Il Rachmaninov operistico

Ci sono compositori che faticano ancora per essere ammessi nel Pantheon che raccoglie i grandi della storia della musica.

La copertina del cd della ChandosCi sono compositori che faticano ancora per essere ammessi nel Pantheon che raccoglie i grandi della storia della musica. Tra essi, sicuramente c’è Sergej Vasil’evič Rachmaninov, la cui figura e opera restano tuttora confinate nel purgatorio artistico, in quanto considerate espressione di una cultura salottiera, fonte di una visione e mentalità appartenenti a una concezione retrò, visto che il compositore russo, d’origine aristocratica, fuggito dapprima in Europa e poi negli Stati Uniti all’insorgere della rivoluzione bolscevica, rimase per sempre vincolato, fedele al “passatista” linguaggio tonale, ultimo paladino e discepolo della tradizione čajkovskijana, in un’epoca dove ormai le avanguardie e l’irruzione dodecafonica l’avevano spazzata via.

Il grande compositore russoE se Rachmaninov (che vediamo nella foto a fianco) non ha trovato ancora posto nell’empireo dei sommi è anche perché di lui ascoltiamo quasi sempre le solite cose, a cominciare dai quattro concerti pianistici alle pagine cameristiche per pianoforte, fino alle composizioni sinfoniche, tralasciando, purtroppo, il repertorio di musica sacra (a cominciare da quella splendida opera che è la “Liturgia di San Giovanni Crisostomo”, per proseguire con la “Messa Vespertina”) e, soprattutto, quello operistico, che vanta autentici gioielli come la “Francesca da Rimini” e “Il cavaliere avaro”. Due opere, queste, che sono state recentemente registrate dal direttore italiano Gianandrea Noseda, alla testa della BBC Philharmonic e dei BBC Singers (per ciò che riguarda la prima) e pubblicate dall’etichetta discografica britannica Chandos.

Il leggendario basso russoL’idea di scrivere un’opera basata sulla vicenda di Francesca da Rimini fu suggerita a Rachmaninov da Modest Čajkovskij, il fratello di Pëtr Il’ič, il cui poema sinfonico omonimo è sicuramente più conosciuto. Quest’opera, basata sul libretto dello stesso fratello di Pëtr Čajkovskij, avrebbe dovuto essere molto più lunga e articolata, ma la sua stesura fu interrotta quando Rachmaninov fu nominato, nel 1904, direttore al Teatro Bol’šoj di Mosca. In quello stesso periodo, Rachmaninov cominciò a lavorare anche a un’altra opera lirica, “Il cavaliere avaro”, prevista in un atto (come del resto avvenne anche per la “Francesca da Rimini”). Per quanto riguarda quest’ultima composizione, il ruolo di Lanceotto Malatesta Rachmaninov lo aveva originariamente destinato al leggendario basso Fëdor Ivanovič Šaljapin (nella foto), che già aveva interpretato Aleko nell’opera omonima del compositore russo, ma che ebbe modo di cantarne solo nel 1907 la seconda scena.

La copertina del cd della Chandos1Se la “Francesca da Rimini” riprende in buona parte la celebre pagina dantesca, l’altra opera, “Il cavaliere avaro”, come del resto “Il convitato di pietra” di Aleksandr Dargomyžškij, “Mozart e Salieri” di Nikolaj Rimskij-Korsakov e “Il festino durante la peste” di César Antonovič Cui, è tratto dalle cosiddette “piccole tragedie” di Aleksandr Puškin. L’opera fu composta quasi contemporaneamente alla “Francesca da Rimini”. Un ricchissimo, anziano e crudele barone, detto il “cavaliere avaro”, rimproverando al figlio Albert la sua vita dissoluta, rifiuta di prestargli dei soldi. Un usuraio ebreo consiglia ad Albert di avvelenare il padre per ottenerne l’eredità, ma il giovane respinge la proposta e si rivolge al duca perché lo aiuti. Il duca convoca l’anziano barone perché si riappacifichi con Albert, ma l’incontro degenera e il barone sfida a duello il figlio. Sconvolto dalla lite e dal disprezzo che il duca gli manifesta, il barone resta ucciso da un infarto. Caratteristica dell’opera è quella di prevedere, oltre all’assenza del coro, solo voci maschili per i cinque personaggi e il suo maggiore pregio è nella grande capacità di caratterizzazione psicologica delle figure del barone (ricordiamoci che la parte avrebbe dovuto essere cantata da Šaljapin) e dell’usuraio.

Il direttore d'orchestra milaneseSplendidamente equilibrate, affrescate con rapide pennellate timbriche da Rachmaninov, queste due opere in un atto non solo vengono raramente proposte sui palcoscenici teatrali internazionali, ma vantano anche un’esigua discografia. Da attento e scrupoloso interprete della musica russa, il direttore milanese Gianandrea Noseda (che vediamo nella foto) ci consegna due esecuzioni che entrano di diritto quali registrazioni di riferimento. Coadiuvato da notevoli cantanti di madre lingua (da rimarcare le interpretazioni di Misha Didyk, nel ruolo di Paolo, e di Svetla Vassileva, in quello di Francesca, nella “Francesca da Rimini”, e di Ildar Abdrazakov, nella parte del barone, e di Sergej Murzaev, nel ruolo del duca, nel “Cavaliere avaro”), Noseda, è stato capace di restituire, grazie all’ammirevole duttilità della BBC Philharmonic, le debite sfumature timbriche, i giusti colori dinamici, così necessari per tratteggiare gli aspetti psicologici dei vari personaggi. Ottima, come da tradizione per la Chandos, la registrazione effettuata dai suoi tecnici.

Sergej Vasil’evič Rachmaninov “Francesca da Rimini” Gennadij Bezzubenkov - Evgenij Akimov - Sergej Murzaev - Svetla Vassileva - Misha Didyk - Gianandrea Noseda - BBC Singers - BBC Philharmonic, Chandos, 1 cd, tempo totale: 64,41 (distribuito in Italia da Sound and Music Srl)

Sergej Vasil’evič Rachmaninov “Il cavaliere avaro” Ildar Abdrazakov - Misha Didyk - Sergej Murzaev - Peter Bronder - Gennadij Bezzubenkov - Gianandrea Noseda - BBC Philharmonic, Chandos, 1 cd, tempo totale: 59,04 (distribuito in Italia da Sound and Music Srl)

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