Come altri compositori tra il XVII e il XVIII secolo, anche Mozart ebbe modo di scrivere opere per le voci dei castrati, ossia per quei cantanti con voci di soprano e contralto, ottenute mediante una pratica in uso a quel tempo, quella della castrazione, effettuata prima della pubertà. Quello dei castrati o, come furono definiti all’epoca, “musici” o “evirati cantori”, rappresenta uno dei capitoli più affascinanti, ma anche più crudeli, della storia della musica, che prende le mosse nella seconda metà del XVI secolo quando, seguendo alla lettera il passo della lettera ai Corinzi di Paolo di Tarso, dove si diceva che bisognava che le donne in chiesa restassero in silenzio, le autorità ecclesiastiche imposero che nella cappella Sistina e nelle chiese fossero solo gli uomini a cantare, anche le parti con i registri più acuti, riservati esclusivamente alle ugole femminili.
Ma le voci dei castrati, ben presto, presero a cantare anche sui palcoscenici e non solo nelle chiese, al punto che già all’inizio del XVII secolo, ruoli destinati a loro furono riservati fin dalle prime opere liriche, a cominciare da quelle di Monteverdi. Dotati di un’estensione vocale fuori dal normale e di una capacità di emissione incredibile, vantando polmoni da uomini, nel giro di pochi decenni gli “evirati cantori” divennero le vere stelle, gli eroi del nascente mondo lirico, con autentici divi quali Farinelli (al quale nel 1994 è stato dedicato un film diretto dal regista belga Gérard Corbiau, come si vede nella foto), Senesino e Guadagni che, oltre a cantare in opere appositamente composte per loro da Händel, Gluck e Mozart, riuscirono a strappare compensi stratosferici agli impresari dell’epoca.
I musicologi e gli storici della musica si sono sempre chiesti come fossero le voci dei castrati e che tipo di emissione avessero, rappresentando un ibrido tra un’estensione tenorile e un registro da soprano, mezzosoprano o contralto. Anche se esistono delle registrazioni della voce dell’ultimo castrato della storia della musica, Alessandro Moreschi, morto nel 1922, queste domande sono destinate inevitabilmente a restare senza risposta. Si può avere, però, un’idea di che cosa fossero e del fascino che suscitarono sul pubblico del loro tempo, grazie a una figura di cantante che ha preso sempre più piede oggigiorno, soprattutto con la proliferazione dello studio e delle ricerche filologiche in musica, quella del sopranista. Come nel caso del giovane, fenomeno americano Michael Maniaci (che vediamo nella foto), che vanta un registro da soprano, senza usare il falsetto.
Questo straordinario sopranista è il protagonista di un compact disc, pubblicato dall’etichetta discografica statunitense Telarc, nel quale canta alcune arie di opere mozartiane, dedicate dal sommo genio salisburghese proprio ad alcuni castrati della sua epoca. Andiamo a parlare di questo disco nella prossima parte.

Andrea Bedetti








