Un altro grande rappresentante della scuola violinistica italiana del XVIII secolo è stato Pietro Antonio Locatelli (nel ritratto a fianco), nato a Bergamo nel 1695 e morto ad Amsterdam nel 1764. La sua importanza risiede principalmente nell’opera di approfondimento che egli condusse nel campo del concerto grosso e, soprattutto, in quello concertistico. Per ciò che riguarda i suoi concerti per violino (Locatelli stesso fu un virtuoso di questo strumento musicale), egli mantenne la tradizionale scrittura dei violini in quattro parti, come si può evincere dalla sua raccolta più celebre, “L’arte del violino” Op. 3, pubblicata ad Amsterdam nel 1733, che contiene dodici concerti per violino solista con ventiquattro capricci ad libitum destinati allo stesso strumento.
Da parte sua, Giovanni Battista Viotti, nato a Fontanetto Po, vicino a Vercelli, nel 1755 e morto a Londra nel 1824, rappresenta il passaggio, da parte della scuola violinistica italiana, da una visione classica a quella squisitamente preromantica. Ne fanno fede i suoi ventinove concerti per violino, a cominciare dal primo, che nella catalogazione porta il numero tre, composto nel 1781, quando Viotti (che vediamo nel ritratto) era impegnato nelle prime tournées concertistiche europee con l’amico e maestro Gaetano Pugnani. Questo concerto, come quelli della fase iniziale, mostrano ancora un legame assai stretto con il cosmopolitismo dello stile galante, che si era sviluppato a Parigi nella seconda metà del XVIII secolo.
Stabilitosi a Parigi, dapprima quale insegnante di musica dell’imperatrice Maria Antonietta a Versailles e poi in veste di direttore del Théâtre Feydeau, Viotti ebbe modo di ampliare le proprie conoscenze musicali, abbandonando progressivamente lo stile galante per appropriarsi dell’incipiente clima preromantico, influenzato in tal senso da violinisti francesi quali Pierre Rode e Joseph Kreutzer (quest’ultimo nel ritratto) e dal tedesco Louis Spohr. Trasferitosi a Londra nel 1792, Viotti manifestò, con l’ultima parte della produzione concertistica, di avere raggiunto la piena maturità stilistica. Sotto l’influenza delle composizioni sinfoniche di Haydn, il compositore piemontese elaborò una maggiore ricchezza nell’orchestrazione, oltre ad accentuare un notevole lirismo soprattutto nella parte solistica, dando vita a concerti ormai pienamente corrispondenti ai canoni compositivi del primo Ottocento. Per avere un’idea dello stile compositivo di Viotti, si può ascoltare la notevole registrazione integrale, portata avanti dal violinista Franco Mezzena, alla testa dei componenti della Symphonia Perusina, registrata per l’etichetta discografica Dynamic. Ora, è la volta di affontare la scuola violinistica francese, a partire dal cavaliere di Saint-Georges, come si vedrà nella prossima parte.

Andrea Bedetti








