Tutta la produzione quartettistica per archi di György Ligeti, uno dei maestri assoluti del secondo Novecento, è concentrata in due opere, nel primo quartetto, composto tra il 1953 e il 1954, due anni prima che il compositore ungherese lasciasse la sua patria, in occasione della rivolta popolare soffocata nel sangue pochi giorni dopo dai carri armati sovietici, e nel secondo quartetto, scritto nel 1968, quando ormai il musicista viveva da tempo in Occidente. La produzione per questo genere cameristico è completata dall’“Andante e Allegretto”, composto da Ligeti nel 1950, fresco dagli studi effettuati dapprima al Conservatorio di Cluj e poi all’Accademia Franz Liszt di Budapest. Ora, queste composizioni sono state racchiuse in un compact disc pubblicato dalla Naxos e interpretate magistralmente dai giovani componenti del Parker Quartet.
Se il primo quartetto risente ancora della lezione di Béla Bartók, con evidenti richiami a temi folkloristici e a una tessitura in cui le idee proposte dai quattro strumenti ad arco manifestano ancora una loro omogeneità stilistica, specialmente quando suonano all’unisono, il secondo quartetto, composto quattordici anni più tardi da Ligeti (che vediamo nella foto), appartiene già ad una fase successiva, nella quale la frammentazione tematica si sussegue nella inevitabile disintegrazione di ogni rapporto e dialogo tra i solisti. Mirabile, a tale proposito, è il tempo “Come un meccanismo di precisione”, con gli strumenti che riescono a dialogare esclusivamente in virtù di un allucinato pizzicato, chiaro richiamo al “Poème Symphonique”, composto tre anni prima dal musicista ungherese per cento metronomi.
L’“Andante e Allegretto” che chiude il disco della Naxos ha, più che altro, un valore storico, in quanto rappresenta un’opera che Ligeti scrisse quando ancora si trovava sotto il minaccioso tallone del socialismo reale, che non vedeva certo di buon occhio composizioni in odor di sperimentazione, anche se nell’“Allegretto quasi capriccioso” Ligeti ebbe modo di accennare sviluppi dissonantici, che già facevano prefigurare quanto avrebbe poi composto negli anni a venire. L’interpretazione del giovane quartetto statunitense è a dir poco coinvolgente e trascinante. Di fronte a partiture d’indubbia difficoltà (soprattutto quella del secondo quartetto), il Parker Quartet (nella foto) è stato capace di evidenziare, con un affiatamento e sfumature timbriche davvero magistrali, tutta l’ardua bellezza e complessità di queste opere. Un’esecuzione, la loro, che rappresenta un punto di riferimento dei quartetti di Ligeti. Buona anche la presa sonora della registrazione, effettuata nella chiesa di Sant’Anna a Toronto.
György Ligeti “Quartetti per archi” Parker Quartet, Naxos, 1 cd, tempo totale: 55,44 (distribuito da Ducale Snc)

Andrea Bedetti








