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Kurt Roger, un compositore in controtendenza

La rivoluzione musicale apportata dall’atonalità, dalla dodecafonia e, dopo il secondo conflitto mondiale, dall’avvento della Scuola di Darmstadt, non fu recepita da tutti i compositori che ebbero modo di operare nel corso del Novecento.

La copertina del cd Naxos14La rivoluzione musicale apportata dall’atonalità, dalla dodecafonia e, dopo il secondo conflitto mondiale, dall’avvento della Scuola di Darmstadt, non fu recepita da tutti i compositori che ebbero modo di operare nel corso del Novecento. Tra i diversi musicisti che rimasero, in un certo qual modo, fedeli al sistema tonale, sebbene spinto fino ai limiti della sua espressione compiuta, ci fu anche il compositore austriaco Kurt Roger, nato nel 1895 e morto nel 1966. Come altri colleghi, con l’Anschluss, ossia l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, Roger (allievo, tra l’altro, di Arnold Schönberg) fu costretto a emigrare negli Stati Uniti, dove rimase nel corso della guerra, anche se poi, a partire dall’inizio degli anni Cinquanta, tornò spesso in Europa per tenere corsi di insegnamento, master e concerti.

Il compositore austriaco2Ora, l’etichetta discografica Naxos ha pubblicato un disco che raccoglie quattro composizioni da camera di Roger, il Quintetto per clarinetto, due violini, viola e violoncello op. 116, la Sonata per pianoforte op. 43, il Trio per violino, violoncello e pianoforte op. 77 e le Variazioni su un’aria irlandese per flauto, violoncello e pianoforte op. 58, eseguite da vari interpreti, tra i quali si segnalano il “Gould Piano Trio”, il clarinettista Robert Plane e la flautista Emily Beynon. Attraverso queste opere, si può avere un’idea di come Roger (che vediamo nella foto) sia rimasto fedele a una dimensione musicale distante anni luce dall’incalzare delle avanguardie e della sperimentazione. Se la sonata pianistica, composta nel 1943, rimanda a sonorità, a timbri, a visioni che si riallacciano d’acchito a quanto Debussy aveva composto al sorgere del nuovo secolo, il trio, scritto dieci anni più tardi, non si discosta dalle tipiche forme che hanno avuto origine dal Classicismo viennese, sulle quali poi i giganti romantici dell’Ottocento costruirono i loro monumenti, come Schubert, Mendelssohn e Brahms.

Il trio cameristico ingleseDa questi retaggi del profondo passato si distacca leggermente il Quintetto per clarinetto, composto da Roger pochi mesi prima della morte, in cui aspetti dissonantici e arditi contrappunti, oltre a interessanti giochi timbrici evidenziati dallo strumento a fiato alternativamente con i violini da una parte e con la viola e il violoncello dall’altra, fanno di questa composizione sicuramente la più stimolante e riuscita di tutto il disco, anche se rimandano a quanto già presentato da altri musicisti, a cominciare da Alexander von Zemlinsky. Al contrario, le Variazioni per flauto non rivestono un particolare interesse, in quanto prive di spunti e, alla lunga, anche alquanto noiose. Buona l’esecuzione dei vari interpreti, a cominciare dalla violinista Lucy Gould, dalla violoncellista Alice Neary e dal pianista Benjamin Frith (che formano il Gould Piano Trio, nella foto), autori di un’ottima interpretazione del trio, così come del quintetto, ben coadiuvati dal clarinetto di Robert Plane e dalla viola di David Adams. Buona anche la qualità tecnica della registrazione.

Kurt Roger “Musica da camera”, Gould Piano Trio - Robert Plane - Emily Beynon - David Adams - Mia Cooper, Naxos, 1 cd, tempo totale: 75,26 (distribuito in Italia da Ducale Snc)