Una perfetta dimostrazione di quanto è stato precedentemente enunciato sui meccanismi compositivi concertistici di Vivaldi, può essere ravvisato nella celeberrima raccolta di dodici concerti per violino e archi dal titolo “Il cimento dell’Armonia e dell’Inventione” op. 8 (di cui vediamo il frontespizio dell’edizione originale), pubblicata ad Amsterdam nel 1725, di cui i primi quattro sono da tutti conosciuti come “Le Quattro Stagioni”. Al di là di queste famose (e fin troppo abusate) composizioni, la nostra attenzione va focalizzata su quattro di questi concerti, il n. 7 in re minore, il n. 8 in sol minore, il n. 9 in re minore e il n. 10 in si bemolle maggiore, che porta il titolo di “La Caccia”.
Ciò che colpisce in questi concerti, è la capacità di Vivaldi (che vediamo nella celebre caricatura di Pier Leone Ghezzi, disegnata nel 1723) di rendere sempre più emancipata la figura del violino solista, in grado di assumere un ruolo decisamente primario rispetto ai timidi e titubanti tentativi di Giuseppe Torelli nei tre concerti solistici presenti nella raccolta dei “Concerti musicali” op. 6, di cui abbiamo già detto. È sufficiente ascoltare l’intero concerto in sol minore, in cui il violino solista si sgancia d’acchito dal tema orchestrale per elaborare una propria tessitura, che poi si riallaccia con la ripresa orchestrale. Da notare, come i tempi lenti di Vivaldi (il “Largo” del suddetto concerto e l’“Adagio” del concerto “La Caccia”) assumano un carattere cameristico, con il violino che viene accompagnato da un basso continuo particolarmente elaborato o dal pizzicato degli archi, come nel “Largo” del concerto n. 7, che riecheggia l’omonimo tempo del concerto “L’Inverno” delle “Quattro Stagioni”.
Un altro aspetto interessante è come Vivaldi abbini, di concerto in concerto, il ruolo dell’accompagnamento del basso continuo (soprattutto nei tempi veloci) a strumenti come l’arciliuto, la chitarra barocca, il clavicembalo (quest’ultimo negli allegri finali), senza dimenticare l’uso dell’organo portativo. Un’edizione di riferimento, per ciò che riguarda “Il cimento dell’Armonia e dell’Inventione”, in chiave squisitamente filologica, senza il raddoppio delle prime parti, è quella pubblicata dalla Brilliant Classics (nella foto), con l’ottima interpretazione de “La Magnifica Comunità” e del primo violino, Enrico Casazza. La compagine padovana riesce a esprimere un suono più che coinvolgente, grazie ad attacchi precisi e a un fraseggio che restituisce la brillantezza timbrica del linguaggio musicale vivaldiano e con Casazza che non esaspera il virtuosismo dello strumento, ma elabora compiutamente una tessitura che esalta lo sviluppo evolutivo del solista in chiave storica.
Ma a Vivaldi già stava guardando il sommo Johann Sebastian Bach, come vedremo nella prossima parte.

Andrea Bedetti








