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Un’interpretazione controversa

A volte presentare, recensire, valutare un’esecuzione vocale o strumentale assume i connotati di un dovere, più che di un piacere.

La copertina del cd Decca13A volte presentare, recensire, valutare un’esecuzione vocale o strumentale assume i connotati di un dovere, più che di un piacere. Perché occuparsi di arte, di musica, d’interpretazioni, più che un lavoro, una dimensione “militante”, rappresenta indubbiamente un piacere, fare in modo di aderire la sensibilità personale con la ricchezza ermeneutica che un artista, un interprete offrono a chi intende recepire il loro messaggio, la loro visione artistica. Ma, come si è accennato all’inizio, a volte tale piacere lascia campo al più prosaico dovere, perché ciò che si è ascoltato, ciò che si è valutato non ha espresso un valore positivo, gradevole, interessante. E il critico, l’esperto, il recensore, chiunque esso sia, si trova inevitabilmente in imbarazzo.

Il tenore bavarese1Lo stesso imbarazzo che, a mio avviso, si prova dopo aver ascoltato il recital del tenore tedesco Jonas Kaufmann (che vediamo nella foto), intitolato “Sehnsucht” e pubblicato dall’etichetta discografica Decca, considerato da molti uno dei tre “meravigliosi tenori” attuali, insieme con Rolando Villazón e Juan Diego Florez, coloro che nel cuore e nella fantasia del grande pubblico hanno preso il posto di Luciano Pavarotti, José Carreras e Placido Domingo. Beh, se questo è indubbiamente valido per il peruviano Florez (considerato a ragione il più grande interprete del repertorio rossiniano), sia su Villazón (a proposito del quale ammetto di essere stato in un recente passato fin troppo buono), sia su Kaufmann, nutro alcune riserve.

Il grande direttore d'orchestra italiano3Sia ben chiaro, il tenore bavarese è un buon cantante, se riferito a un certo panorama attuale, ma se, come vuole dimostrare Kaufmann con il repertorio presentato in questo disco, diretto da Claudio Abbado (nella foto) alla testa della Mahler Chamber Orchestra, di essere in grado di riassumere in sé il ruolo dell’Heldentenor per eccellenza, allora il discorso cambia, fatti debiti paragoni con un certo passato, quello sì davvero “eroico”. D’accordo, fare paragoni, in ambito critico e artistico, può essere un brutto difetto, ma a volte necessario per inquadrare meglio le scelte fatte da Kaufmann in questo disco, in cui presenta arie del grande repertorio tedesco, dal Tamino di mozartiana memoria, passando attraverso il Florestano beethoveniano, fino ai grandi personaggi wagneriani di Lohengrin, Siegmund e Parsifal. Restando con i piedi per terra, ossia basandoci sul presente, le arie più convincenti del disco (ottimamente, e ci mancherebbe, diretta da Abbado, con la validissima compagine orchestrale di cui è mentore), sono quelle wagneriane, a cominciare da quelle di Lohengrin, “Im fernem Land” e “Mein lieber Schwan”, dove il chiaroscuro di Kaufmann gli permette di sfoderare un timbro caldo, rotondo, mirabile nel registro centrale e in cui intelligentemente non cerca di sforzare gli acuti (Kaufmann non è Tauber). Anche con Parsifal, in “Amfortas! - Die Wunde!” e “Nur eine Waffe taugt” il tenore di Monaco di Baviera riesce a ricreare un equilibrio in cui privilegia le sfumature stilistiche a un declamato stentoreo, come invece vorrebbero i wagneriani vecchia maniera.

Le cose, invece, vanno un po’ meno bene quando Kaufmann affronta Tamino e Florestano, oltre al Fierrabras e all’Alfonso schubertiani. Se nelle arie mozartiane “Dies Bildnis ist bezaubernd schön” e “Die Weisheitslehre dieser Knaben… Wie stark ist nicht dein Zauberton”, in quella di Fierrabras “Was quälst du mich, o Miβgeschick!… In tiefbewegter Brust” e in quella di Alfonso “Schon wenn es beginnt zu tagen”, il tenore tedesco se la cava grazie a una certa capacità stilistica (nonostante la tecnica della respirazione a volte lo ostacoli), i problemi si manifestano con “Gott! Welch Dunkel hier!” di Florestano, autentico banco di prova per ogni cantante che si rispetti, per via del fatto che si tratta di un brano realmente ostico, creato da un Beethoven che di voci, indubbiamente, non era avvezzo come con gli strumenti musicali. Ottima, come al solito, la registrazione effettuata dai tecnici della Decca.

Mozart - Schubert - Beethoven - Wagner “Sehnsucht” Josef Kaufmann - Margarete Joswig - Michael Volle - Claudio Abbado - Coro del Teatro Regio di Parma - Mahler Chamber Orchestra, Decca, 1 cd, tempo totale: 69,02 (distribuito in Italia da Universal Music Italia