Bernstein, ossia la duplice ragione

Il fascino di ciò che è in continuo mutamento, che fluttua e che si cangia nell’atto di interpretare, veicolare e manifestare la musica.

La copertina del libro Zecchini6Il fascino di ciò che è in continuo mutamento, che fluttua e che si cangia nell’atto di interpretare, veicolare e manifestare la musica. In fondo, Leonard Bernstein, il vulcanico e irrequieto direttore, pianista e compositore statunitense, nato a Lawrence nel 1918 e morto a New York nel 1990, è stato semplicemente e abissalmente tutto ciò. Non c’è quindi da chiedersi il motivo per il quale Alessandro Zignani, autore di un’accurata e attenta biografia di “Lenny”, pubblicata nella collana “Grandi direttori” di Zecchini Editore, abbia voluto sottotitolarla “Un’anima divisa in due”.

Il grande direttore americanoLa complessità del suo approccio direttoriale, la fervente attività di pedagogo e divulgatore musicale, la dimensione mai sminuita della sua produzione compositiva, la promiscuità della sua visione artistica, l’annosa e devastante riflessione sulla sua omosessualità (in ciò così simile a quella di una altro grande direttore del Novecento, Dimitri Mitropoulos), hanno fatto della vita e dell’opera di Bernstein (nella foto) un poliedro dalle mille sfaccettature che, però, possono essere appunto riassunte, agglomerate in due posizioni precipue e irrinunciabili: votato a un ideale di perfezione e, allo stesso, attratto da un lassismo creativo. Intriso dalla volontà degli opposti, Bernstein è stato il tutto e il contrario di quel tutto.

Sono appunto questi sentieri repulsivi, queste comunanze che si trasformano in necessità che ammiccano agli antipodi, a essere sviluppati nell’ampia biografia di Zignani, così attenta a restituire l’uomo attraverso l’artista e viceversa. Perché solo mediante l’uomo Bernstein possiamo comprendere la sua capacità di creare capolavori sinfonici e orchestrali sull’onda della sua conoscenza cabalistica e, allo stesso tempo, di sfornare musical nel più squisito spirito yankee. Ed è attraverso l’artista Bernstein che siamo forse in grado di giungere a capo di quella personalità così sfuggente che lo rese protagonista di scelte coraggiose e assolute, di sposare una donna, Felicia Montealegre, avere da lei tre figli, pur essendo un omosessuale. Tutti questi aspetti, artistici e umani, sono delineati dall’autore come una scala da affrontare gradino per gradino, onde evitare di essere colti dalle vertigini, che sopraggiungono inevitabili di fronte a tali altezze esistenziali. Cosa che permette al lettore, alla fine di quest’ascesa, di sporgersi dall’alto di Bernstein, senza paura di cedere all’abisso dell’apparenza e del fraintendimento.

Alessandro Zignani “Leonard Bernstein - Un’anima divisa in due”, Zecchini Editore, pp. 287, euro 20,00

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