre piano”) ripropone una tecnica già evidenziata nel tempo omonimo del primo concerto, ossia con un disegno quasi ostinato del basso continuo, ripetuto stroficamente e caratterizzato da un modo ondulatorio che ricade continuamente su una nota, al quale si sovrappone (con l’eccezione delle battute iniziali e conclusive) una linea ornata del violino, cantabile e intensamente espressiva (nella foto Anne-Sophie Mutter).
Il finale, di grande trasparenza, applica con regolarità assoluta il principio del ritornello, affidandosi interamente all’impulso ritmico, senza l’aggiunta di complicazioni contrappuntistiche. Un concerto, quello in mi maggiore, che preclude quasi a quello maggiormente effervescente e virtuosistico, rappresentato dal concerto per due violini e archi in re minore BWV 1043, che affronteremo nella prossima parte (nella foto i bravissimi Trondheim Soloists).

Andrea Bedetti








