La voce contemporanea di Marjorie Wright

Il Novecento è stato fecondo di voci femminili che hanno contrassegnato la musica contemporanea.

La copertina del libro Zecchini4Il Novecento è stato assai fecondo di grandi voci femminili che hanno contrassegnato la musica contemporanea, dalla leggendaria Lotte Lenya che, oltre ad avere sposato per due volte Kurt Weill, ne è stata anche la più celebre interprete delle sue opere, a cominciare dall’”Opera da tre soldi”, fino a Cathy Berberian, a sua volta consorte di Luciano Berio (come si può dimenticare il suo repertorio che spaziava da Monteverdi ai Beatles?), a Dorothy Dorow e, soprattutto, a quella che può essere considerata la vestale della nuova musica del secolo scorso, l’irlandese Marjorie Wright, nata nel 1934.

In una scena di "Elegy for young lovers"Marjorie Wright è stata la protagonista di un periodo fecondo della musica contemporanea, svolgendo la propria carriera di mezzosoprano prevalentemente nel nostro Paese, calcando, tra l’altro, i palcoscenici della Scala, della Fenice, del Teatro Regio di Torino (nella foto la vediamo in una scena di “Elegy for young lovers” di Hans Werner Henze) e del Teatro Massimo di Palermo, impegnata in lavori di Dallapiccola, Sciarrino, Stockhausen, Stravinskij, concentrando la propria attività negli anni Sessanta e Settanta. Eppure, nonostante la sua importanza nel panorama musicale italiano, il nostro Paese l’ha ripagata costringendola a fare le valige e fare ritorno in Inghilterra, dove per sopravvivere fu costretta perfino a fare la commessa da Harrods. E tanto per ribadire il concetto, basta dare un’occhiata al nostrano Dizionario della Musica e dei Musicisti, per rendersi conto che il suo nome è stato bellamente “dimenticato”.

Con la regina madre d'InghilterraPerò, Marjorie (nella foto premiata dalla regina madre d’Inghilterra) non si è mai data per vinta e negli ultimi anni si è trasformata in una scrittrice dal piglio mordace e caustico. Così, nel 2007 ha pubblicato quella che possiamo definire una sorta di autobiografia, intitolata “The rise and Fall of a La Scala Diva”, nella quale ha tratteggiato i punti salienti di una carriera musicale a dir poco irripetibile, al centro dei dibattiti, degli scandali, delle incomprensioni scatenati dalla musica contemporanea e dai suoi fedeli paladini, sorti principalmente dalla scuola di Darmstadt. Ora, quel libro è stato fortunatamente tradotto in italiano dal benemerito Zecchini Editore, con il titolo “La Wright - Una cantante fuori dal comune”, una lettura immancabile per coloro che amano la musica lirica contemporanea e per chi vuole avere, di prima mano, un resoconto e una testimonianza imprescindibili di un periodo storico in cui arte, musica, ideologia politica, invidie, gelosie, tradimenti (la stessa Marjorie ne sa qualcosa) diedero vita a un mix davvero unico nel nostro Paese.

Marjorie Wright “La Wright - Una cantante fuori dal comune”, Zecchini Editore, pp. VIII+208, euro 20,00

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