Mitsuko Uchida interpreta Mozart

In quel meraviglioso crogiuolo che sono i concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, spiccano sicuramente il n. 23 K. 488 e il n. 24 K. 491, composti entrambi nel marzo del 1786 dal genio salisburghese.

La copertina del cd Decca11In quel meraviglioso crogiuolo che sono i concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, spiccano sicuramente il n. 23 K. 488 e il n. 24 K. 491, composti entrambi nel marzo del 1786 dal genio salisburghese. Ma, sebbene così ravvicinati, risultano all’ascolto letteralmente agli antipodi: infatti, se il primo, in la maggiore, può essere definito solare, leggero, a tratti perfino gioioso (ne fa fede l’“Allegro assai” conclusivo), il secondo, in do minore (una tonalità che per Mozart aveva il sentore della mestizia) incarna sicuramente una delle composizioni più tragiche e grandiose mai create dal sommo compositore austriaco.

Il sommo genio salisburgheseIl concerto n. 23, lungi dall’appartenere all’imperante genere galante o a quello in cui primeggiavano i colori marziali, così di moda a quell’epoca, è una pagina, soprattutto grazie al celeberrimo “Adagio”, tra le più intime e felici di Mozart (che vediamo nel ritratto), ricca di un’invenzione tematica fertile e prodigiosamente espressiva. Ciò che colpisce in questo concerto è la contrapposizione tra il già citato “Adagio”, nell’insolita tonalità del fa diesis minore, e l’“Allegro assai” finale, straordinario nella sua vivacità, eppure classicamente misurato, capace di esprimere un equilibrio timbrico che rasenta la perfezione.

La compagine orchestrale americana1Al contrario, il concerto K. 491, inserito da Mozart nel suo catalogo appena tre settimane dopo il concerto K. 488, è in assoluto, come si è già accennato, una delle pagine più tragiche e più profonde di tutta la produzione del genio salisburghese. Espressione di un’imponente orchestra, la più ampia mai utilizzata da Mozart in ambito concertistico, questa composizione rappresenta pur tuttavia un perfetto esempio d’integrazione tra strumento solista e orchestrazione. Il primo tempo è una delle pagine più ricche in fatto di ricchezza dei contrasti, della profondità degli sviluppi, della qualità stessa delle idee tematiche, straordinariamente così prebeethoveniane. Anche il “Larghetto” centrale non abbandona gli scorci oscuri e inquietanti che hanno caratterizzato l’“Allegro” iniziale, così come l’“Allegretto” finale, nel quale la materia musicale scorre inarrestabile, rinunciando alla tradizionale e consolatoria conclusione in tonalità maggiore.

La pianista giapponeseQuesti due concerti, capisaldi della letteratura pianistica, sono stati registrati recentemente per l’etichetta Decca dalla pianista giapponese Mitsuko Uchida (che vediamo nella foto a fianco), un punto di riferimento del pianoforte mozartiano che, oltre ad eseguirli, li ha anche diretti alla testa della Cleveland Orchestra. Un binomio che ha dato i suoi frutti, visto che unisce un’interprete capace di evidenziare sia la levità del concerto K. 488, sia la tragica drammaticità del concerto K. 491 con un tocco sempre aderente, preciso, riflessivo, forse a tratti fin troppo lento, a una compagine orchestrale che non cessa mai di dialogare splendidamente con la Uchida (semplicemente superlativa la prova dei fiati, così importanti in entrambi i concerti). Anche la registrazione, avvenuta dal vivo nel dicembre dello scorso anno alla Severance Hall di Cleveland (nella foto in alto), è decisamente buona, visto che permette di ascoltare il pianoforte calato nell’orchestra e non perniciosamente avanzato, proprio per restituire un’immagine più raccolta, più omogenea del suono, in cui il timbro pianistico si stempera adeguatamente nei colori orchestrali.

Wolfgang Amadeus Mozart “Concerti per pianoforte n. 23 & n. 24”, Mitsuko Uchida - Cleveland Orchestra, Decca, 1 cd, tempo totale: 59,49 (distribuito in Italia da Universal Music Italia)

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